CCEE-SCHEDA
Il 22 e 23 novembre convegno a Roma e incontro con il Papa
Nel contesto delle celebrazioni per i 40 anni del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee) che culmineranno a Roma con un convegno il 22 novembre su Europa e Nuova evangelizzazione seguito all’indomani dall’incontro con il Papa al termine dell’udienza generale, SIR Europa propone una scheda storica del Ccee.La nascita. È dallo spirito e dall’esperienza del Concilio Vaticano II, che aveva permesso ai vescovi di vivere una intensa esperienza di dialogo e di confronto, che è nato il Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa come spazio per continuare il confronto e lo scambio sulle tematiche pastorali più urgenti per l’Europa e come luogo per vivere con maggiore concretezza la collegialità. Il giovane Roger Etchegaray, al tempo segretario generale della Conferenza episcopale francese, nelle ultime settimane del Concilio redisse una "semplice nota per istruire la ricerca di una collaborazione pastorale fra le conferenze episcopali d’Europa". In quei pochi paragrafi stava l’idea della "costituzione di una commissione episcopale composta da un delegato per ogni conferenza" con il compito di "seguire in modo speciale le modalità di collaborazione (…) e la promozione di ricerche comuni". Senza "creare una soprastruttura o un organismo troppo pesante" si voleva inserire questa esperienza di "aiuto scambievole" nella prospettiva della Chiesa universale e "nel quadro degli organismi postconciliari". Tredici presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa presenti al Vaticano II, il 18 novembre 1965, decisero così di istituire un segretariato di collegamento sotto la responsabilità di Etchegaray stesso e affidarono a un comitato di sei vescovi di diversi Paesi il compito di studiare come assicurare la continuazione del dialogo e della collaborazione. Il primo evento pubblico del non ancora nato Ccee avrà luogo nel luglio 1967 a Noordwijkerhout (Olanda): un primo Simposio con vescovi provenienti da una ventina di nazioni occidentali ed orientali, per una comune riflessione sulle strutture diocesane post-conciliari. Attività. Con l’approvazione e l’incoraggiamento di Paolo VI, si arriva alla nascita ufficiale del Ccee nel marzo 1971, e all’approvazione di "Norme direttive", a Roma, con diciassette rappresentanti di Conferenze episcopali, sotto la presidenza di Etchegaray, divenuto nel frattempo arcivescovo di Marsiglia. Nonostante il desiderio e l’intenzione di mantenere la struttura il più leggera possibile, nel giro di pochi anni le attività si intensificano e, dopo un nuovo Simposio a Roma nel 1975 sulla missione del vescovo al servizio della fede, diventano prassi la pubblicazione di un sintetico annuario, riunioni annuali dei segretari delle Conferenze episcopali, la nomina di vescovi delegati, per i laici, per la catechesi e i sacerdoti, l’ecumenismo. In questo ambito, il Ccee fin dalla nascita aveva dato vita ad incontri annuali in un comitato misto con la Conferenza delle Chiese europee (Kek). Dal 1978 in poi la collaborazione si allarga anche a incontri europei, alle ben note assemblee (Basilea, Graz, Sibiu) al comitato misto per le relazioni con l’islam in Europa, a una molteplicità di iniziative su varia scala. Giunge intanto nel 1977 il decreto della Congregazione per i vescovi che approva il Ccee. Giovanni Paolo II, che ha sempre mantenuto un atteggiamento aperto e positivo verso il Ccee, scrive in una lettera ai presidenti delle Conferenze episcopali nel 1986 "la gravità e l’urgenza dei problemi che incombono sul futuro cristiano dell’Europa, la loro dimensione sempre più internazionale, lo stesso mutato contesto sociale in cui vive la Chiesa, mentre inducono ad apprezzare il lavoro fin qui svolto dal ‘Consiglio’, spingono a incoraggiarne l’attività e ad auspicarne l’incremento". Così non stupisce che nel 1991 egli chieda che siano "membri gli stessi presidenti delle rispettive Conferenze episcopali", per dare maggiore autorevolezza all’organismo, cosa che verrà introdotta con il nuovo statuto del 1995. Le attività che nel frattempo il Ccee ha promosso sono innumerevoli: catechesi, pastorale dell’università, vocazioni, salvaguardia del creato, mass media, migrazioni, dialogo interreligioso, i Balcani e il sud-est dell’Europa, l’unificazione europea, l’Africa e le relazioni con il Secam e le altre realtà continentali, i simposi sulle grandi tematiche legate all’evangelizzazione e le già menzionate assemblee e iniziative ecumeniche come la Charta Oecumenica. Collaborazione pastorale. Tutti questi ambiti costituiscono lo spazio di collaborazione pastorale all’interno del quale i vescovi da 40 anni a questa parte in Europa trovano una modalità e una possibilità di confronto. Tutto ciò non sarebbe stato possibile se non grazie alle persone che concretamente hanno guidato il Ccee (presidenti ne sono stati figure del calibro dei card. Roger Etchegaray, Basil Hume, Carlo Maria Martini, Miloslav Vlk, mons. Amédée Grab e attualmente il card. ungherese Péter Erdő, al suo secondo mandato), o coloro che operativamente dal cuore pulsante della segreteria hanno condotto i lavori: il rev. Alois Sustar (1971-1977), in seguito arcivescovo di Ljubjana; il rev. Ivo Fürer (1977-1995), poi vescovo di St. Gallen, affiancato per un periodo dal francese rev. Paul Huot-Pleuroux; mons. Aldo Giordano (1995-2008) ora inviato della Santa Sede al Consiglio d’Europa, e oggi padre Duarte da Cunha. Dopo 40 anni, i vescovi che ogni anno siedono di diritto nell’assemblea plenaria del Ccee sono diventati 38, a rappresentare le 33 conferenze episcopali del continente, insieme agli arcivescovi del Lussemburgo, del Principato di Monaco, di Cipro dei Maroniti, il vescovo di Chişinău (Moldavia) e il vescovo eparchiale di Mukachevo.