RASSEGNA DELLE IDEE
Una raccolta di saggi proposta da Presseurop
“Con un po’ di coraggio politico, la crisi della moneta comune potrebbe dare vita a ciò che molti speravano da una politica estera europea comune: una coscienza che vada oltre le frontiere nazionali per condividere un comune destino europeo”. Ad affermarlo è il filosofo e sociologo tedesco Jürgen Habermas, in una riflessione sul settimanale “Die Zeit” contenuta nel volume “A guide to tomorrow’s Europe”. La pubblicazione (settembre 2011) presenta una raccolta di articoli della stampa internazionale proposti da Presseurop.eu, sito di informazione multilingue lanciato nel maggio 2009 dalla Commissione Ue e gestito da un consorzio di quattro riviste specializzate in attualità internazionale: Courrier International (Francia), Internazionale (Italia), Forum (Polonia) e Courrier Internacional (Portogallo). Nel volume commenti, analisi e reportage proposti seguendo le 26 lettere dell’alfabeto per scoprire un’Europa varia, dinamica e a volte sorprendente.Politica e integrazione. Secondo Habermas (P come politica), i leader europei non hanno compreso la portata delle sfide che attendono il vecchio continente, mentre “l’estendersi della crisi finanziaria” ci mette a confronto “con una tara congenita: quella di un’unione politica rimasta incompiuta”. “I Paesi dell’eurozona – avverte – stanno andando verso un bivio: dovranno scegliere se approfondire la cooperazione europea o rinunciare all’euro. Non si tratta di ‘sorveglianza reciproca delle politiche economiche’, bensì di un agire comune”. Per José Manuel Fernandes, columnist del quotidiano portoghese “Público”, “finora i successi dell’Europa sono sempre stati legati all’integrazione economica, mentre i suoi fallimenti hanno avuto a che fare con i tentativi di dare vita ad una potenza politica continentale”. Le crisi, avverte, “non sono soltanto un’occasione per dare un colpo d’acceleratore sul cammino da percorrere. Sono anche un’opportunità per cambiare itinerario” (I come integrazione).Diplomazia, cultura, declino. “Un diplomatico sogghigna: ‘È nato il Servizio europeo per l’azione esterna? E di quale azione stiamo parlando?”. Sul quotidiano francese “Le Monde”, Philippe Ricard e Jean-Pierre Stroobants (A come Ashton) sottolineano che quando si parla di diplomazia europea, Eeas e Alta rappresentante per la politica estera, “a Bruxelles le risposte vanno dal caustico al pessimista” e ci si chiede se Catherine Ashton “sarà capace di elaborare la visione” dell’Europa delineata nel Trattato di Lisbona. Agli euroscettici che negano solide basi al progetto europeo, Jonathan Jones (The Guardian – Londra) replica presentando la “cultura comunitaria” che “l’Europa ha costruito per almeno mille anni” (C come cultura). “La prima unione europea – scrive – si chiamò cristianità, e nell’XI secolo diede vita ad uno stile artistico, architettonico e filosofico comune, in grado di trascendere i confini degli Stati allora nascenti”. Per Jones, “credere nell’Europa non è idealismo”; se si guarda “alla storia e ai suoi vivaci colori, non si può non constatare quanto profondamente siamo europei e quanto profonde siano le radici della nostra comune identità”. Sul mensile parigino “Philosophie Magazine” di cui è il direttore, Alexandre Lacroix (D come declino) avverte che il declino demografico ed economico del continente non può essere definito solo da “criteri statistici”. Più che il contenuto delle statistiche, a preoccupare Lacroix è il fatto di utilizzare quasi esclusivamente “una lettura finanziaria e contabile” dell’Europa che rischia di farci dimenticare “l’intensa vita spirituale” alla base del “progetto fondatore” della “umanità europea”.Balcani e nuova geopolitica. Il ritratto negativo dei Balcani come “polveriera sudorientale” è, secondo Andrei Plesu “uno degli stereotipi più diffusi in Europa”. Sul quotidiano di Bucarest “Adevarul”, l’ex ministro degli Esteri (B come Balcani) riconosce “l’orgoglio balcanico” per il quale “ogni Paese si considera il vero centro” della regione e che è causa di “feroce lotta per la leadership”, ma sostiene che “Bruxelles non ha né il tempo per capire né la pazienza per ascoltare”. Di qui il provocatorio interrogativo: “Quali valori sarebbero perduti con il fallimento di una politica balcanica?”. Delle “politiche di vicinato” che Russia, Turchia ed Ue “stanno mettendo a punto” per “dominare le rispettive sfere di influenza” nei Balcani, in Europa orientale, Caucaso e Asia centrale parlano Ivan Krastev e Mark Leonard sul quotidiano londinese “Financial Times”. Secondo i due analisti (G come geopolitica), di fronte agli attuali scenari sui quali “le prospettive di un ordine europeo unipolare si stanno dissolvendo”, l’Ue “dovrebbe programmare un ‘colloquio a tre sulla sicurezza’” con le due “potenze che saranno determinanti nel XXI secolo”. Occorre “un nuovo approccio strategico” con l’obiettivo di “creare un’Europa trilaterale più che tripolare”, il che, spiegano, “non significa scongiurare un conflitto tra potenze europee, bensì aiutarle e convivere in un mondo in cui si trovano sempre più alla periferia, e dove un Paese confinante prossimo al tracollo potrebbe rivelarsi più temibile di uno potente”.