VATICANO–ISRAELE

Verità e dialogo

L’udienza del Papa con i leader religiosi della Terra Santa

"In tempi travagliati come il nostro, il dialogo tra le diverse religioni sta diventando sempre più importante per generare un clima di reciproca comprensione e rispetto" e questo impegno "è particolarmente urgente per i leader religiosi della Terra Santa". Lo ha detto oggi Benedetto XVI incontrando in Vaticano una delegazione del Consiglio dei capi religiosi d’Israele. Della delegazione facevano parte il rabbino capo d’Israele, Yonah Metzger, il patriarca latino di Gerusalemme, Fuad Twal, il capo degli Imam Musulmani d’Israele, lo sceicco Mohamad Kiwan, e il capo della comunità Druza, lo sceicco Moufak Tarif.

Una forza di pace. "Oggi – ha detto il Papa – ci troviamo di fronte a due tipi di violenza: da un lato, l’uso della violenza in nome della religione e, dall’altro, la violenza che è la conseguenza della negazione di Dio, che caratterizza spesso la vita nella società moderna. In questa situazione, come leader religiosi siamo chiamati a riaffermare che il rapporto giustamente vissuto dell’uomo con Dio è una forza di pace. Questa verità deve diventare sempre più visibile nel mondo in cui viviamo con l’altro nella quotidianità. Pertanto vorrei incoraggiarvi perché possiate favorire un clima di verità e dialogo tra leader e membri di tutte le tradizioni religiose presenti in Terra Santa".

Nel rispetto e nella libertà. "Non vi è ragione per la quale i figli di Abramo non possano vivere insieme gli uni con gli altri", ha detto nel suo saluto a Benedetto XVI il rabbino capo d’Israele, Yonah Metzger, che ha ricordato l’anniversario della Notte dei cristalli (10 novembre 1938), che diede inizio alla Shoah, e ha osservato come ancora oggi "il demonio dell’odio sia instancabile" e "persone che negano la Shoah facciano tuttora sentire in pubblico la propria voce". Tuttavia, ha osservato, "noi, leader religiosi della Terra Santa, siamo venuti a provare, una volta per tutte, che possiamo vivere in pace: lo facciamo nel rispetto e nella stima reciproci, nella libertà di servire il nostro Signore, nelle parole del profeta: ognuno seguendo il proprio credo".

No a violenza e strumentalizzazione religione. Confermando "i legami di amicizia e buon vicinato con tutti i popoli e con i vari gruppi etnici e religioni" di Terra Santa, il capo degli Imam Musulmani d’Israele, lo sceicco Mohamad Kiwan, ha affermato che "l’Islam è una religione di pace che ama la vita e condanna qualsiasi atto in nome della religione contro i principi della religione stessa". Le persone che compiono questi atti, "non obbediscono ai precetti di Dio e dei Profeti". Di qui l’invito a "isolarli dalla società umana", per far prevalere "pace e sicurezza". L’esortazione a "diffidare di chi sfrutta la religione a scopi politici, incita alla violenza e all’omicidio" è stata espressa anche dal capo della comunità druza, lo sceicco Moufak Tarif, secondo il quale, invece, "la vera fede in Dio e la religione purificano l’animo umano e innalzano la vita degli uomini al più alto livello di purezza del pensiero, tolleranza e amore per tutti". Di qui la sottolineatura dell’impegno della comunità druza, da centinaia di anni presente in Terra Santa, per una "convivenza pacifica e armoniosa" con le altre comunità della regione.

La dichiarazione congiunta. Dopo l’incontro con Benedetto XVI, i leader religiosi hanno tenuto una conferenza stampa presso la sede della Radio vaticana. In una dichiarazione congiunta hanno ribadito il loro impegno "nei confronti della sacralità della vita umana e nel rifiuto della violenza, specialmente quella perpetrata in nome della religione", e il "dovere" di "educare i nostri figli e le nostre congregazioni alla pace". "L’unità e il carattere speciale dei Luoghi Santi devono essere protetti da ogni forma di violenza e profanazione", hanno proseguito. Nel documento la richiesta che le "autorità civili competenti" consentano e garantiscano "il libero accesso dei fedeli ai rispettivi Luoghi Sacri". Il proposito, infine, di "particolare attenzione al grido dei più deboli" e di "lavorare insieme per una società più giusta ed equa".