MONETA UNICA E UE
Occorre però che il Consiglio europeo si occupi di governance economica
Molte voci affermano che la crisi economica, oltre che un gigantesco problema con pesanti ricadute concrete, rappresenta “un’opportunità”. Non è chiaro quali opportunità possano dischiudersi da miliardi in fumo, aziende chiuse, posti di lavoro persi. Eppure la recessione tuttora in corso, che ha destabilizzato l’area euro e i conti di numerosi Paesi, ha innestato un serrato, e a tratti utile, confronto in Europa, che vede delinearsi varie polarizzazioni: istituzioni comunitarie e governi dei Paesi membri; Stati rigoristi e indebitati; euroscettici ed europrofeti… Crisi globale, azioni comuni? Tali polarizzazioni si sono espresse, oltre che sui mass media e nei recenti summit dei 27 capi di Stato e di governo Ue, durante il dibattito sulla governance economica, svoltosi nell’emiciclo dell’Europarlamento il 16 novembre. Il confronto tra gli eurodeputati e i responsabili delle principali istituzioni dell’Unione ha soprattutto posto in evidenza come i modi di intendere la crisi e quelli per predisporre risposte efficaci si collocano su sponde diverse, talvolta molto lontane fra loro. Da una parte si impongono le voci di chi – tenuto conto degli aspetti “globali” della crisi e dell’accresciuta interdipendenza dei sistemi economici europei – invoca e cerca una risposta comune, responsabile, persino solidale. Dalla parte opposta si trovano invece (pur sempre con posizioni e sfumature differenti tra loro) i sostenitori delle risposte nazionali, intese a privilegiare gli interessi dei propri cittadini, pur in un quadro – nessuno lo nega – di complessità e globalità delle sfide.Moneta unica e progetto europeo. La zona euro “non è una deroga rispetto all’Unione europea, ma ne è parte integrante”. Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio Ue, intervenendo a Strasburgo sul tema della governance, ha insistito sul fatto che la moneta unica è un elemento essenziale del progetto comunitario; gli Stati che attualmente adottano la valuta unica sono 17, ma potenzialmente, ha ricordato lo stesso Van Rompuy, anche tutti gli altri Paesi potranno, “prima o poi, adottare l’euro”. Non pochi presenti hanno fatto correre il pensiero a Londra, dove il premier David Cameron ha ancora di recente ribadito la distanza che permane tra il Regno Unito e il processo di integrazione europea. Nel suo intervento, Van Rompuy ha elencato i provvedimenti assunti in sede Ue negli ultimi 20 mesi per far fronte alla crisi: dalla creazione delle tre autorità di vigilanza sui mercati finanziari, bancari e assicurativi alla riforma del Patto di stabilità, dal “semestre europeo” al fondo salva-Stati, dal Patto Euro plus (23 Stati che prefigurano riforme strutturali) al “six-pack” fino a Europa 2020. “Stiamo agendo nel breve periodo per far fronte alla recessione, ma al contempo guardiamo a interventi nel medio e lungo periodo”, soprattutto su tre versanti, ha sottolineato il politico belga: coordinamento delle politiche economiche, disciplina fiscale, rafforzamento del mercato unico. Rispondere alle sfide. “La crescita rallenta, la crisi pesa sulle famiglie e i lavoratori. C’è un peso eccessivo del debito sovrano da sopportare. Occorre dunque un approccio integrato ed efficace”, mediante una governance condivisa, che affronti molteplici aspetti: debito, fisco, mercati finanziari, lavoro. “Oggi ci servono stabilità e solidarietà, insieme”. José Manuel Barroso, presidente della Commissione, intervenendo nel dibattito, si è soffermato su un’analisi della situazione, dichiarandosi convinto che “la vera risposta ora è la crescita”. Due le linee indicate: “Rispettare, a livello nazionale, gli impegni assunti in sede europea; fare in modo che le istituzioni Ue rimangano al centro della risposta comune alle sfide imposte dalla crisi”. Barroso, che ha alle spalle il ruolo di premier del Portogallo, non ha dubbi: “Non servono altre istituzioni, il governo dell’area euro può essere assicurato dalla Commissione”, in un rapporto diretto e costante con gli Stati membri riuniti nel Consiglio europeo. “Questo perché l’euro non è separato dall’Ue, ma è al cuore del progetto” comunitario. Favorevoli e contrari. Jean-Claude Juncker, premier lussemburghese e presidente dell’Eurogruppo, dal canto suo ha affermato: “Dalle iniziative che abbiamo assunto in questi mesi dobbiamo trarre degli insegnamenti. Alcuni risultati sono apprezzabili, ma non certo ottimali. Vanno migliorati i risultati”, in una “azione concertata tra Ue e Stati”. Lo stesso Juncker ha spiegato: “La governance economica non può essere di esclusiva competenza dei ministri finanziari. Occorre che il Consiglio Ue, nelle sue diverse composizioni, si occupi di governance”, così che essa tenga conto degli aspetti sociali, territoriali, occupazionali, energetici, infrastrutturali (investimenti) nelle decisioni economiche. Gli interventi degli eurodeputati hanno quindi resa esplicita la varietà delle posizioni. L’emiciclo ha evidenziato che, accanto a una prevalente posizione pro-Europa, sono ben presenti le istanze nazionaliste e persino localiste. E se qualche parlamentare asserisce “ci vuole più Europa”, non manca chi urla: “Viva il potere sovrano degli Stati”. Anche questa è l’Ue.