UNIONE EUROPEA
Relazione annuale sulla situazione del processo di allargamento
Nonostante le difficoltà attuali, l’Unione europea continua a credere nel processo di allargamento. La Croazia ha già un piede nella “casa comune”, la mano resta protesa verso gli Stati balcanici, con la Serbia che intravede lo status di Paese candidato. E se l’ingresso della piccola Islanda è dato per scontato, la grande Turchia rallenta – o forse ferma – la sua rincorsa all’adesione. Sul piano dei negoziati è soprattutto la Commissione a mantenere la prospettiva di ingrandire i confini, benché questo comporti nuovi interrogativi sulla geografia e sull’identità dell’Ue. Per un’Europa più stabile. L’Esecutivo Barroso ha reso note il 12 ottobre una serie di relazioni annuali, ciascuna dedicata a un Paese candidato (sono cinque gli Stati che hanno sinora ottenuto tale riconoscimento), potenzialmente candidato (la regione dei Balcani occidentali), oppure semplicemente “vicino di pianerottolo” (la Bosnia-Erzegovina, che non ha fatto domanda ufficiale di adesione). I giochi sono chiusi con la Croazia: completati i negoziati e soddisfatti i criteri per l’adesione, sarà il ventottesimo Stato membro a partire dal 1° luglio 2013. La Commissione chiede poi al Consiglio e al Parlamento Ue – che hanno voce in capitolo su queste decisioni – di avviare i negoziati con il Montenegro (candidato dal 2010 ma finora in stand by) e di riconoscere alla Serbia la condizione di candidato. Inutile nascondere che la prospettiva dell’allargamento, che trova il sostegno di un’ampia parte (non certo la totalità) dell’Europarlamento, preoccupa molti leader nazionali dei 27, temendo di dover pagare conti troppo salati per aiutare i candidati ad avvicinarsi agli standard comunitari. Eppure, presentando le relazioni annuali, il commissario all’allargamento Stefan Füle ha commentato: “Le raccomandazioni per il Montenegro e la Serbia dimostrano che il processo di allargamento favorisce le riforme nei Paesi interessati e contribuisce a creare un’Europa più stabile e prospera”. È la linea da sempre intrapresa dalla Commissione, fin dai tempi del grande allargamento a est. Il commissario Füle ha aggiunto: “Il potere del processo di allargamento di operare trasformazioni invia un forte messaggio di speranza in un momento così difficile, sia per gli Stati membri dell’Ue che per i Paesi dell’allargamento”.Balcani: pro e contro. Dunque nell’anno in cui la Croazia ha avuto il via libera per l’adesione, “sono stati compiuti – afferma la Commissione – progressi anche nel resto dei Balcani occidentali”. L’arresto degli ultimi due ricercati dal Tribunale internazionale dell’Aia sui crimini di guerra “ha rimosso un notevole ostacolo sul percorso europeo della Serbia e ha segnato una svolta importante verso la riconciliazione nella regione”. È quindi iniziato un dialogo tra Belgrado e Pristina, capitale del Kosovo, “che sta dando i primi risultati e deve proseguire in modo costruttivo”. Il Montenegro “ha intensificato il suo processo di riforma in funzione delle priorità definite dall’Unione europea”, mentre per l’ex Repubblica iugoslava di Macedonia si insiste per l’apertura dei negoziati. Ma la relazione si sofferma su una specifica osservazione: “Nella regione balcanica sussistono tuttavia sfide considerevoli a livello di buon governo, Stato di diritto, capacità amministrativa, disoccupazione e riforma economica” e la cooperazione regionale “pone ancora problemi”. In una serie di Paesi l’attuazione di riforme importanti “è stata rinviata”, anche a causa di avvenimenti e conflitti politici interni. Per di più si rimarcano sviluppi negativi circa la libertà di espressione dei media.Il nodo turco. Sull’Albania, che ha avanzato domanda di ingresso nell’Unione nel 2009, sono state definite 12 “priorità fondamentali” che il Paese deve realizzare per ottenere l’avvio dei negoziati. Sebbene Tirana “abbia fatto progressi in alcuni di questi settori, quest’anno la Commissione non ha potuto raccomandare di passare alle fasi successive” dei rapporti bilaterali. Nel frattempo la Commissione “incoraggia le forze politiche albanesi a riprendere e mantenere un livello di dialogo politico che consenta il funzionamento delle principali istituzioni democratiche e l’attuazione delle riforme fondamentali”. Per l’Islanda non si riscontrano questioni particolari, anche se occorre risolvere quella, molto importante, della pesca. I problemi, invece, si moltiplicano nei confronti di Ankara, con negoziati bloccati da un anno. Per la Commissione, “il processo di adesione della Turchia rimane il quadro più efficace per promuovere le riforme, sviluppare il dialogo sulle questioni attinenti alla politica estera e di sicurezza e rafforzare la competitività economica”. Ma crescono allo stesso tempo le preoccupazioni per i rapporti con Cipro (ancora più tesi che in passato, anche in vista della presidenza di turno del Consiglio Ue che Cipro assumerà nella seconda metà del prossimo anno), con la Grecia e, più in generale, sul quadro politico interno, sulla tutela dei diritti fondamentali, la difesa della libertà di religione, delle minoranze etniche (curdi, armeni) e delle donne.