UE E NEET
Cinquanta giovani europei e “The moving project”
Il teatro per recuperare la creatività dei giovani e abbattere l’autoesclusione. Con questo obiettivo è partito nel 2009 “The moving project”, un progetto cofinanziato dal programma “Leonardo da Vinci” dell’Unione europea, nato per arginare il fenomeno dei cosidetti Neet (Not in education, employment or training), giovani tra i 15 e i 24 anni che hanno abbandonato gli studi e rinunciato a cercare un’occupazione. Il progetto, conclusosi a ottobre, ha riguardato circa cinquanta ragazzi provenienti da tre zone dell’Unione dove il fenomeno dell’abbandono scolastico è significativo (Liverpool, Siviglia e Crotone). I ragazzi, coinvolti grazie alla collaborazione dei centri per l’impiego, delle case famiglia e dei servizi sociali, hanno lavorato alla realizzazione di un musical ispirato a “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare. A giugno i tre gruppi si sono ritrovati a Liverpool per la performance finale, unendo sul palco, in un unico spettacolo, un lavoro a distanza durato due anni. Anne Françoise Storz è stata la coordinatrice generale del progetto “Moving”. Con lei SIR Europa ha parlato dell’iniziativa e del fenomeno Neet.Quali possono essere le cause del fenomeno Neet? Quale impatto ha sulla società?“Il fenomeno dei Neet non è nuovo. In Inghilterra se ne parla almeno dal 1999, quando ci si è resi conto dell’emergenza. Da allora il governo britannico ha sviluppato molti progetti specifici, e finanzia tutt’oggi diversi programmi destinati al recupero di questi giovani. Quello dei Neet è un fenomeno che coinvolge tutti i Paesi, solo che purtroppo altrove è stato scoperto da pochi anni. In Italia se ne è parlato per la prima volta solo nel 2009, quando uscì il primo dato Istat. Un dato preoccupante, che indicava a oltre due milioni il numero di ragazzi che non studia e non lavora. Le motivazioni possono essere molte. Una delusione scolastica, vivere in ambienti difficili, la solitudine. Sono ragazzi che hanno abbandonato tutto, non vedono più un futuro davanti a loro, non ne vedono la possibilità. È un’intera generazione persa. Gli effetti sulla società li abbiamo visti tutti negli episodi che sono accaduti a Roma qualche settimana fa. Questi ragazzi non si sentono ascoltati, considerati, e rischiano per forza di cose di diventare violenti. Inoltre a livello economico stiamo parlando di un terzo della forza lavoro, di giovani, che sono improduttivi e non investono nella formazione. È una enormità. Se vogliamo uscire dalla crisi dobbiamo ascoltarli, perché loro possono sollevare l’economia”.Quali sono stati i risultati raggiunti dal progetto che ha coinvolto i ragazzi nel lavoro teatrale?“Più che il teatro abbiamo scelto l’arte scenica in generale, per attirare i ragazzi su qualcosa che piace a loro, che li attrae. Grazie al teatro siamo riusciti ad avvicinare questi giovani, a stimolare la loro curiosità, a riscoprire in loro la voglia di fare. Il teatro poi permette di lavorare su se stessi, di controllare l’aggressività, di sviluppare il rapporto con l’altro. Il risultato più grande è stato a livello personale, dove c’è stato un recupero enorme. I ragazzi hanno ritrovato fiducia, hanno detto che si sono sentiti rinati. Alcuni rifiutavano il contatto fisico, non volevano essere abbracciati, toccati e non volevano parlare di loro stessi. Si sono aperti, hanno sentito un’appartenenza, un gruppo, e si sono sentiti ascoltati. Si sono appropriati del testo, e hanno riscoperto il piacere di creare una storia. A livello di studio è stata una grande conquista, hanno imparato a leggere un testo, a usare la loro voce, hanno acquisito competenze, e hanno scoperto dei talenti che non sapevano di avere. Con questo progetto, dal nulla in cui si trovavano, i ragazzi hanno improvvisamente trovato un obiettivo, riacquistato la speranza, come ci hanno confessato. Alcuni di loro si sono reinseriti a scuola, altri si sono iscritti all’università. Delle ragazze hanno creato un laboratorio di teatro, altri sono stati assunti dal teatro stabile di Crotone come tecnici. E un ragazzo ha deciso di trasferirsi in Inghilterra per studiare recitazione”.Il progetto pilota si è appena concluso. Come non spegnere l’attenzione sul fenomeno Neet ? “L’obiettivo di questi progetti europei è quello di creare una attenzione al problema, e l’abbandono scolastico è una priorità soprattutto in contesti dove la disoccupazione giovanile è tra le più alte d’Europa. La provincia di Crotone è una delle più disagiate d’Italia. I dati sono allarmanti, culturalmente sono ragazzi molto difficili, non solo oggettivamente vengono offerte loro poche opportunità di lavoro, ma anche soggettivamente hanno un profondo senso di sfiducia, non vedono prospettive, non credono nel futuro, sono demotivati. Per questo la volontà è quella di creare un precedente, affinché il progetto continui a livello locale e nazionale, grazie all’attenzione e ai finanziamenti delle Regioni o delle Provincie”.