CRISI FINANZIARIA E IMMIGRAZIONI
I cattolici chiamati a un supplemento di responsabilità e di servizio
Crisi finanziaria, grandi spostamenti migratori, aumento della povertà e della polarizzazione della ricchezza in pochissime mani: sono alcuni dei fenomeni di cui si è occupata la seconda giornata dei lavori del colloquio internazionale su "Il ruolo delle istituzioni alla luce dei principi di sussidiarietà, di poliarchia e di solidarietà", promosso ieri e oggi dalla Pontificia Università Lateranense e dal Comitato per le "Settimane Sociali dei cattolici italiani". "Di fronte ai vari e gravi problemi di carattere economico, finanziario e sociale presenti oggi a livello mondiale si rende evidente la esigenza di una vera autorità politica mondiale, che non è una novità per la Chiesa perché venne già tratteggiata vari decenni fa dalla ‘Pacem in terris’ di Giovanni XXIII": lo ha detto il segretario del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, mons. Mario Toso, che ha proposto le sue riflessioni muovendo dalla "Caritas in Veritate" di Benedetto XVI. Oltre a evidenziare la necessità di una riforma del sistema monetario e finanziario internazionale, alla luce "della esigenza di giustizia sociale globale", mons. Toso ha fatto ampio riferimento al recente documento emanato dal Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, dal titolo "Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale". "Tale autorità ha spiegato – deve essere una forza morale, basata su un principio unitivo e coordinativo superiore, avente la facoltà di comandare secondo ragione e di obbligare in virtù di un ordine morale orientato al bene comune".
Di fronte alla crisi finanziaria mondiale. "Tra le priorità da affrontare oggi ci sono quelle del lavoro per tutti, del superamento di povertà e fame, della green economy, della welfare society e altre ancora": in questi termini mons. Toso ha proseguito nell’analisi della realtà odierna, affermando l’esigenza di "promuovere strumenti per un bene comune mondiale e la necessità di una giustizia sociale globale tra cui sono ricompresi i sistemi economici, monetari e finanziari". "Questi ultimi ha sottolineato – sono da considerare ‘beni pubblici’ al pari di acqua, aria, ambiente ecc.. Del resto le crisi finanziarie creano gravissimi danni per le ricadute sulle nazioni e popolazioni, specie sui più deboli". "A proposito della finanza ha poi aggiunto – si tratta di ridimensionare il leviatano economico, che è organizzato come un super-potere e che sta dimostrando di sovrastare le nazioni". "Mercati sicuri, liberi e trasparenti devono essere messi a disposizione di tutti. Il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale non devono essere cancellate ha concluso -, vanno riformate in prospettiva del primato della politica e dei soggetti intermedi".
Agenzie mondiali per finanza e migrazioni. "L’aumento scandaloso delle diseguaglianze è alla radice dell’aumento dei focolai di guerra, oltre 80 nel secondo dopoguerra": così l’economista Stefano Zamagni che, tra le cause, ha sottolineato lo "scandalo della fame" per il quale "le risorse ci sarebbero, permettendo di sfamare fino a 9 miliardi di uomini. Non sono i mezzi in sé ma i meccanismi di allocazione delle risorse a produrre disuguaglianze marcate". Zamagni ha quindi affermato l’esigenza di istituire una nuova struttura internazionale: l’"agenzia delle migrazioni", che "potrebbe consentire di gestire su scala internazionale le politiche migratorie, evitando le ‘cose’ che vediamo". Allo stesso modo ha indicato un’altra struttura internazionale da istituire: "Il Consiglio di sicurezza in materia socio-economica". "Sarebbe ha detto un utile strumento. Per combattere le diseguaglianze bisogna cambiare l’assetto istituzionale, cambiando le regole del gioco".
Credenti, un ruolo "decisivo". "Noi tutti come Chiesa e come credenti siamo chiamati al grande compito di servire il bene comune nella civitas italiana, in un momento di grave crisi e allo stesso tempo di memoria di centocinquanta anni di storia politica unitaria": così si è espresso, mons. Arrigo Miglio, presidente del Comitato scientifico e organizzativo delle Settimane Sociali dei cattolici italiani. "La celebrazione del 150° – ha aggiunto – può essere una occasione per svolgere un ruolo decisivo la dove si decide il ruolo planetario delle democrazie e delle società libere, il profilo istituzionale e le scelte dell’Unione Europea, le sorti della pace e la tutela dei diritti di tutti". Il docente della Catholic University of America, Joseph Capizzi, ha approfondito l’indicazione di Benedetto XVI di istituire un’autorità politica globale a partire dal valore rappresentato dal "bene comune" come principio di fondo della dottrina sociale. "Quando le comunità politiche non riescono a perseguirlo, diminuisce l’incremento dei loro membri; così come quando un singolo non riesce a ordinare la propria attività verso il bene comune, non solo insidia il proprio personale incremento, ma diminuisce la comunità di cui fa parte". Capizzi ha affermato che "il bene comune è un concetto che descrive una realtà collegata ai bisogni reali della gente".