EDITORIALE
Francia e Germania non impongono la loro volontà all’Ue
Nel corso dei vertici europei degli ultimi mesi, finalizzati a superare la crisi debitoria degli Stati dell’Eurozona, la cancelliera tedesca e il presidente francese hanno assunto la leadership in modo evidente. Questo comportamento è stato criticato dal punto di vista dell’idea comunitaria che è alla base della coesione dell’Unione europea. Si parla di un direttorio franco-tedesco. Il metodo comunitario prevede infatti che le istituzioni europee che riassumono in sé le posizioni e gli interessi di tutti i partner, debbano indicare la via e avanzare proposte che possano essere accettate come basi delle decisioni da parte di tutte le entità coinvolte.Nella crisi attuale, tuttavia, questo metodo non funziona. Ciò avviene per una serie di motivi, tra i quali la debolezza istituzionale e politica della Commissione europea gioca certamente un ruolo importante, sebbene occorra dire che i governi degli Stati membri, soprattutto quello tedesco e francese, non sono esenti da colpe. Da qualche tempo, infatti, questi si fanno promotori della tendenza ad attribuire alla disciplina comunitaria un valore minore rispetto alle ripercussioni nazionali. Questa tendenza, che può essere spiegata anche con l’incremento inflazionistico dei membri dell’Unione a 27 Stati, trova particolare espressione nella perdita d’importanza della formazione della volontà comunitaria e del processo decisionale nell’ambito delle istituzioni europee, privilegiando la cooperazione diplomatica e gli accordi tra i governi. A ciò si aggiunga che nella crisi originata dall’eccessivo indebitamento di alcuni membri, la capacità d’intervenire in modo efficace dipende soprattutto dalla disponibilità e dall’azione degli Stati che dispongono dei mezzi. Perché la crisi non è stata certo causata dall’Unione europea o dall’Unione monetaria, bensì dagli Stati che non si sono dimostrati all’altezza delle esigenze della loro appartenenza all’Unione, trascinando in tal modo in sofferenza l’intero sistema. Anche la responsabilità del fatto che questo sistema comunitario non abbia agito prima e meglio per contrastare gli errori e respingere la crisi è degli Stati membri che, in qualità di “signori dei trattati” e in virtù di un’idea superata di sovranità, non hanno messo a disposizione all’Unione gli strumenti che sarebbero stati necessari per difendere in modo efficace la stabilità del sistema contro il comportamento errato dei suoi membri. La legittimazione della Germania e della Francia a guidare l’Unione in situazioni particolarmente difficili e critiche non deriva solo dal fatto che essi sono i due Paesi più grandi e con le economie più forti dell’Eurozona. Anche il ruolo storico dei due vicini mitteleuropei conferisce loro una responsabilità particolare. In fin dei conti, le conseguenze fatali dell’inimicizia franco-tedesca che hanno tenuto l’Europa col fiato sospeso per fin troppo tempo, sono state la causa del ripensamento che ha avviato il processo di unificazione e pacificazione europea e la successiva istituzionalizzazione della pace nell’Unione. Una giustificazione del ruolo di leader europei comuni della Germania e della Francia potrebbe essere data inoltre dal fatto che i rispettivi Paesi e popoli rappresentano in modo particolare e ideale i due principi storici e le due esistenze, tra loro contrapposti, che devono essere portati a una sintesi se si vuole l’unità dell’Europa. La Germania è sostanzialmente una potenza continentale con un influsso politico e culturale verso nord e verso est. La Francia, invece, è una potenza aperta verso ovest e verso sud, verso l’Atlantico e verso il Mediterraneo. Anche dal punto di vista etnico e storico, i Paesi rappresentano due varianti differenti dell’influsso europeo. Infatti, mentre la Francia rappresenta la tradizione romanica e cattolica, la Germania incarna la tradizione germanica e protestante. Da tutto ciò risultano situazioni, prospettive e interessi specifici. L’avanzamento deciso e parallelo nonché l’armonia tra i due Paesi sono il requisito per la formazione della comunità europea. La loro leadership comune ordina e muove le forze che si oppongono al processo comunitario in direzione di soluzioni accettabili nel complesso dall’Unione. Tuttavia, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel possono formulare proposte che divengono decisioni solo nel momento in cui i partner le accettano. La loro approvazione viene facilitata dal fatto che i massimi rappresentanti delle istituzioni europee – ossia i presidenti del Consiglio europeo, della Commissione europea, della Banca centrale europea e dell’Eurogruppo – cooperano con regolarità allo sviluppo e alla formulazione delle proposte franco-tedesche. Anche per questo non si può parlare di un direttorio che impone la propria volontà ai partner.