TURCHIA

Un segnale positivo

”Personalità giuridica” alle minoranze religiose ma resta un nodo

La direzione generale delle Fondazioni in Turchia, organismo governativo, ha deciso di concedere la personalità giuridica alle Fondazioni appartenenti alle minoranze religiose non islamiche, riconosciute nel Trattato di Losanna del 1923. Lo rende noto il 22 novembre l’agenzia Fides citando come fonte la Conferenza episcopale della Turchia. Primo passo ufficiale è stato il riconoscimento giuridico per la Fondazione del Liceo greco “Beyoglu”, uno dei più antichi della Turchia. La decisione, che si aggiunge al recente decreto legge che prevede la restituzione delle proprietà, illegalmente confiscate nel passato, alle fondazioni religiose, è stata accolta con favore dalle comunità religiose minoritarie, come quella cristiana di rito greco, armena ed ebraica: tutte minoranze che, per gestire opere sociali e di carità come ospedali e scuole, hanno dovuto necessariamente creare Fondazioni private, non disponendo esse stesse di personalità giuridica.

Il nodo vero. Secondo le minoranze, si tratta di un "segnale positivo" da parte del governo di Recep Tayyip Erdogan. La concessione, tuttavia, non riguarda la Chiesa latina, che non è fra le comunità riconosciute nel Trattato di Losanna. Secondo padre Claudio Monge, da anni missionario in Turchia, si tratta di "un passo positivo, nel senso che il governo, con tale atto, riconosce il pieno diritto di esistere alle Fondazioni, escludendo di poter ‘mettere le mani’ su quelle proprietà. Ma non è questa la soluzione per lo status delle minoranze religiose in Turchia. Il nodo vero è il pieno riconoscimento della personalità giuridica per le Chiese, gli ordini religiosi e altri enti". Come Chiesa latina, spiega il religioso, "subiamo ancora l’interpretazione restrittiva del Trattato di Losanna, che vede fra le minoranze religiose riconosciute solo i cristiani di rito greco, gli armeni e gli ebrei. È una distinzione che ha fatto il suo tempo: tutti lo dicono, ma per introdurre novità sarebbe necessario un complesso disegno di riforma costituzionale. Per la sua attuazione il governo Erdogan ha bisogno del placet dei partiti di opposizione, e questo rende il progetto ancora più difficile. È prematuro dire come e quando potrà avvenire”. Con questa decisione la direzione per le Fondazioni riconosce lo status giuridico delle Fondazioni culturali, sociali e religiose. Ne beneficiano, ad esempio, le Confraternite islamiche sufi, molte altre Fondazioni islamiche, e anche quelle appartenenti alla minoranza greca, armena ed ebraica. Queste Fondazioni hanno anche l’obbligo di avere un cittadino turco come presidente.

Quando il riconoscimento alla Chiesa latina? Sull’argomento si era espresso, il 21 novembre, al SIR, Rinaldo Marmara, portavoce della Conferenza episcopale turca. "C’è un desiderio di apertura verso le minoranze religiose in Turchia da parte del governo Erdogan. Purtroppo il mancato riconoscimento giuridico della Chiesa latina non ci fa entrare a pieno titolo in questo processo", ha dichiarato Marmara, a margine della presentazione romana del suo libro "Istanbul. Incontro di due mondi" cui hanno partecipato, tra gli altri, Kenan Gürosoy, ambasciatore della Repubblica di Turchia presso la Santa Sede, e il card. Raffaele Farina, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa. "Restano, tuttavia, dei fatti che fanno pensare, come la recente trasformazione della chiesa di Santa Sofia di Nicea #Izmit# in moschea". Chiaro il riferimento del portavoce alla decisione della direzione per gli Affari religiosi, presa, tra l’altro, in accordo con la direzione generale delle Fondazioni religiose alla quale appartiene la chiesa di Izmit. È da notare che quanto stabilito dalla direzione per gli Affari religiosi, contrasta con le decisioni del ministero della Cultura di Ankara che prevedevano la concessione del permesso di celebrare funzioni religiose in tutti i monumenti della cristianità dichiarati musei. Come avviene, peraltro, nella chiesa di San Paolo a Tarso. Secondo Marmara, "la mancanza di personalità giuridica è un problema che si può risolvere ma servono ottimi avvocati e molte risorse. La Chiesa latina turca è una Chiesa povera". Per il portavoce, un aiuto "potrebbe arrivare con l’ingresso della Turchia in Europa, che potrebbe favorire il riconoscimento della Chiesa latina e con essa i suoi diritti. Siamo favorevoli – ha concluso – all’ingresso della Turchia nell’Ue".