UNIONE EUROPEA
Le previsioni economiche d’autunno
“La crescita è ferma in Europa: siamo a rischio di una nuova recessione”. Olli Rehn, vice presidente della Commissione, responsabile degli affari economici e monetari, non usa mezzi termini nel presentare le previsioni economiche d’autunno. Come trapelato nei giorni scorsi, la crisi permane sull’Europa comunitaria e Rehn ribadisce: “La crescita è un treno fermo”. Pil e disoccupazione. La ripresa, dunque, si è arrestata, il Pil non aumenta e non si intravvedono schiarite sul versante occupazionale. “Il forte deterioramento della fiducia colpisce investimenti e consumi – affermano le previsioni, rese note il 10 novembre a Bruxelles -, la debolezza della crescita mondiale frena le esportazioni, l’urgenza di risanamento dei conti pubblici grava sulla domanda interna”. Secondo l’Esecutivo la stagnazione del prodotto interno lordo nell’Ue “si trascinerà ben oltre il primo trimestre” del prossimo anno, con una crescita per l’intero 2012 “intorno allo 0,5% e una lenta ripresa entro il 2013, dell’ordine dell’1,5%”. Quindi una annotazione che si sperava di evitare: “Non si prevedono miglioramenti concreti sul mercato del lavoro”. D’altro canto le previsioni indicano un “progredire del risanamento dei conti pubblici con disavanzi in diminuzione fino ad attestarsi leggermente sopra il 3% entro il 2013”. Commentando le previsioni, che si spingono appunto fino al 2013, Olli Rehn, visibilmente preoccupato, ha affermato: “Benché in alcuni Stati membri si registri un aumento dei posti di lavoro, non si prevede alcun effettivo miglioramento sul versante della disoccupazione nell’insieme dell’Unione”. La chiave della ripresa della crescita e della creazione di posti di lavoro “sta nel ripristino della fiducia nella sostenibilità dei bilanci pubblici e nel sistema finanziario nonché nella accelerazione delle riforme volte a rafforzare il potenziale di crescita dell’Europa”. Quindi un messaggio ai governi dei 27 paesi aderenti: “Vi è ampio consenso sull’azione politica necessaria: occorre ora tradurla in pratica, senza se e senza ma. Per parte mia, inizierò sin dal primo giorno ad applicare le nuove regole di governance economica”. I numeri della recessione. La Commissione è stata di fatto costretta a rivedere al ribasso le previsioni che erano state rese note in primavera: il leggero ottimismo di allora è stato purtroppo smentito. Tornando ai numeri, il Pil dell’area euro nel 2011 dovrebbe raggiungere l’1,5%, mentre per l’Ue27 sarebbe all’1,6%. Ma nel 2012 i dati scenderebbero rispettivamente allo 0,5 e allo 0,6% per risalire nel 2013. La previsioni segnalano però significativi scostamenti nazionali. Ad esempio la Germania marca, per il 2011, un buon 2,9%, per poi ridimensionarsi allo 0,8% l’anno prossimo; per la Francia si passerebbe dall’1,6 di quest’anno allo 0,6 del 2012, per l’Italia dallo 0,5 di quest’anno allo 0,1% dell’anno venturo. Situazioni positive si segnalano in Polonia (4,0% quest’anno; 1,4% l’anno prossimo) e in altri paesi come Austria, Finlandia, Svezia. La Spagna resterebbe ferma allo 0,7% sui due anni, mentre Grecia e Portogallo hanno dati negativi. Sul versante occupazionale il dato complessivo di quest’anno – con il 10% circa della forza lavoro senza occupazione – mostra realtà tutto sommato confortanti (Germania, Austria, Paesi Bassi, Finlandia, Repubblica ceca, Svezia e Regno Unito), accanto ad altre più preoccupanti, come Francia, Portogallo, Slovacchia, Bulgaria, Ungheria e repubbliche baltiche. Il paese con il maggior tasso di disoccupazione è la Spagna, con il 20,9% di senza lavoro sia nell’anno in corso sia nel 2012. Infine l’inflazione: secondo gli esperti nel 2012 dovrebbe tornare sotto il 2%.Elementi che interagiscono. Nel tentativo di leggere la situazione attuale, la Commissione scrive nel documento previsionale: “Dall’estate le prospettive sono notevolmente peggiorate. La crisi del debito sovrano negli Stati membri della zona euro è dilagata e anche la sostenibilità del debito nelle economie avanzate fuori dell’Ue è entrata nel mirino degli investitori e l’economia globale ha perso forza”. In questo contesto di incertezza non è immaginabile che le imprese vogliano fare nuovi investimenti e, allo stesso modo, i consumi delle famiglie “saranno orientati alla prudenza”. Inoltre le previsioni indicano che “le banche saranno più avare nella concessione di crediti”, il che ridurrà ulteriormente le prospettive degli investimenti e dei consumi. I differenti fattori negativi si incrociano tra loro: “La debolezza dell’economia reale, la fragilità delle finanze pubbliche e la vulnerabilità del settore finanziario sembrano influenzarsi reciprocamente in un circolo vizioso; fiducia e crescita torneranno solo se si interrompe questa interazione perversa”. Rehn scrive però una nota che lascia spazio a qualche speranza: “Ci si attende che verso la metà del 2012 le misure decise negli ultimi mesi si traducano in una riduzione dell’incertezza legata alla crisi del debito sovrano e dei mercati finanziari, il che gradualmente riaprirà i rubinetti di investimenti e consumi”, facendo ripartire il Pil.