UNGHERIA

La mano e la parola

Da 80 anni la Caritas accanto ai più bisognosi

Caritas hungarica, istituzione ufficiale di assistenza della Chiesa cattolica ungherese, quest’anno festeggia l’80° di costituzione e il 20° di rifondazione. La carità è la lingua che tutti parlano. "La miseria causata dalla crisi economica aveva assunto dimensioni così esasperanti che è stato necessario creare un’istituzione nazionale di soccorso", ha detto evocando le circostanze della fondazione nel 1931 il card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente della Conferenza episcopale ungherese, nel convegno giubilare organizzato a Budapest il 14 ottobre. "La Chiesa ha fatto esperienza del fatto che la gente si lasciava interpellare quando si trattava di portare soccorso: la carità è la lingua che tutti parlano". Secondo il cardinale è molto importante che la mano che porta il soccorso e la parola che annuncia il Vangelo raggiungano i bisognosi in modo congiunto. Il sottosegretario di Stato per gli affari sociali, familiari e giovanili Miklós Soltész ha dichiarato che nel campo delle cure sociali il governo conta moltissimo sulla collaborazione della Chiesa. Sui progetti futuri il politico ha detto che il governo intende creare punti di volontariato, circa 40-60 sul territorio nazionale, con un investimento di 600-700 milioni di fiorini (circa 2 milioni di euro).La storia. La decisione di istituire la Caritas cattolica venne presa da Jusztinián Serédi, cardinale e primate principe d’Ungheria, nel 1931. La struttura organizzativa è stata messa in piedi rapidamente, prima nelle parrocchie di Budapest con 800 collaboratori poi in altre 13 diocesi con la costituzione di cellule Caritas. Dopo l’avviamento i volontari hanno preparato una "mappa della miseria" di Budapest, studio d’ambiente che ha esercitato un forte impulso sull’opera di assistenza; sistema di grande efficienza che venne tuttavia smantellato nel periodo comunista. Vent’anni fa, nel 1991, si è ripresentata per la Caritas l’opportunità di riorganizzarsi secondo la struttura originaria. "L’essenza di tale struttura – ha spiegato il vescovo e presidente dell’organismo, mons. Antal Spányi – consiste nel fatto che oltre alla rete istituzionale delle diocesi esiste anche un movimento volontario i cui membri, presenti in quasi tutte le parrocchie, sono gli esecutori della ‘carità del soccorso’ e mantengono i rapporti con i bisognosi". "I cambiamenti rispetto ai decenni passati si possono osservare anzitutto nelle forme in cui il soccorso viene elargito", ha aggiunto. Mentre "nei primi anni il settore d’intervento più importante era la carestia e la miseria, oggi il bisogno umano si presenta in tanti modi diversi. Purtroppo sussiste la necessità di distribuire alimenti e vestiario, ma accanto a ciò moltissime persone sono colpite da isolamento e solitudine. Secondo il presidente di Caritas hungarica, "oggi bisogna porgere aiuto in maniera speciale a drogati ed alcolizzati, handicappati, diversamente abili e vittime di catastrofi".In prima linea. L’anno scorso Caritas hungarica è stata due volte al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica: in primavera i collaboratori hanno portato soccorso alle vittime dell’alluvione nella regione Borsod e in autunno a quelle della catastrofe del fango rosso. IN quest’ultimo luogo sono ancora presenti. La Caritas gestisce anche un Servizio di party, con volontari che tentano di dare una mano nei luoghi di divertimento frequentati dai giovani. Col nome di "Traghetto" mantengono anche un servizio per i tossicopendenti che lavora secondo un modello tedesco, in otto punti del Paese. Quello che la Caritas può distribuire materialmente, proviene per lo più dalle donazioni dei fedeli. Le "due monetine" delle vedove e le offerte della povera gente si accumulano creando somme sorprendentemente grandi, messe a disposizione della Caritas. Se queste donazioni non ci fossero, ha detto Soltész, mancherebbe il contenuto spirituale che sta sullo sfondo. Per risolvere i problemi più gravi, la Caritas può contare anche su sovvenzioni mirate da parte dello Stato. Altra "fonte importante" le donazioni "da parte di istituzioni". La trasparenza e la controllabilità della Caritas sono una garanzia per i donatori. I fondamenti biblici. Mons. Spányi ha parlato anche dei fondamenti biblici della solidarietà e ha sottolineato che l’aiuto da parte di una persona cristiana è molto di più che alimenti, vestiario, orecchi che ascoltano, cuore empatico o spiritualità accogliente: "Il cristiano si rivolge al suo prossimo cosciente del fatto che è debitore al Signore che lo ama con un amore personale. Il cristiano porta Cristo, vede Cristo nell’altro e porta l’amore di Cristo all’altra persona. Attraverso le azioni caritative la parola pronunciata diventa testimonianza. Il mondo procede non attraverso attività ben organizzate bensì attraverso buone azioni".