CHIESA ED EUROPA (11)
Interviste con i vescovi Comece: mons. Treanor (Irlanda)
Con l’intervista a mons. Noel Treanor, vescovo della diocesi di Down e Connor, nell’Irlanda del Nord, prosegue lo speciale di SIR Europa dedicato alle riflessioni dei vescovi europei sul processo di integrazione europea e sul pensiero della Chiesa sulla casa comune europea (cfr SIR Europa 62-63-64-65-66-67-69/2011).Quali opinioni e aspettative nutrono i cattolici nel suo Paese nei confronti della Ue?“In generale, bisogna dire che l’opinione dei cattolici è divisa. Nella repubblica di Irlanda, che copre i due terzi dell’isola, abbiamo visto con più evidenza la divisione in occasione dei referendum di ratifica dei diversi trattati dell’Ue. Recentemente abbiamo visto una netta distinzione dell’opinione pubblica tra coloro che appoggiano completamene il progetto dell’Ue, nonostante alcune sporadiche esitazioni, e altri che per diversi motivi esitano e votano contro questi referendum, esprimendo dubbi consistenti o addirittura opposizione ad alcuni dei progetti europei. Questa divisione esiste anche all’interno della comunità cattolica, che è la maggioranza nell’Irlanda del Sud. Nel Nord l’opinione è divisa tra non cattolici e cattolici, la maggioranza dei quali è pro-Ue, anche se molti non sostengono il progetto europeo come attualmente è costituito e portato avanti. Il progetto dell’Ue è in Irlanda un argomento di acceso e intenso dibattito pubblico”.L’opinione pubblica si fonda su una informazione corretta: pensa che nella sua realtà, ci sia una informazione appropriata sulle istituzioni Ue e sulle Chiese europee?“Sì, in termini di flusso continuo di informazioni. Invece non è adeguatamente promossa e sviluppata dalle istituzioni e nemmeno dai nostri mass media la narrazione sul significato e l’importanza del progetto europeo, al di là del raggiungimento della pace, nello specifico di oggi per quel che riguarda la solidarietà tra i popoli dei diversi stati dell’Ue, il ruolo dell’Ue nel villaggio globale. L’Ue con il suo dipartimento per l’informazione deve ripensare e riformulare questo secondo capitolo nella promozione della significatività, pertinenza e consistenza del progetto europeo: raggiunta la pace e la solidarietà nella comunità europea, occorre adesso sviluppare un nuovo capitolo che si concentri sulla significatività dell’Unione in quanto atta a rendere gli Stati membri in grado di affrontare le sfide dell’Europa oggi e sul ruolo dell’Europa nella comunità delle nazioni, sulle interrelazioni tra le varie realtà continentali: ci stiamo muovendo e dobbiamo muoverci verso un sistema di governance globale per poter affrontare questioni come l’energia, l’acqua, le banche, le problematiche demografiche. Nonostante la massa di tecnologia a nostra disposizione, questa nuova qualità dell’informazione purtroppo manca. E questa è una sfida sia per l’Ue, sia per coloro che lavorano nei media”. Come può la Chiesa nel suo Paese contribuire all’Unione europea?“Credo che le Chiese in Irlanda, la cattolica, anglicana e le Chiese della Riforma, abbiano cercato di presentare alle persone, nei decenni passati e soprattutto dal 1973, quando l’Irlanda è entrata nell’Ue, il significato del progetto europeo e l’importanza del contesto europeo per l’Irlanda anche ai fini della riscoperta, riappropriazione e rivalutazione della nostra eredità ed identità culturale cristiana all’interno di quel contesto europeo in cui l’Irlanda aveva avuto un ruolo significativo nel primo medioevo. Questo contributo si è verificato anche nei decenni passati, in particolare nei periodi di ratifica dei trattati. Credo altresì che le Chiese possano dare un ulteriore contributo; penso ad esempio che le nostre Chiese nazionali debbano appropriarsi del lavoro portato avanti dalla Comece per quel che riguarda le questioni strettamente connesse all’Ue e dal Ccee per ciò che concerne un riferimento pastorale europeo. Nello specifico della Comece, un’area di interesse particolare sia oggi quella presa in considerazione del documento sull’economia sociale di mercato che è stato discusso dai vescovi nell’assemblea plenaria della fine di ottobre. Questo modello deve essere fatto conoscere in modo particolare nei Paesi dell’Europa meridionale. Il compito di diffusione di questa proposta concreta, quando il documento sarà pubblicato a gennaio, spetta alle Conferenze episcopali, alle loro strutture di pastorale sociale, ma deve essere fatto oggetto anche di incontri e dialoghi a raggio più ampio con i media, con le persone impegnate in politica ai diversi livelli e con il modo dell’economia, dell’informazione, dell’imprenditoria. Ciò che è comunque importante nel modo di dare il proprio contributo è di evitare la dicotomia tra vita spirituale e quotidianità, perché noi cristiani abbiamo imparato con l’incarnazione che Dio si è fatto uomo e che non c’è salvezza al di fuori delle dinamiche e dei drammi della vita quotidiana. Dobbiamo evitare il rischio di ricadere nelle devianze, cioè nelle eresie, dei primi secoli del cristianesimo. Questa è una grossa sfida per il nostro tempo”.Qual è il suo bilancio del lavoro della Chiese europee nella Ue?“Fin dalla fondazione della Comunità europea, nei primi anni del dopo guerra, attraverso persone di Chiesa, uomini e donne che avevano ruoli politici, civili, accademici, persone come Robert Schuman, e molti altri meno conosciuti o per niente famosi, la tradizione cristiana vivente di etica sociale e di spiritualità incarnata, sia stata lo stimolo e l’humus da cui la visione europea è emersa in modo qualitativamente nuovo, forgiando la creazione di quelle istituzioni che sono state il fondamento costituzionale della Comunità e poi dell’Unione europea. Dagli anni ’60, con la fondazione da parte dei gesuiti dell’Ocipe con la loro Sipeca, il Servizio di informazione pastorale europeo cattolico, e quindi la nascita di Comece e di altre organizzazioni a livello europeo, la Chiesa ha silenziosamente dato e continua a dare un contributo significativo e costante alla formazione dell’Europa e delle sue politiche, attraverso la sua missione di impegno con le quotidiane realtà sociali, politiche ed economiche. Questo può essere misurato in diversi modi e su diversi livelli. Ad esempio nell’accompagnamento di politiche: nel caso della ricerca e degli annessi risvolti di bioetica, la Comece ha creato un gruppo di specialisti che da anni segue questo lavoro europeo, confrontandosi con persone e organismi, aventi o meno il medesimo riferimento etico e di pensiero. Questo lavoro è stato in grado di influenzare, anche se non completamente, il pensiero e le decisioni delle persone incaricate di delineare una politica. Un altro ambito forse più visibile si può registrare nella lunga storia di accompagnamento di redazione dei trattati e dei testi fondamentali dell’Ue fino ad arrivare al famoso art. 17 nel trattato dell’Ue. Se mai persona dovesse dire che in un modo o nell’altro la Chiesa nella sua specificità abbia fallito o abbia parzialmente mancato, allora non conosce nulla dei processi politici dell’Ue, che sono difficili da seguire. La Comece ha lavorato con coraggio e con integrità, spesso con discussioni difficili e molto animate, in cui è stata necessaria non solo la presentazione, ma anche la difesa dell’identità cattolica, in un linguaggio che non intimidisse, ma aprisse al mistero dell’umanità e di Dio”.