EDITORIALE
Le “luci” sull’Europa nel pensiero di Giovanni Paolo II
“Il pensiero europeo di Giovanni Paolo II “, è stato l’argomento della conferenza tenutasi il 19 ottobre scorso nell’ambito della presidenza polacca del Consiglio dell’Unione europea. È stata organizzata dal presidente della Repubblica Polacca, Bronislaw Komorowski. I dibattiti dei due panel si sono concentrati sulla dimensione spirituale e politica del progetto europeo del Beato Pontefice.Nel suo intervento, il professor Joseph Weiler, direttore della Global Law School presso l’Università di New York, ha sottolineato che Giovanni Paolo II, proclamando l’inviolabilità dei diritti umani, ricordava sempre che ogni diritto corrisponde a un opportuno dovere da parte dell’uomo. Ed è soltanto quando diritti e doveri si accompagnano che nella vita sociale è possibile l’armonia. Parlando dell’inalienabilità del cristianesimo, come fondamento dell’identità europea, Weiler ha posto l’accento sul fatto che – nell’insegnamento del Papa – il dovere di predicare il Vangelo era accompagnato dalla puntualizzazione che la Chiesa propone la fede in Gesù Cristo, ma non la impone mai. Così la Chiesa diventa protettrice della libertà religiosa, tanto per chi non crede ad altro che per chi non professa nessuna religione.I partecipanti alla conferenza ricordavano anche che il desiderio del Beato, apertamente manifestato nel suo discorso al Parlamento Europeo, era che “l’Europa, dandosi sovranamente delle istituzioni libere, possa un giorno aprirsi alle dimensioni che le sono state date dalla geografia e ancor più dalla storia”, che essa possa anche abbracciare quest’altro ‘polmone’ del cristianesimo dell’Est. Perché anche la religione europea ortodossa è oggi debolmente rappresentata in seno all’Unione europea. Sembra che la partnership orientale, aperta all’Ucraina, alla Bielorussia, alla Moldavia, all’Armenia o alla Georgia, si anteponga a questa sfida. Chiaramente, non si tratta di trascurare la Russia. Penso che tutti noi sogniamo una Russia che soddisfi i criteri di Copenaghen.La caduta del comunismo ha dato ai Paesi dell’Europa Centrale ed Orientale una prospettiva di piena integrazione nelle strutture politiche ed economiche europee. Questo giunge proprio nel momento in cui l’Occidente – visto dalla prospettiva di Giovanni Paolo II – si inabissa in una crisi di civiltà. L’incontro dunque tra l’Europa dell’Est e l’Europa dell’Ovest è stata percepita dal Papa come una sfida per entrambe, nell’ambito della quale ciascuna aveva qualcosa da offrire e ciascuna aveva qualcosa da perdere. Una formula piacevole, arguta, funzionava all’epoca: Ex oriente lux. Ex occidente luxus. In un’intervista, il Papa disse: “Tenderei perfino a constatare che è l’Europa Orientale che ha più da perdere – nel senso dell’identità – perché, grazie all’esperienza del totalitarismo, è l’Europa Orientale che ha acquisito maggiore maturità. – La deve dunque al comunismo? – L’ha acquisita, piuttosto, nel processo di autodifesa e di lotta contro il totalitarismo marxista”.L’apertura ad Est e alla ricchezza dell’esperienza, spesso dolorosa, dell’Europa orientale non è sempre facile. “La tendenza a pensare e a parlare dell’Europa servendosi unicamente di dimensioni ‘occidentali’ è caratteristico delle persone e degli ambienti che rappresentano la parte occidentale dell’Europa, anche se non soltanto di loro”. L’avventura orientale dunque ci attende ancora.(*) segretario generale Comece (Europe Infos)