COMECE
“Europe Infos”: il numero di ottobre
Il rapporto tra Bundestag tedesco e parlamento europeo; le difficoltà legate agli Ogm, all’indomani di un pronunciamento della Corte di Giustizia dell’Ue; la protezione delle “frontiere esterne” dell’Ue; le violazioni ai diritti umani e all’ambiente ad opera di imprese europee nell’estrazione delle risorse minerarie nel terzo mondo; le imminenti riforme della Pac; i crimini contro i cristiani: questi sono gli argomenti di attualità nell’agenda europea che Europeinfos, il mensile della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) affronta ad ottobre. Il numero è introdotto da una riflessione del gesuita Franc Turner all’indomani delle celebrazioni per il decimo anniversario del crollo delle torri (Cfr SIR Europa n. 58/11).Modifiche al regolamento Frontex. Esiste nell’Ue un’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Ue (Frontex). Lo scorso 10 ottobre, il Consiglio dell’Unione europea ne ha modificato il regolamento in risposta alle necessità degli stati membri che devono affrontare una pressione migratoria particolare per qualità o portata. Il testo, spiega José L. Bazán, include aspetti positivi quali “prevedere per coloro che partecipano alle fasi operative una formazione nella giurisprudenza internazionale e in fatto di diritti umani e accesso alla protezione internazionale; linee guida per identificare le persone che cercano protezione; regole speciali per le persone vulnerabili; un migliore sistema di trattamento dei dati personali”. Il recente rapporto Europol “La situazione del terrorismo nell’Ue e possibili sviluppi” spiega che “il flusso di immigrati provenienti dal Nord Africa potrebbe avere un’influenza sulla situazione della sicurezza nell’Ue” a motivo di possibili infiltrazioni di terroristi tra gli immigrati. Per questo è in previsione anche la nascita del Sistema di sorveglianza delle frontiere europee (Eurosur) con cui Frontex dovrà interagire per migliorare il controllo delle frontiere e gestire i flussi di immigrazione nel rispetto dei diritti naturali degli immigrati e della società.U n progetto di speranza per l’Iraq. Nel cuore di Bagdad vive l’Università aperta, iniziativa dei padri domenicani che hanno deciso “di creare uno spazio di libertà, di dialogo e di riflessione in un Paese devastato dalla tirannia, la guerra, la povertà dell’insegnamento per i giovani”. Così, racconta fr. Amir Jaje, vicario della provincia domenicana del mondo arabo, dopo la caduta di Saddam Hussein, non essendo più garantita la protezione per la minoranza cristiana, i domenicani “hanno deciso di adattarsi, piuttosto che rinunciare, orientando il loro insegnamento su un progetto educativo laico, per partecipare alla ricostruzione di quel Paese”. Per i domenicani, presenti a Bagdad dal 1966, la sfida è quella di “uscire dal recinto della Chiesa per stabilire un dialogo con tutte le espressioni della società irachena”. Ora tutto si svolge in un “centro di riflessione”, frequentato da circa 150 persone, per il 60% non cristiani. Si lavora al progetto costruire un edificio adatto alle lezioni, con biblioteca e possibilità di pubblicare testi.La tutela della libertà religiosa. “Esiste un legame tra gli episodi di intolleranza e discriminazione contro i cristiani, il ruolo delle Chiese e della religione nella vita pubblica e l’esercizio del diritto alla libertà religiosa in Europa”, scrive Alessandro Calcagno, del segretariato Comece: “alcuni atti anti-cristiani sembrano voler intimorire la Chiesa e la comunità cristiana per ottenerne l’espulsione dallo spazio e dal dibattito pubblico”. C’è poi, denuncia Calcagno, il fronte dell’ateismo e del secolarismo “aggressivo” che creano un clima propizio all’intolleranza e alla discriminazione, al punto da “non poter sopportare nemmeno la vista dei simboli della fede cristiana”. Reazioni possibili: “non sottovalutarli e sensibilizzare l’opinione pubblica; pensare attività pedagogiche; creare spazi di dialogo tra istituzioni e Chiese per identificare le soluzioni possibili”. Se “molte iniziative sono avviate per combattere l’antisemitismo e l’islamofobia, dati recenti suggeriscono che diventa urgente “lottare per contrastare incidenti e crimini legati all’odio contro i cristiani” L’incoerenza dell’Europa. Mons. Alvaro Ramazzini, vescovo di San Marcos (Guatemala), in un recente incontro con le autorità dell’Ue ha insistito sulla necessità che le compagnie europee adottino norme affinché le loro operazioni all’estero non violino i diritti umani. L’accusa è che le popolazioni nei Paesi poveri paghino le conseguenze del bisogno dell’Europa di risorse naturali: “Si potrebbe iniziare a dubitare dell’eticità delle relazioni dell’Europa con i Paesi in via di sviluppo. Con una mano, gli europei ci sostengono con gli aiuti allo sviluppo, ma con l’altra prendono risorse che sono estratte a spese dei diritti umani e dell’ambiente” ha detto mons. Ramazzini alla stampa, raccontando del suo appoggio alle comunità nella lotta per far rispettare alle compagnie i propri diritti. I proventi di oro, nickel e argento vanno per la maggior parte ad azionisti stranieri, mentre i benefici per la popolazione sono minimi anche a motivo di una mancanza di volontà politica nel riformare la legislazione in materia. A loro resta da pagare il conto per il danno ambientale, il dislocamento sociale, l’impoverimento: la terra scarseggia ed è costosa, l’acqua è usata massicciamente per le operazioni estrattive, a rischio anche di contaminazione alimentare. Chi si oppone ai “megaprogetti, viene criminalizzato e discreditato, a volte reso oggetto di violenza.