GIORNATA RINGRAZIAMENTO

Il buon senso è nei campi

Domani la Giornata nazionale ad Acerenza

“Solo con Dio c’è futuro nelle nostre campagne!” è il tema della 61ª Giornata nazionale del ringraziamento che, promossa dall’Ufficio nazionale per i problemi sociali e del lavoro della Cei, si celebra domenica 13 novembre, ad Acerenza (Potenza), in collaborazione con alcune associazioni. Tra queste la Coldiretti, al cui presidente Sergio Marini il SIR ha posto alcune domande.

L’Italia sembra in uno stato di “perenne alluvione”: molti hanno letto nell’abbandono delle campagne e nella cementificazione selvaggia le cause degli attuali disastri. Occorre un nuovo modo di governare il territorio?
“L’Italia frana perché quasi il 25% della campagna è stato abbandonato o coperto dal cemento negli ultimi 40 anni. Il rapido processo di urbanizzazione spesso incontrollata non è stato accompagnato da un adeguamento della rete di scolo delle acque ed è necessario intervenire per invertire una tendenza che mette a rischio la sicurezza idrogeologica del Paese. L’agricoltore, quando vive in campagna, opera naturalmente una serie di azioni di prevenzione, pulisce le scoline, i fossi, ma anche lo stesso manto erboso e la vegetazione hanno un importantissimo ruolo nel rallentare l’azione e l’intensità delle acque favorendone l’assorbimento. A ciò si aggiungono le intensissime precipitazioni effetto dei cambiamenti climatici. Per garantire la sicurezza del territorio occorre un’azione di prevenzione e programmazione degli investimenti fondata sul rispetto della destinazione del territorio, sul governo delle acque, sull’ammodernamento delle infrastrutture e sul coinvolgimento responsabile di imprese e cittadini. Occorre inoltre attuare politiche per favorire la permanenza degli agricoltori nelle campagne. Qualcosa si può già fare: è in discussione la nuova politica agricola comunitaria le cui risorse dovrebbero essere indirizzate anche per premiare i veri di agricoltori che vivono sul territorio”.

Nell’ultimo anno si è registrato un aumento del 6% di giovani imprenditori che “tornano alla terra”: anche di fronte ai dati della disoccupazione in Italia, come spiega questa crescita e cosa si sentirebbe di dire a un giovane in cerca di lavoro?
“L’agricoltura è l’unico settore che non ha visto diminuire la presenza percentuale di giovani imprenditori under 30 negli ultimi 15 anni; percentuale più che dimezzata nell’attività manifatturiera. La presenza di giovani agricoltori è rimasta stabile a conferma che il ricambio generazionale in agricoltura è più alto che in altri settori. Da decenni si parla di imprese agricole condotte da anziani, ma si tratta per lo più di ‘non più giovani’ rimasti in famiglia a dare una mano fino alla fine, magari come titolari di azienda. Non c’è contrapposizione generazionale; nell’Italia della crisi finanziaria e di sistema c’è anzi spazio per giovani coraggiosi e portatori di idee nuove. Nell’attuale congiuntura non favorevole, il 78% delle imprese condotte da giovani ha realizzato investimenti per l’espansione dell’attività o il miglioramento della qualità dei prodotti. Le giovani imprese agricole si caratterizzano per un maggior grado di diversificazione produttiva, maggiore capacità di innovare il marketing mix con ben l’87,5% dei giovani che vende direttamente e il 22% che rifornisce i gruppi di acquisto solidali. Di cosa siano capaci i giovani lo vedremo in occasione della consegna, il 17 novembre, degli Oscar Green, manifestazione ideata da Coldiretti per premiare l’innovazione giovanile in agricoltura. Indispensabile tuttavia la rimozione dei tanti ostacoli all’ingresso: dal costo dei terreni al credito, dalla semplificazione amministrativa alla volatilità dei prezzi che impedisce la programmazione, perché un giovane ha bisogno di prospettive di lungo periodo per la propria impresa”.

Il nostro Paese sta vivendo giorni difficili a causa di una crisi finanziaria e di sistema: anche l’agricoltura ne verrà schiacciata o proprio da questo settore potrebbero arrivare sorprese e segnali incoraggianti?
“Certamente dopo i danni provocati dalla finanza non si può che prevedere un futuro positivo per l’economia reale di cui l’agricoltura è la massima espressione. L’agricoltura rappresenta quell’Italia del buonsenso di cui è ricco il Paese e dalla quale ripartire per superare questo difficile momento di crisi. Il nostro buon cibo, i nostri territori sono una delle leve che ci permette di competere nel mondo e sulle quali occorre investire. Occorre superare i drammatici effetti dei due ‘furti’ cui è sottoposto giornalmente il settore: da una parte, il furto di identità e immagine che vede sfacciatamente immesso in commercio cibo proveniente da chissà quale parte del mondo come italiano; dall’altra, quello di valore aggiunto che vede sottopagati i nostri prodotti senza alcun beneficio per i consumatori. Per sostenere la redditività delle imprese agricole, Coldiretti è impegnata nel progetto per una ‘Filiera agricola tutta italiana’ che ha l’obiettivo di eliminare le distorsioni e tagliare le intermediazioni con l’offerta, attraverso la rete di consorzi agrari, cooperative, mercati degli agricoltori di Campagna Amica, agriturismi e imprese agricole di prodotti alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto prezzo”.