PALESTINA-ONU
Serve solo il dialogo: parola di Harry Hagopian, esperto di diritto
Che cosa c’è dietro la richiesta di Mahmoud Abbas all’Onu di riconoscimento dello stato palestinese, quali possibilità reali vi sono di un sì, che impatto questa nuova mossa avrà sull’intera regione del Mena (Medio Oriente e Nord Africa) e quali sono stati i ruoli di Obama, del Quartetto (Usa, Onu, Ue e Russia) e di Blair. Di tutto questo Harry Hagopian, avvocato esperto in diritto internazionale, consulente sul Medio Oriente della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, negoziatore a Oslo per il conflitto tra israeliani e palestinesi, ha parlato con SIR Europa. Armeno, poliglotta, Hagopian è membro della Sorbona e del think-tank Acep di Parigi. Una discussione seria, attraverso negoziati bilaterali, su accordo e confini dei territori e un limite di tempo preciso, questa la via d’uscita dal conflitto tra israeliani e palestinesi.La richiesta per il riconoscimento dello stato palestinese all’Onu sembra impantanata nei meandri del Consiglio di Sicurezza, e pare destinata a restarvi per molti mesi in attesa di un rilancio negoziale proposto dal Quartetto… “Sia che essa fallisca o no, i palestinesi andranno all’assemblea generale dell’Onu dove otterranno quasi sicuramente i due terzi della maggioranza e, così, la possibilità di diventare stati non membri delle Nazioni Unite come la Santa Sede e Taiwan. La mossa del premier palestinese Abu Mazen è una scelta strategica, il tentativo dei palestinesi di dimostrare al mondo la propria frustrazione perché la soluzione di due stati che convivono, promessa a lungo dagli Stati Uniti, non diventa realtà. Come risposta il congresso americano minaccia di tagliare gli aiuti economici alle autorità palestinesi se non riprendono il negoziato. Eppure gli israeliani stessi dicono che questi soldi per preparare il personale di sicurezza e per l’economia aiutano non soltanto i palestinesi, ma anche Israele perché garantiscono meno violenza”.In attesa del voto del Consiglio di Sicurezza, ci sono possibilità c’è che le due parti ritornino ai negoziati? “Come analista non credo che i nodi del conflitto palestinese e israeliano verranno risolti da questa richiesta di riconoscimento della Palestina, bisognerà, invece, ritornare ai negoziati. Tuttavia è facile capire come i palestinesi, cristiani o musulmani, non credano più all’idea di sedersi attorno a un tavolo. Per vent’anni abbiamo tracciato nuove mappe della regione e Obama, lo scorso anno, ha promesso all’Onu che tutto si sarebbe risolto entro dodici mesi con un riconoscimento dello Stato palestinese. È importante quindi che i negoziati abbiano luogo con certe condizioni. Dobbiamo essere sicuri dei tempi e dei termini dell’accordo e dobbiamo parlare anche dei confini. Se siamo d’accordo che i parametri che discutiamo sono i cosiddetti parametri Clinton del 1967, allora automaticamente risolviamo il problema perché discutiamo della geografia della futura Palestina. Ma dire soltanto parliamo dell’accordo da raggiungere sul terreno non è sufficiente perché è troppo vago. Per rendere tutto questo più concreto ci deve essere anche un calendario preciso. Per esempio, se entro un anno non viene raggiunto un accordo allora tutti votano per uno Stato palestinese all’Onu. Dico ‘un anno’, ma si tratta di un periodo di tempo opinabile, tocca ai politici scegliere. Questa sarebbe la sfida più grande che attende la comunità internazionale, la Palestina e gli israeliani”.La Palestina è pronta a diventare uno stato?“Tutti, Fondo monetario internazionale, Banca mondiale, Onu, Quartetto, Organizzazione economica per la cooperazione e lo sviluppo, hanno detto che il premier Salam Fayyad ha preparato l’entità palestinese ad assumere il suo ruolo come Stato e questo non è soltanto il punto di vista della politica. Anche le chiese di Gerusalemme, ortodosse, cattoliche e chiese riformate, con una dichiarazione pubblicata proprio prima che la richiesta di indipendenza dei palestinesi venisse presentata alle Nazioni Unite, hanno chiesto una soluzione con due stati senza nessuna violenza. Penso che questo sarà realtà un giorno”.Cosa hanno guadagnato i palestinesi da questa richiesta? È cambiato qualcosa?“Questa richiesta di riconoscimento della Palestina come Stato indipendente è stata incoraggiata dal cosiddetto ‘risveglio arabo’. Preferisco questo termine a quello di ‘primavera’ perché ha un significato più storico e non indica soltanto una stagione limitata nel tempo. La nuova mossa di Abbas rientra nella lotta di tutta la regione Mena e incoraggerà una democrazia culturale, poco diffusa nella regione, e la resistenza ai dittatori. La richiesta di Abu Mazen, che è stata sostenuta all’Onu dalla Lega araba, darà speranza agli altri stati e questo sostegno si diffonderà in tutto il mondo arabo”.