PARLAMENTO UE
Disabili e genitori single, tra famiglia e lavoro
Nonostante permangano in primo piano la crisi economica e finanziaria e la definizione del budget Ue per il 2012, l’Europarlamento, riunito in sessione plenaria dal 24 al 27 ottobre, ha affrontato diversi altri argomenti, alcuni dei quali a forte connotazione sociale. Fra questi, la mobilità sociale e l’inserimento professionale delle persone disabili e la condizione delle “mamme single”. Disabili: rafforzare i diritti. “I gruppi più emarginati nella società sono quelli più colpiti dalla crisi” e “le persone disabili costituiscono uno dei gruppi che ha maggiormente risentito degli effetti della crisi finanziaria in Europa”. Sono 80 milioni i cittadini europei che presentano forme diverse di handicap, da quelle motorie a quelle uditive o visive, fino alle malattie psichiatriche. Del loro inserimento nella società e nel mondo del lavoro si occupa una relazione, votata dall’Europarlamento, la cui stesura è stata affidata ad Adám Kósa, ungherese, primo deputato sordo eletto all’Assemblea di Strasburgo. Kòsa è molto attivo all’interno delle commissioni e in emiciclo e segue sempre i lavori mediante un apposito “interprete” del linguaggio dei segni. La relazione che è stata presentata in aula a Strasburgo afferma che avere un lavoro “è un aspetto fondamentale nella vita delle persone”. Ma “i disabili hanno maggiori difficoltà durante gli anni di studio e i sistemi educativi dovrebbero prendere in considerazione i loro bisogni”, così da rendere poi più semplice l’ingresso nel mondo del lavoro. Anche l’accesso ai servizi deve essere migliorato e i prodotti di consumo adattati (la proposta è di introdurre etichette braille per i ciechi). L’obiettivo generale è dunque quello di rimuovere ogni forma di “barriera”, comprese quelle architettoniche, che rendono “difficile la vita” alla persone diversamente abili. La relazione sostiene che le piccole e medie imprese potrebbero avere un ruolo rilevante per l’inserimento professionale dei disabili e inoltre incoraggia “la partecipazione delle persone disabili alla vita pubblica e politica”. Kósa afferma: “I diritti delle persone disabili devono essere rafforzati”.Genitori single. Gli eurodeputati sono stati chiamati anche a votare una relazione che riguarda la situazione delle “mamme sole”. Il testo “incoraggia gli Stati membri ad adottare azioni pubbliche che includano politiche in materia di istruzione, prestazione di servizi assistenziali e sanitari, politiche occupazionali, sistemi di sicurezza sociale e politiche in materia di alloggio, per sopperire alle necessità e alle realtà delle famiglie monoparentali”. Si affronta quindi il tema di speciali aiuti da accordare alle mamme con reddito basso o prive di reddito “attraverso la creazione di case-famiglia per offrire alloggio temporaneo”. La relazione propone deduzioni fiscali e corsi “per la crescita dei figli”. Il documento traccia un quadro delle condizioni in cui vivono, nei diversi Paesi Ue, le mamme che, per scelta o meno, sono single (non sposate, separate, divorziate, vedove); vi si ricorda che “in Europa la stragrande maggioranza dei genitori soli sono donne”; le madri sole, in stragrande maggioranza adulte (quelle di età inferiore ai 25 anni non raggiungono il 15%), rappresentano il 5% della popolazione femminile totale; in alcuni Stati membri, come Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria e Slovenia, le madri sole rappresentano tra il 6 e il 7,5% della popolazione femminile e in altri, ossia l’Estonia e la Lettonia, persino il 9%. Conciliare affetti e lavoro. Nella relazione parlamentare si sottolinea poi che “in tutta Europa la percezione delle madri sole e delle politiche condotte in materia cambiano a seconda della regione, delineando una disuguaglianza geografica che vede le aree del nord con sistemi di welfare più presenti, quelle del sud supportate dal ruolo della cosiddetta famiglia allargata e la parte orientale con un misto delle prime due”. Vari gli aspetti della vita quotidiana affrontati dall’Euroassemblea: in materia di occupazione la relazione “sottolinea la necessità di facilitare l’accesso – mediante il finanziamento da parte del Fondo sociale europeo e degli Stati membri – alla formazione, alla formazione professionale e alle borse di studio specifiche per le madri sole”, e sottolinea l’importanza “di incoraggiare le giovani donne in gravidanza a non abbandonare gli studi, dato che ciò permetterà loro di ottenere qualifiche e massimizzare le loro possibilità di beneficiare di condizioni di lavoro dignitose, di essere ben retribuite e di assicurarsi una indipendenza economica, il che rappresenta l’unica garanzia di sfuggire alla povertà”. Agli Stati dell’Unione europea si indica quindi l’obiettivo di una conciliazione tra casa e professione, “introducendo condizioni di lavoro più favorevoli alla vita familiare, come orari di lavoro flessibili, telelavoro, strutture per la custodia dei bambini, asili nido” e altri servizi appositamente studiati.