PAKISTAN

Sui passi di Bhatti ” “

Il ministro Akram Masih Gill nei giorni scorsi a Torino

Promuovere la pace, la tolleranza e una maggiore solidarietà tra le componenti della società pakistana. È l’arduo compito del ministro per l’armonia nazionale del Pakistan Akram Masih Gill, che ha raccolto l’eredità di Shahbaz Bhatti, il ministro cattolico per le minoranze ucciso il 2 marzo scorso dagli estremisti islamici a causa delle sue prese di posizione in difesa dei non musulmani e in particolare di Asia Bibi. Sabato 12 novembre, il ministro cattolico Akram Masih Gill è stato in visita a Torino, dove ha incontrato il sindaco Piero Fassino, prima di recarsi a San Benigno Canavese per la conferenza della Winter School promossa dall’associazione “Difendiamo il futuro”, dedicata quest’anno al tema “Libertà e responsabilità”.

Tutelare le minoranze. “Dopo l’assassinio di Shahbaz Bhatti la comunità cristiana pakistana vive nel terrore, molto più di prima – ha esordito il ministro –. È per questo che quando il mio partito, il Pakistan Muslim League si è alleato con il Pakistan People’s Party, del quale erano esponenti Benazir Bhutto e Bhatti, ho deciso che era giunto il momento di uscire allo scoperto per far rispettare i diritti della nostra minoranza religiosa. Il ruolo del nostro ministero è molto importante perché, sia a livello locale che nazionale, siamo riusciti a mantenere un ruolo attivo delle minoranze nello stato pakistano”. In Pakistan, su 190 milioni di abitanti, circa 1 milione e 800mila sono cattolici. “Il padre della nazione pakistana, Muhammad Ali Jinnah, alla vigilia dalla separazione dall’India, tenne un discorso nel quale immaginava un paese libero, in cui tutte le religioni venissero rispettate – ha ricordato Akram Masih Gill –: ‘Siete liberi di andare ai vostri templi, liberi di andare alle vostre moschee o in ogni altro luogo di culto nello Stato del Pakistan. Potete appartenere a ogni religione, casta o credo; ciò non ha a che fare in nessun modo con gli affari di Stato’. Ma i successori di Jinnah misero al primo posto gli ideali religiosi musulmani, in maniera integralista”.

 La legge sulla blasfemia. Nacque così nel 1986 la legge sulla blasfemia, che prevede la pena di morte per chi insulta Maometto o il Corano. Il più delle volte l’accusa di blasfemia è solo il pretesto per una vendetta personale o per risolvere un litigio. Ne è un esempio il caso di Asia Bibi, la donna che dopo una lite al pozzo con altre donne è stata accusata e condannata in primo grado alla pena di morte. “Il caso di Asia Bibi non è l’unico, l’accusa di blasfemia riguarda anche donne islamiche o induiste – ha spiegato il ministro Gill –. Le donne cristiane poste sotto accusa da quando fu emanata la legge sulla blasfemia, nel 1987, sono state 14. Mentre le donne musulmane accusate sono state 20. Il caso di Asia Bibi ha suscitato l’attenzione dei media internazionali, che a volte hanno un po’ strumentalizzato la vicenda, mettendo in moto i gruppi religiosi più integralisti. Questo ha portato all’assassinio di Shahbaz Bhatti e del governatore del Punjub, Salmaan Taseer”. Al momento, “per Asia Bibi è stata emessa una sentenza di primo grado. Bisognerà aspettare il secondo grado di giudizio e poi l’appello alla corte suprema. Nulla è ancora deciso. Ricordo che in passato ci sono stati casi di donne cristiane accusate di blasfemia che furono assolte in ultimo grado”. Secondo Akram Masih Gill, “il problema principale della legge sulla blasfemia è il cattivo uso che ne viene fatto: il nostro compito è trovare una mediazione tra i vari gruppi per cercare di evitare che venga utilizzata strumentalmente. Anche perché al momento sarebbe difficile, con 10 parlamentari e 4 senatori delle minoranze, fare abrogare questa legge”.

Qualche passo avanti. “Fino al 2002 il trattamento delle minoranze era pessimo, ma da allora abbiamo fatto dei passi avanti – ha precisato il ministro –. Soprattutto, siamo riusciti ad avere una quota di seggi parlamentari riservati alle minoranze. Ci stiamo anche adoperando perché il divario economico tra le popolazioni si accorci: per questo abbiamo fatto in modo che lo 0,5% dei posti statali fosse riservato alle minoranze. E stiamo lavorando a una proposta di legge che preveda l’introduzione di codici familiari differenti in base al credo religioso”. Per Akram Masih Gill, però, la vera emergenza è l’istruzione della comunità cattolica. “È importante che il sistema educativo venga migliorato – ha detto il ministro –. In Pakistan ci sono 504 istituti scolastici cattolici, ma il 99% di questi allievi sono musulmani, e gli studenti cristiani sono pochissimi. Bisognerebbe aprire di più alla comunità cattolica, dedicando le ore serali ai ragazzi cattolici più poveri, per far sì che avanzino socialmente”.