GENOVA

Percossa ma non piegata

Il card. Bagnasco alla messa per le vittime dell’alluvione del 4 novembre

Genova è una città “percossa ma non piegata”, ha mostrato “grande forza, vicinanza fraterna, senso del dovere” ed in lei “la fiamma della fiducia non è stata spenta dall’acqua devastatrice”. Così l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, nell’omelia che ha pronunciato questa sera, nella cattedrale di San Lorenzo, in occasione della messa ‘per le vittime ed i colpiti dell’alluvione che venerdì scorso 4 novembre ha colpito il capoluogo ligure.

Genova percossa ma non piegata. “Genova – ha detto il cardinale – è una comunità percossa ma non piegata. Attende ciò che è giusto, ma guarda avanti, è in movimento”. “Genova – ha detto all’inizio dell’omelia – è ancora una volta percossa dalla tragedia: la furia dell’acqua ha trascinato via cose, lavoro e strade, ma soprattutto si è portata via sei vite umane. E queste non potranno essere rimpiazzate da nulla”. “Vorremmo abbracciare tutti coloro che hanno ancora vivo nell’ anima il terrore dell’acqua violenta, che ha invaso impietosa e devastato inarrestabile ambienti di lavoro e cose, gettando persone e famiglie in situazioni di disagio e spesso di grave desolazione”.

Una grande forza. “C’è ancora la speranza” ha poi domandato il porporato?. La speranza, ha aggiunto, “l’ho cercata sui volti segnati dal dolore, tra le pieghe dei gesti, in qualche accento delle magre parole”. “Negli occhi di coloro che spalavano fango dalle cose proprie o altrui, che cercavano con pazienza di salvare il salvabile – ha proseguito – ho visto una grande forza che mi ha commosso; ho scorto in quegli sguardi semplici, in quei saluti, una dignità profonda; ho letto in quelle strette di mano fangose e nobili una determinazione assoluta di riprendere la vita quotidiana al più presto. E nello stringersi a raccolta di tanti, che a titolo diverso erano accorsi, abbiamo visto prendere corpo la vicinanza fraterna, confermarsi il senso del dovere, farsi visibile quel vincolo di solidarietà umana e cristiana che sentiamo ci lega tutti gli uni agli altri e che, in condizioni normali, a volte esita a venir fuori, quasi si avessimo pudore di riconoscerci e di chiamarci fratelli. A tutti Genova è riconoscente e grata”.

Nessuno sia solo e abbandonato. “La speranza – ha proseguito – non è venuta meno, e la fiamma della fiducia non è stata spenta dall’acqua devastatrice. Noi sappiamo che la speranza e la fiducia, come il legame fraterno che fa di noi una comunità di vita e di destino, hanno una radice ben più profonda e forte di qualunque forza tenebrosa”. “In questi giorni – ha proseguito – un’altra onda è dilagata nella Città raggiungendo anche i punti più lontani, un’onda questa volta non limacciosa e oscura, ma spirituale, tanto da toccare il cuore di tutti: è l’onda della vicinanza degli affetti, degli intenti, delle speranze e della solidarietà”. Alla fine dell’omelia, il cardinale, ha poi elevato una preghiera a Dio con queste parole: “Accogli nella tua misericordia le anime dei defunti, conforta i loro cari, sostieni quanti sono stati colpiti, ravviva la nostra fiducia, la fiducia di Genova nel costruire il suo domani; dona a noi tutti fede convinta e coraggio generoso perché nessuno sia solo e abbandonato”.

Camminare gli uni vicini agli altri. Dopo la comunione il porporato ha invitato tutti “a camminare ancora più stretti gli uni agli altri”. Il porporato ha poi espresso una “parola di gratitudine ai sacerdoti delle parrocchie più colpite in prima fila insieme alle proprie comunità, una presenza fedele per tutti”. Ha poi ricordato la telefonata ricevuta dal Santo Padre il giorno successivo all’alluvione nella quale il Papa “ha espresso vicinanza ed affetto alla città ed alla diocesi e mi ha incaricato di benedire questo nostro popolo quel popolo che questa sera voi rappresentate, le persone più colpite, più segnate dal disastro e dalla sofferenza ma anche quel popolo che è la comunità di Genova e che d’ora in poi vogliamo che si guardi e che si parli con sempre maggiore benevolenza intelligenza stima operosità per camminare veramente insieme”. Al termine della Messa il porporato si è fermato a salutare con affetto i parenti delle vittime. In particolare ha abbracciato e baciato il figlio di 14 anni di Angela Chiaromonte, i genitori di Serena Costa e il figlio di Evelina Pietranera.

Non c’è fango che tenga. Alla cerimonia erano presenti in prima fila i parenti delle vittime e, lato dell’altare, le autorità civili e militari. Tra loro il sindaco di Genova Marta Vincenzi, diversi assessori comunali, il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, esponenti della Provincia, il prefetto di Genova, Francesco Musolino, il questore, Massimo Maria Mazza. Presenti i gonfaloni di Comune, Provincia e Regione. Numerosi i presenti in chiesa. All’esterno della cattedrale in vendita le magliette “non c’è FANGO che tenga” per raccogliere i fondi per gli alluvionati.