CCEE

In cammino con l’Europa

I vescovi europei e il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa

"L’uomo è il cammino della Chiesa" e quindi "tutta la nostra attenzione è rivolta all’uomo in Europa, alla sua situazione personale, spirituale e sociale". È questo in estrema sintesi l’impegno del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) in questi 40 anni di vita, ricorrenza che verrà celebrata a Roma il 22 e il 23 novembre anche con un incontro con Benedetto XVI. A tracciare in questi termini il bilancio di una storia ormai quarantennale è il card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest e attuale presidente del Ccee. Era il 25 marzo 1971 quando furono approvate le prime norme direttive del Ccee. Frutto del Concilio Vaticano II, il Ccee fu una risposta all’urgenza e alla difficoltà per i vescovi di tutta l’Europa di incontrarsi in modo regolare e libero. Sin dalle sue origini, quindi, il Ccee fu pensato come un organismo che doveva respirare "a due polmoni". Attualmente, il Ccee consta di 38 membri. Difficile stilare un bilancio di questi 40 anni di storia. L’eredità lasciata sono 8 simposi, 6 incontri ecumenici, 3 assemblee ecumeniche, 2 fori cattolico-ortodossi; 40 assemblee plenarie (dal 1995 con i presidenti delle Conferenze episcopali), gli incontri di segretari generali, degli addetti stampa e portavoce, incontri di commissioni su una enorme varietà di temi. In tutto centinaia e centinaia di incontri, documenti, comunicati, interviste riguardanti la testimonianza della Chiesa in Europa.Amare l’uomo in Europa. "Tutta la nostra attenzione – afferma il card. Erdő – è quindi rivolta all’uomo in Europa, alla sua situazione personale, spirituale e sociale. Pensiamo in particolare alle questioni legate alle migrazioni e ai problemi collegati al crollo demografico: alla famiglia, all’educazione e alla cultura del rispetto per la vita per difenderla in tutte le sue fasi, dal suo concepimento alla morte naturale. Solo la cultura dell’amore e della vita potranno garantire un futuro. Come non pensare anche alle diverse dimensioni del quotidiano in Europa e quindi alle questioni politiche ed ai necessari rapporti fra Chiesa e Stato? E che dire del nostro rapporto con il Creato". "Amare l’uomo significa per noi anche e soprattutto dare ad ognuno la possibilità di incontrare e conoscere Gesù Cristo. Per questo motivo – prosegue – il Ccee è particolarmente impegnato nell’evangelizzazione e nella cura della fede".Etica della vita. "Le Chiese che sono in Europa – sottolinea il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana e vice-presidente del Ccee – contribuiscono con la fede e la testimonianza a rendere presente l’umanesimo cristiano. Ai nostri giorni, segnati dal relativismo sul piano teoretico e dal consumismo sul piano pratico, la fede cristiana è sfidata a dare ragione della sua plausibilità e della rispondenza alle domande profonde della gente". Ed aggiunge: "L’augurio che formulo è che la Ccee possa continuare nel solco tracciato in questi anni per approfondire sempre più il legame tra l’evangelizzazione e la cultura del nostro tempo, e per mostrare che il cristianesimo non è soltanto un dono da preservare ma è anche il compito che ci attende per reinterpretare il mondo in cui viviamo, a partire dall’uomo ‘creato ad immagine e somiglianza di Dio’". "Senza un reale rispetto di questi valori primi che costituiscono l’etica della vita, è illusorio pensare ad un’etica sociale che vorrebbe promuovere l’uomo ma in realtà lo abbandona nei momenti di maggiore fragilità".Europa e radici cristiane. "L’Europa – osserva mons. Anton Stres, arcivescovo metropolita di Ljubljana e presidente della Conferenza episcopale slovena – è il continente dove il cristianesimo ha vissuto uno dei suoi culmini più alti, plasmando la propria identità e, nonostante due scismi, ha formato i suoi valori fondamentali. Dall’Europa sono partiti i missionari in tutti gli altri continenti. La connessione delle Chiese particolari europee riveste, pertanto, un significato speciale. Il Ccee è stato fondato nel periodo in cui la divisione dell’Europa era segnata dalla cortina di ferro, contribuendo in maniera importante al superamento di questa divisione". "L’opera dello Spirito Santo per la Chiesa e per l’umanità del nostro tempo. Solo Dio sa quanti preziosi frutti hanno portato i reciproci consigli e le consultazioni". Così mons. Franjo Komarica, vescovo di Banja Luka e presidente della Conferenza Episcopale di Bosnia ed Erzegovina, definisce il Ccee. Poi si lascia andare ad un ricordo personale: "Ho provato personalmente gran gioia e conforto quando ho ricevuto, durante il mio arresto domicilio nel 1995, parole di sostegno e della protezione da parte di tutti i membri del Ccee e Kek che mi hanno inviato dalla loro sessione comune. Il Signore gli ricompensi generosamente per questo gesto d’amore fraterno! Prego il Dio che segue con la Sua benedizione il lavoro della Presidenza e del Segretariato del Ccee per il bene generale della Chiesa e della società contemporanea europea e mondiale!".