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Francia: 86ª Settimana Sociale sulla democrazia”La democrazia, un’idea nuova”: è questo il titolo dell’edizione numero 86 della Settimana sociale di Francia che avrà luogo a Parigi, dal 25 al 27 novembre (Parc Floral), per iniziativa delle Settimane sociali di Francia (Ssf), organismo presieduto da Jérôme Vignon. Tre giorni di lavoro, cui sono attesi oltre 3.500 partecipanti, che avranno a tema “Pensare la democrazia” (venerdì 25), “Vivere la democrazia” (sabato 26) e “La democrazia a grandezza naturale”. Docenti, sociologi, giuristi, scrittori, giornalisti, politici e rappresentanti del mondo economico ed imprenditoriale, animeranno, come tradizione, i vari momenti del programma, che quest’anno presenta anche una sessione sul tema del contratto democratico cui parteciperanno i candidati alle elezioni presidenziali del 2012 (primo turno 22 aprile e secondo turno 6 maggio). Hanno già annunciato la loro partecipazione il partito socialista, che sostiene François Hollande, e l’Unione per un movimento popolare (Ump) del presidente uscente Nicolas Sarkozy. Due le domande che verranno loro rivolte: “quale contratto democratico, i candidati alle presidenziali intendono proporre ai cittadini? Come intendono rinnovare il dialogo democratico e l’esercizio collettivo della responsabilità in vista di una migliore giustizia sociale?”. Le conclusioni saranno curate dal presidente delle Ssf, Vignon. Per il programma dettagliato è possibile consultare il sito www.ssf-fr.org. La Settimana sociale di Francia giunge dopo quelle promosse, nelle settimane scorse, in Slovenia, giunta alla terza edizione, ed in Moldavia, prima edizione. In Slovenia è stato trattato il tema della sensibilizzazione della coscienza civile sui diritti dei cittadini, mentre in Moldavia quello del “coraggio di crescere accanto agli ultimi”. A tenere a battesimo questa prima Settimana moldava sono stati, tra gli altri, i rappresentanti di altre settimane sociali in Europa: mons. Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea e presidente delle Settimane sociali in Italia; Jean-Pierre Rosa, delegato delle Settimane Sociali in Francia; mons. Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste e presidente della Commissione sociale “Caritas in Veritate” del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee).Italia: il card. Bagnasco su cattolici e politica”Alla politica, che ha la grande e difficile responsabilità di promuovere il bene comune, la Chiesa in ogni tempo ha guardato con rispetto e fiducia, riconoscendole la gravità del compito”. Lo ha detto il cardinale presidente della Conferenza episcopale italiana e vicepresidente del Ccee, Angelo Bagnasco, inaugurando il 17 ottobre a Todi (Perugia) il seminario nazionale “La buona politica per il bene comune”, promosso dal Forum delle persone e delle associazioni d’ispirazione cattolica nel mondo del lavoro. “Che dei cristiani si incontrino per ragionare insieme sulla società portando nel cuore la realtà della gente e i criteri della Dottrina sociale della Chiesa – ha osservato il presidente Cei -, è qualcosa di cui tutti dovrebbero semplicemente rallegrarsi. È un segno di vivace consapevolezza e di responsabile partecipazione alla vita della ‘città'”. Soffermandosi sull’importanza dell’impegno dei credenti nella e per la società, il card. Bagnasco ha affermato: “Se per nessuno è possibile l’assenteismo sociale, per i cristiani è un peccato di omissione, infatti ‘da qui, dall’Eucaristia – scrive Benedetto XVI – deriva dunque il senso profondo della presenza sociale della Chiesa, come testimoniano i grandi Santi sociali che sono stati sempre anime eucaristiche'”. Secondo il porporato, “con questo patrimonio universale” la comunità cristiana “deve animare i settori pre-politici nei quali maturano mentalità e si affinano competenze”. Del resto la religione “non è un problema per la società moderna ma, al contrario, una risorsa e una garanzia: la Chiesa non cerca privilegi, né vuole intervenire in ambiti estranei alla sua missione, ma deve poter esercitare liberamente questa sua missione”. “I cristiani – ha proseguito il cardinale – da sempre sono presenza viva nella storia, consapevoli che la fede in Cristo, con le sue implicazioni antropologiche, etiche e sociali, è un bene anche per la Città”. Per questo “sono diventati nella società civile massa critica, capace di visione e di reti virtuose, per contribuire al bene comune che è composto di ‘terra’ e di ‘cielo'”. E senza mettere a rischio la “laicità dello Stato”: secondo il presidente Cei, “il principio di laicità inteso come ‘autonomia della sfera civile e politica da quella religiosa ed ecclesiastica – ma non da quella morale – è un valore acquisito e riconosciuto dalla Chiesa e appartiene al patrimonio di civiltà che è stato raggiunto”. Una riflessione infine su “i valori essenziali e nativi (Giovanni Paolo II, ‘Evangelium vitae’)”, che il card. Bagnasco ha definito “irrinunciabili non perché non si debbano argomentare, ma perché, nel farlo e nel legiferare, non possono essere intaccati in quanto inviolabili, inalienabili e indivisibili”.