CHIESE ORIENTALI

Nella grande tribolazione

Sinodo del Medio Oriente, un anno dopo: lectio del card. Sandri

Il 24 ottobre 2010 si chiudeva solennemente in Vaticano l’assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi, sul tema "La Chiesa cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza. La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un’anima sola". Due settimane di lavori in cui la Chiesa ha focalizzato tutta la sua "premura" verso la Terra Santa, sull’area mediorientale e sull’intero complesso spirituale dell’Oriente cristiano. Mai un Sinodo si era interessato della madrepatria dell’Oriente cristiano nel suo insieme, avendo avuto il precedente Sinodo per il Libano (1995) una ben diversa fisionomia. A rievocare quei giorni è stato il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, il card. Leonardo Sandri, che ha inaugurato, il 18 ottobre, l’anno accademico 2011-2012 dell’Ateneo pontificio "Regina Apostolorum" tenendo una lectio magistralis su "Le Chiese Orientali ad un anno dal Sinodo".

Una grande tribolazione. Un anno dopo il Sinodo, ha detto il porporato, le Chiese orientali sono, "’nella grande tribolazione’, di cui parla l’Apocalisse, e tengono strettamente sul cuore il calice dell’amarezza. Ma sono certo che per il salvifico dolore di Cristo l’ultima parola sarà quella della vita, più forte della morte, e della speranza che non delude". Nessuno, ha affermato il cardinale, "poteva prevedere che l’esperienza sinodale fosse preludio di tanta sofferenza". Il ricordo del card. Sandri è andato all’attacco alla chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso di Baghdad, con decine di morti, avvenuta il 31 ottobre, una settimana dopo il Sinodo, ad altre violenze e prove fino alla primavera araba che non pochi timori sta suscitando per via del rischio di una deriva fondamentalista.

Chiese in cammino. Tuttavia, ha sottolineato il prefetto, le Chiese orientali "hanno ripreso il loro cammino di comunione e la responsabilità della testimonianza con rinnovato vigore poiché il Successore di Pietro le ha confermate nella fraternità della fede. Sono Chiese convinte della scelta ecumenica operata dal Concilio e collaborano strenuamente a livello interreligioso, offrendo all’Occidente proposte di possibile convivenza per l’esperienza plurisecolare che al riguardo hanno maturato". Sono Chiese che "percorrono la via della collegialità sinodale; danno la dovuta priorità alla formazione del popolo di Dio; si sforzano nell’aggiornamento della pastorale familiare, giovanile e vocazionale, e nella valorizzazione della pastorale della cultura e della carità, vantando una attività educativa, assistenziale e sociale di straordinario significato rivolta a tutti. Riaffermano, soprattutto, l’ottica interiore nel valutare gli eventi, le gioie e le preoccupazioni, incoraggiate dalla certezza di Cristo che mai abbandona il suo popolo. Elevano la voce davanti al mondo per difendere la loro identità e la loro missione e la valenza sociale, altamente apprezzabile, dell’apporto che in passato hanno dato, confermando tale impegno nel presente e nel futuro". Il card. Sandri ha, in modo particolare, sottolineato l’azione delle Chiese in difesa del "diritto di professare la fede cristiana in piena libertà e di poter vivere nella tranquillità personale e sociale", la loro richiesta di "garanzie di dignità, rispetto e futuro per i singoli e i gruppi, specie per i giovani, senza pregiudizio alcuno per i diritti dei credenti e dei cittadini. Esse chiedono il pieno rispetto dei diritti umani e la non discriminazione per le minoranze. Invocano da Dio la pace e cercano di contribuire alla sua edificazione, mai e poi mai cedendo alla tentazione dell’isolamento, della violenza e del terrorismo". Chiese che, sono parole di Benedetto XVI, durante la sua visita alla Congregazione per le Chiese orientali del 9 giugno 2007, "desiderano ‘rimanere là dove li ha posti per nascita la divina Provvidenza; là dove meritano di rimanere per una presenza che risale agli inizi del cristianesimo e durante la quale si sono distinti per un amore incontestabile e inscindibile alla propria fede, al proprio popolo e alla propria terra’".

Un appello. Sforzi che, per il prefetto, vanno sostenuti. Da qui un appello alla Chiesa cattolica e a tutte le altre Chiese cristiane del mondo, in Europa, soprattutto, alle autorità internazionali, alle autorità dei Paesi occidentali, "perché sostengano la costruzione di Paesi nei quali si rispettino i diritti umani e, in particolare, il diritto alla libertà religiosa. La società occidentale e tutti gli amici dell’Oriente sostengano i Paesi che stanno edificando un futuro più umano, ma sia vera primavera di pace, di riconciliazione e di progresso per tutti, indistintamente".

Una risorsa rilevante. L’ultimo cenno il card. Sandri lo ha riservato alla missione "presente e futura" delle Chiese orientali: "Evangelizzare". Tema cui sono "interessate, perché ormai sono stabilmente in cammino dall’Oriente all’Occidente secolarizzato. Se ci addolora l’eventualità non peregrina che la madrepatria dell’Oriente cristiano sia privata col tempo delle pietre vive che devono gridare il Vangelo, ci rallegra – ha detto il prefetto – l’apporto fin da ora rilevante che, in diversi luoghi, i cristiani orientali stanno offrendo. I cristiani d’Oriente sono una risorsa di particolare rilievo. Essi si trovano ad essere sempre di più i nuovi evangelizzatori nei contesti metropolitani del Continente europeo, come nel Nord e Sud delle Americhe, in Oceania e nella stessa Asia".