UE E CRISI
Consiglio europeo su governance e stabilità euro
Che lo si racconti secondo la "versione Barroso" oppure la "versione Van Rompuy", il Consiglio europeo, riconvocato nel tardo pomeriggio di oggi a Bruxelles a soli tre giorni dal precedente, dovrebbe trattare cinque temi principali.
La tabella di marcia della Commissione prevede anzitutto la necessità di dissipare ogni dubbio sulla sostenibilità della Grecia: prestiti per 110 miliardi sono già stati decisi e in massima parte erogati, ma non si esclude un secondo programma di aggiustamento. Per il "controllo della crisi" si punta sul fondo salva-Stati (European financial stability facility) da 440 miliardi; quindi la ricapitalizzazione delle banche (le quali "dovrebbero ricorrere in primo luogo a fonti private di capitali, mentre i governi nazionali fornirebbero sostegno solo in caso di necessità"), per rafforzarne la capacità di stare sui mercati. Seguono quarto punto le politiche per la crescita (sostegno alle imprese e riduzione di burocrazia e carichi fiscali, accordi commerciali, investimenti per ricerca e infrastrutture, politica energetica comune, brevetto europeo…). Quinto, e non ultimo, il "governo dell’economia", per concordare a livello comunitario alcune linee di fondo (governance), preparando il terreno per la crescita post-recessione, e rafforzando la competitività del sistema-Europa grazie, ad esempio, a un vero mercato unico e al controllo dei bilanci nazionali, così da dare stabilità a Eurolandia e a tutta l’Ue.
Su tutti questi temi, che torneranno in agenda anche al G20 di Cannes del prossimo 3-4 novembre, si è espresso il summit dei 27 di domenica e se ne riparla in giornata al palazzo Justus Lipsius di Bruxelles. Allo stesso tavolo si troveranno i vari protagonisti della politica europea di questi giorni: gli stessi vertici comunitari (Van Rompuy per il Consiglio, Barroso per la Commissione, Juncker per l’Eurogruppo), i leader dei Paesi più forti economicamente e politicamente (la tedesca Merkel e il francese Sarkozy), quelli dei Paesi in difficoltà (Berlusconi per l’Italia e Papandreou per la Grecia), quelli "europrudenti" (qui la lista è lunga, comprendendo, a vario titolo, Regno Unito, Polonia, Danimarca, Finlandia, Svezia, Paesi Bassi, Ungheria e forse qualcun altro).
A conferma che i temi in discussione saranno più o meno quelli enucleati dalla Commissione, anche Herman Van Rompuy ha voluto puntualizzare l’agenda del summit convocato d’urgenza, focalizzandosi sul futuro della moneta unica. "Siamo determinati a intraprendere tutte le iniziative e le azioni necessarie per assicurare la stabilità della zona euro" aveva detto al termine del vertice del 23 ottobre, per poi elencare "i cinque fronti su cui stiamo lavorando nell’ambito di questa strategia globale". Primo: "Azione energica di tutti i governi per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche e aumentare la crescita, il che significa pieno rispetto degli obiettivi di bilancio concordati e accelerazione delle riforme strutturali". Secondo: "Soluzione sostenibile per la Grecia". Terzo: "Creare un argine in grado di evitare il contagio, ossia massimizzazione delle risorse del fondo europeo di stabilità finanziaria". Quarto: "Ripristino della fiducia nel settore bancario europeo", mediante "uno schema coordinato per ricapitalizzare le banche e migliorarne il finanziamento" (cifra prevista dapprima attorno ai 108 miliardi, ma probabilmente superiore). Quinto punto: "Migliore governance e maggiore integrazione della zona euro", obiettivo che comporta nel breve periodo "il miglioramento della nostra organizzazione e il rafforzamento della vigilanza economica e di bilancio" e, nel medio periodo, "una convergenza economica più forte, meccanismi di attuazione maggiormente efficaci e, in ultimo, una maggiore integrazione di bilancio".
Si tratta, evidentemente, di provvedimenti "interconnessi", come ha spiegato lo stesso Van Rompuy, ed è sull’intero "pacchetto" che si attendono risposte convinte e convincenti dai leader europei.