SCIENZA & VITA
Dai ”diritti a ogni costo” ai ”doveri della libertà”
"L’impercettibile slittamento dalla stagione dei semplici diritti individuali a quella dei doveri condivisi" è un "indizio" che "il clima culturale sta cambiando", non solo a causa della crisi economica, ma anche per "la constatazione dei fallimenti, cui ha condotto una certa visione angusta e troppo ripiegata su se stessa". Lo ha detto mons. Domenico Pompili, sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, intervenendo oggi alla conferenza stampa di presentazione del convegno "Scienza e cura della vita: educazione alla democrazia", in programma a Roma venerdì prossimo, 18 novembre. Ad aprire i lavori (ore 16, Centro Congressi Tv2000, via Aurelia 796) sarà il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, con una "lectio magistralis" sul tema del Manifesto associativo, che dà il titolo al convegno di "Scienza & Vita". Seguirà una tavola rotonda, moderata dal direttore di "Avvenire", Marco Tarquinio, alla quale parteciperanno gli onorevoli Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani, Pier Ferdinando Casini e Roberto Maroni.
Per una società "a dimensione umana". "Accade che l’affermazione dei diritti ad ogni costo sempre più ceda il passo ad un pensoso riflettere intorno ai doveri della libertà", ha spiegato mons. Pompili soffermandosi sulla "profonda relazione tra la cura della vita e la tenuta democratica di un Paese". "Dietro questa insospettabile correlazione ha affermato si gioca una partita decisiva giacché la capacità di esercitare un’attenzione amorevole verso ciò che è fragile e indifeso è la riprova della tenuta di una società che intenda farsi carico del bene comune". "È tempo di superare la ricorrente contrapposizione tra sacralità della vita, che sarebbe ispirata ad un sentire religioso e qualità della vita, che invece sarebbe frutto di una posizione laica", ha detto mons. Pompili, secondo cui "c’è una priorità della vita sulla sua eventuale regolamentazione e non è possibile disattendere questa evidenza etica, pena compromettere l’insieme degli stessi beni sociali". Di qui la necessità di riscoprire la "legge naturale", che "ha sdoganato la persuasione che esistano valori e vincoli che precedono qualsiasi legislazione positiva". La "posta in gioco", come ha ricordato il card. Bagnasco a Todi, è "una specie di metamorfosi antropologica", che riguarda in primo luogo l’inizio e la fine della vita, "sorgenti" dell’uomo e base dei "principi non negoziabili" che "non possono essere piegati ad altre logiche", in quanto sciolti "da qualsiasi altra valutazione esterna di tipo utilitaristico o strumentale". "Non si può affrontare il cambio epocale in cui siamo immersi senza avere una visione d’insieme, un orizzonte di senso, una saggezza di fondo che, ispirata o meno dalla fede, sappia farsi carico delle trasformazioni tecnologiche senza perdere l’orizzonte umanizzante", ha concluso mons. Pompili, sottolineando che "il dialogo è favorito non dalle reticenze o dalle ambiguità, ma dalla chiarezza dell’impostazione antropologica". In questa prospettiva, l’appuntamento promosso da "Scienza & Vita" rappresenta "una occasione per rimettere al centro ciò con cui misurarsi per costruire una società a dimensione umana", superando "quell’atteggiamento pregiudiziale e ideologico che evita di affrontare la questione, lasciandosi catturare dalle polemiche".
L’"alleanza di cura". "La dimensione della cura è un’arte morale, che contempla la terapia, ma non si risolve nella terapia". A precisarlo è stato Lucio Romano, copresidente nazionale di "Scienza & Vita", che ha esortato a passare da un’"alleanza terapeutica" a un’"alleanza di cura", sulla scorta dei contenuti del Manifesto che dà il titolo al convegno ed è stato elaborato nel marzo scorso dal Consiglio esecutivo nazionale, grazie alla "proficua collaborazione" delle 104 associazioni locali. Romano ha citato l’esempio delle Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento), che "se vengono affrontate solo nei termini di un’alleanza terapeutica, sono ridotte agli interventi legati alla guarigione, mentre in situazioni di grande fragilità e vulnerabilità come queste la persona non ha più bisogno di terapia, ma ha assolutamente bisogno della cura. Se l’alleanza di cura non c’è, siamo di fronte o a un atto eutanasico, attivo o passivo che sia, oppure all’accanimento terapeutico". Riferendosi alla tavola rotonda del convegno, cui parteciperanno esponenti politici, Romano ha spiegato che "vuole favorire un confronto che non si basa su prevaricazione, ma su una proposta culturale fatta con sobrietà, delicatezza e in spirito di assoluto servizio".
Al centro del dibattito. "I principi non negoziabili non sono affermazioni innocue: servono a far vedere che non ci sono scelte obbligate, ma che nessuna scelta è moralmente indifferente". Lo ha detto il sociologo Luca Diotallevi, consigliere nazionale di "Scienza & Vita". "In piena crisi di governo ha osservato il sociologo riferendosi all’iniziativa di venerdì la Chiesa pubblicamente fa una riflessione in cui si argomenta la superiorità di un diritto rispetto a una legge". "La democrazia ha bisogno della religione", la tesi del sociologo, secondo il quale "lo spazio pubblico è di tutti, e la Chiesa sta al centro del dibattito pubblico, dalla parte della domanda e dell’offerta". "Non si può prescindere da una visione della vita come il bene di maggiore nobiltà e di grandezza del creato", ha affermato il neuropsichiatra Massimo Gandolfini, secondo il quale "scienza ed etica si influenzano vicendevolmente", tanto che"non esiste una scienza che possa fare a meno di un’impostazione etica".