Buzek a Tripoli: "Costruire la nuova Libia"Le garanzie per una Libia libera verranno soprattutto dai libici: il presidente del Parlamento europeo, Jerzy Buzek, ha svolto lo scorso week-end un viaggio ufficiale nel Paese nord africano, incontrando personalità politiche, cittadini, esponenti della società civile e delle organizzazioni non governative, le organizzazioni femminili e alcuni media. "Avete vinto la guerra, adesso dovete conquistare la pace", ha sostenuto Buzek: "Spero che tutti i cittadini libici, uomini e donne, sapranno trarre il massimo dalla lotta per la dignità umana e la libertà. La nuova Libia deve essere una Libia di pace e giustizia, di democrazia e legge". Il presidente dell’Assemblea Ue ha incontrato fra l’altro Mustafa Abdul Jalil, presidente del Consiglio nazionale di transizione, e ha rivolto un discorso pubblico nella piazza dei Martiri. "Dovrete essere pronti ad affrontare le nuove sfide della Libia ha dichiarato Buzek -: la democrazia, i diritti umani, il funzionamento delle leggi e la protezione delle minoranze". Secondo il politico polacco, l’Ue è pronta a intervenire a sostegno del processo democratico, ma dovrà e potrà farlo solo se questo sarà richiesto dalle nuove autorità di Tripoli. Si è detto infine favorevole a inserire i rappresentanti della nuova Libia nell’Assemblea parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo. Il Parlamento Ue sui lavoratori bulgari e rumeniI lavoratori provenienti dall’Europa orientale "non creano disoccupazione né un carico maggiore per lo stato sociale", al contrario, favorirebbero la crescita del Pil. Per questa ragione, l’Europarlamento chiede che tutti gli Stati membri accettino i cittadini bulgari e romeni nel proprio mercato del lavoro entro la fine del 2011. La posizione dell’Assemblea è contenuta in una risoluzione approvata nel corso della recente sessione plenaria di Strasburgo. Traian Ungureanu, eurodeputato romeno, autore della risoluzione, ha spiegato che "non è stato riscontrato nessun impatto negativo in quegli Stati membri che hanno aperto il mercato del lavoro ai cittadini dei Paesi" che sono entrati a far parte dell’Unione nel 2004 e nel 2007. Così l’emiciclo si rivolge ai Paesi che hanno approvato restrizioni per i cittadini bulgari e romeni o che sono contrari al loro ingresso (soprattutto Paesi Bassi e Finlandia), chiedendone la rimozione entro la fine di quest’anno, "in anticipo rispetto alla data ultima del 2013 prevista dai trattati di adesione Ue". Tali restrizioni sarebbero infatti "controproducenti e violerebbero valori comunitari quali la libera circolazione, la non discriminazione, la solidarietà e la parità di diritti". La risoluzione esprime poi una critica, come segnala una nota del Parlamento Ue, "contro le proposte legislative che sono state recentemente adottate da alcuni Stati membri allo scopo di reintrodurre restrizioni nei confronti dei cittadini di altri Stati Ue per impedire loro l’ingresso nel proprio mercato del lavoro"; la Commissione dovrebbe verificarne la compatibilità con il diritto comunitario. La posizione assunta dagli eurodeputati si fonda sulla legislazione comunitaria circa la libertà di movimento dei lavoratori che non sarebbe applicata in modo corretto; in particolare una direttiva del 2004, che "prevede il diritto dei cittadini e dei loro familiari di risiedere liberamente in qualsiasi Stato membro". La risoluzione (non legislativa) approvata sottolinea inoltre che le procedure attuali "per il riconoscimento delle qualifiche professionali rappresentato un ulteriore ostacolo alla mobilità dei lavoratori". Del tema torneranno a occuparsi prossimamente le istituzioni comunitarie. Commissione: la cultura europea in internet"L’Europa possiede probabilmente il più vasto patrimonio culturale del mondo. Non può permettersi di perdere l’opportunità offerta" da internet. "La digitalizzazione porta la cultura nelle case della gente e costituisce una risorsa preziosa per l’istruzione e per il settore del turismo, dei giochi, dell’animazione e dell’industria culturale". Neelie Kroes, vice presidente della Commissione Ue, ha presentato una "raccomandazione" mediante la quale l’Unione europea "invita gli Stati membri a intensificare le proprie iniziative, a mettere in comune le rispettive risorse e a coinvolgere il settore privato sul fronte della digitalizzazione del materiale culturale". Kroes aggiunge: "Investire nella digitalizzazione stimolerà la nascita di nuove imprese e creerà nuovi posti di lavoro". La digitalizzazione è ritenuto uno "strumento essenziale per ampliare l’accessibilità al patrimonio culturale dell’Europa" e "per promuovere la crescita nelle industrie culturali europee". I materiali digitalizzati dovrebbero essere resi disponibili attraverso Europeana, "la biblioteca, l’archivio e il museo digitale d’Europa" (www.europeana.eu) che, sorto nel 2008, oggi accoglie 19 milioni di opere (testi, foto, video, materiali e fonti storiche e artistiche…). La raccomandazione si basa sulle conclusioni del Comité des sages, gruppo di riflessione di alto livello istituito dalla Commissione, in merito alla messa in rete del patrimonio culturale europeo.