CHIESA E GIOVANI
La seconda giornata del XII convegno Cei
Nel tempo del discernimento, tempo vissuto soprattutto dai giovani con particolare intensità, una figura fondamentale è quella del padre spirituale, una persona che, secondo don Nico dal Molin, direttore del Centro nazionale delle vocazioni (Cnv), intervenuto stamattina, deve avere "capacità di ascoltare prima che di proporre, di vivere una dimensione affettiva della vita, di esprimere dei sentimenti senza nascondere le proprie difficoltà e soprattutto di essere persona di preghiera". Nel secondo giorno del XII convegno Cei di pastorale giovanile, "Crescere insieme per la vita buona" si è preso in considerazione il tema del discernimento. Un tema richiamato più volte negli Orientamenti pastorali "Educare alla vita buona del vangelo" e a questo riguardo don dal Molin ha sottolineato che "una guida spirituale non è un superman al fianco di un giovane in difficoltà". "Una guida spirituale ha detto – deve essere una persona assetata di felicità e spiritualità. I giovani hanno bisogno di serenità profonda, quindi o trovano qualcuno che indichi loro la via della beatitudine altrimenti il rischio è lo spaesamento totale". Insomma "i giovani hanno bisogno di persone che sappiano discernere e che li aiutino a compiere scelte facendo sentire che Dio è vicino".
"Vuoto educativo". Ha posto in evidenza la responsabilità degli adulti, il vescovo di Avezzano, mons. Pietro Santoro, membro della Commissione episcopale per la famiglia e la vita, presente al convegno. "La dimensione educativa ha, oggi, un rilievo di eccezionale urgenza ha dichiarato al SIR a margine dei lavori – in quanto siamo di fronte ad un vuoto educativo che parte dagli adulti e che ha per terminale le nuove generazioni. La generazione adulta vive in una smemoratezza delle proprie radici, delle proprie collocazioni nella storia e nella chiesa ed è incapace di proposte". Sembra che la dimensione educativa "sia stata abbandonata a vantaggio di ricette di sopravvivenza. I giovani rischiano di essere naufraghi in una società ricca di tante voci ma priva di quella che indica loro orizzonti ben definiti. La Chiesa quindi deve offrire se stessa come luogo di senso e soprattutto di consapevolezza che l’unico che realizza l’uomo è Cristo".
Pronti a costruire il "bene comune". Ma i ragazzi italiani sono oggi immersi nella realtà di un Paese che vive una grande difficoltà: "in questo contesto ha dichiarato al SIR Paola Dal Toso, segretario generale della Consulta nazionale per le aggregazioni laicali (Cnal) – le associazioni possono rappresentare un luogo straordinario dove avviare i giovani a una sensibilità pre-politica", che poi in futuro li porti a impegnarsi per il "bene comune". Dal Toso, che stamattina ha coordinato uno dei momenti di riflessione e confronto, ha spiegato che nei gruppi e nelle associazioni si sperimentano "il realizzare qualcosa insieme, il collaborare, il raggiungere obiettivi condivisi", cose che preparano i giovani a impegni più grandi; proposte come "incontrare luoghi di bisogno, fare esperienze di volontariato, o incontri di educazione alla legalità" hanno un grande valore educativo. L’urgenza educativa è stata il filo rosso di tutta la riflessione. "Il mondo che cambia ci interpella ha aggiunto il segretario Cnal ma oltre ai problemi della cultura contemporanea dobbiamo ricordarci che educare è possibile e bello". Un altro punto cardine della riflessione della mattinata è stata la necessità d’imparare a "stimarsi" tra gruppi e associazioni che hanno carismi diversi, a "costruire alleanze" condividendo un "progetto educativo".
La presenza europea. Al convegno partecipano, anche, i rappresentanti delle pastorali giovanili europee, sono quattordici, provenienti da nove Paesi diversi. "Mi hanno chiesto di venire in Italia e vedere cosa si fa e come per i giovani e scrivere poi un report in inglese – ha raccontato Catriona Dow, una giovane studentessa scozzese -. Da noi i fedeli appartenenti alla Chiesa cattolica sono meno del 10% della popolazione e non c’è molto per i giovani: abbiamo il problema di coinvolgerli e di dare loro le motivazioni per partecipare alla vita della Chiesa". "È la prima volta che siamo stati invitati a questo incontro ha raccontato suor Barbara Poredos, della Slovenia e per noi è un grande arricchimento. Nel nostro Paese è urgente lavorare molto per le famiglie, che sono in crisi, e investire nell’educazione dei ragazzi fin da quando sono piccoli". Per la religiosa, ci sono anche dei problemi comuni che caratterizzano i Paesi europei, come "l’invecchiamento della popolazione e il clima culturale che respirano i giovani: per questo, credo che sia importante condividere qualche esperienza e individuare insieme alcune soluzioni". Don Mauro Portelli, di Malta, ha sottolineato che nel suo Paese i cattolici sono la maggioranza, ma "coloro che vanno alla messa e i praticanti veri e propri sono molto pochi. Per questo dobbiamo essere attenti a non escludere nessuno, ma anzi a pensare a una pastorale il più possibile inclusiva che tenga conto anche dei più lontani".