L’Ue in breve

Ricerca e innovazione: si torna a investireRiprendono gli investimenti nel campo della ricerca, dell’innovazione e dello sviluppo nelle imprese europee: anche se la crisi non è passata, medie e grandi imprese tornano a scommettere sul futuro. È ciò che emerge dal “Quadro di valutazione 2011 dell’Ue sugli investimenti nella ricerca e sviluppo industriale”, pubblicato dalla Commissione europea. Dopo il calo registrato dal 2008, nel 2010 gli investimenti per la ricerca sono saliti del 6,1% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, segnala l’Esecutivo, “i dati relativi alle 1.400 maggiori società mondiali rivelano che nel complesso le imprese” dei 27 Stati membri “rimangono indietro rispetto ai principali concorrenti degli Stati Uniti e di taluni Paesi asiatici”. Il dato positivo registrato in Europa corrisponde a un medesimo trend a livello mondiale. Si può fra l’altro osservare che tra le 50 imprese al mondo che primeggiano per ricerca e sviluppo figurano 18 imprese statunitensi, 15 società Ue e 13 giapponesi. “Ai primissimi posti – segnala la relazione – troviamo due società farmaceutiche: la svizzera Roche (7,2 miliardi di euro investiti per la ricerca), seguita dall’americana Pfizer (7 miliardi di euro)”. La Volkswagen (6,3 miliardi di euro), principale investitore comunitario, è al sesto posto, seguita da Nokia (undicesima con 4,9 miliardi), Daimler (tredicesima con 4,8 miliardi) e Sanofi-Aventis (quattordicesima con 4,4 miliardi). Comunicazioni e informatica, farmaceutica, automobili rimangono settori in cui gli investimenti sono generalmente superiori. La commissaria europea Máire Geoghegan-Quinn commenta: “La ripresa degli investimenti in ricerca e sviluppo da parte delle imprese Ue è un segnale positivo per la promozione e la crescita dell’occupazione attraverso l’innovazione”. Eppure “il fatto che siamo ancora indietro rispetto ad alcuni concorrenti a livello mondiale dimostra che le condizioni per le imprese devono migliorare ulteriormente. Abbiamo bisogno di una rapida adozione e attuazione delle recenti e future proposte della Commissione sul brevetto unico, sulle norme, sugli appalti pubblici e sul capitale di rischio”. Per fare qualche confronto, le imprese nordamericane segnalano nel complesso una crescita degli investimenti in tale campo del 10% nel 2010; addirittura in Cina l’aumento sfiora il 30% e in Corea del Sud gli investimenti sono lievitati del 20%. Tornando all’Ue, i tre Paesi in cui si investe di più sono la Germania, specialmente nel settore dell’auto (Daimler, Volkswagen e Bmw), Regno Unito e Francia. Tra le imprese con maggior grado di impegno nella scienza applicata figurano le danesi Novo Nordisk e Vestas, le spagnole Banco Santander e Telefonica, l’olandese Tom-Tom.Aiuti allo sviluppo più efficaci in futuro”Con oltre il 50% degli aiuti globali, l’Unione europea è già il primo donatore a livello mondiale. Tuttavia voglio essere certo che l’Ue resti anche il donatore più efficace”. Andris Piebalgs, commissario allo sviluppo, ha recentemente presentato il “Programma di cambiamento” della politica comunitaria nel settore degli aiuti ai Paesi dell’Africa dell’Asia e del Sud America. La prospettiva indicata dall’Esecutivo è quella di rendere più efficace il sistema di finanziamento concentrando i fondi su alcuni ambiti prioritari (ad esempio educazione, acqua, integrazione regionale…), cercando anche di garantire il massimo impatto degli aiuti sulla riduzione della povertà e degli squilibri sociali e territoriali. Piebalgs ha aggiunto: “Dobbiamo restare al passo con l’evoluzione della realtà mondiale e adeguare il nostro modo di combattere” indigenza, malattie e altre problematiche connesse. “Per questo ho proposto che le nostre priorità in materia di aiuti siano ridefinite per accompagnare i Paesi che ne hanno più bisogno verso una crescita sostenibile ed inclusiva”. Tra i settori sui quali dovrebbero convergere i finanziamenti, la Commissione indica: “la buona governance”, compresi il rispetto dei diritti umani e della democrazia, la parità uomo-donna, il ruolo della società civile, la lotta alla corruzione; la protezione sociale, la sanità, l’istruzione; “il sostegno a un clima imprenditoriale favorevole”; “agricoltura sostenibile ed energia pulita”. Le idee che provengono dalla Commissione sono scaturite anche in relazione a una vasta consultazione in materia lanciata un anno fa. Esse si riconnettono poi a un nuovo “approccio contrattuale” per il sostegno dell’Ue al bilancio dei Paesi beneficiari. Piebalgs ha spiegato: “Una consistente quota degli aiuti comunitari è erogata in forma di sostegno al bilancio”, mediante “trasferimenti finanziari ai bilanci dei governi dei Paesi in via di sviluppo, accompagnati da un dialogo politico, da una valutazione delle prestazioni e dal rafforzamento delle capacità”. La Commissione propone ora un approccio che, “rafforzando i partenariati contrattuali tra Ue e questi Paesi, renda il sostegno al budget più efficace ed efficiente in termini di realizzazione di risultati in materia di sviluppo”.