INGHILTERRA
Indagine sui corsi in preparazione al matrimonio
Si è chiuso nei giorni scorsi il primo convegno nazionale per responsabili di corsi prematrimoniali in Inghilterra e Galles. Vi hanno partecipato quasi duecento persone. Ad organizzarlo la Commissione per il matrimonio e la vita familiare della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles che ha anche presentato i risultati di una ricerca condotta via internet tra gennaio e dicembre 2010. Questa indagine ha raccolto informazioni da 225 responsabili di corsi, 112 coppie e usato 105 statistiche mensili fornite da 38 organizzatori di corsi e 8 gruppi di dati statistici diocesani. Ne è risultato che 150 organizzatori garantiscono oltre 7.200 ore di preparazione e, tra questi, il 61% sono fatti dalla charity “Marriage care”, il 24% dalle diocesi, il 15% dal programma “Foccus” e il 16% dalle parrocchie. Abbiamo chiesto a Elizabeth Davies, responsabile del settore matrimonio e famiglia per la Conferenza episcopale d’Inghilterra e Galles, di tracciare a SIR Europa un bilancio del convegno e illustrare i risultati dell’inchiesta.Qual è stato il frutto più importante del convegno?“Abbiamo riunito persone provenienti da diversi programmi di preparazione al matrimonio da varie parti del Paese. Hanno trovato importantissimo l’incontro con altri che facevano le stesse cose, tutti con lo stesso entusiasmo e passione e un meraviglioso senso dello stare insieme”.Pensa che sia dovuto al fatto che chi organizza i corsi non ha molta possibilità d’interagire con altre persone che fanno lo stesso servizio? Secondo la vostra indagine, benché il 98% dei responsabili dei corsi sia stato formato in modo professionale, soltanto il 22% di questi può contare su una formazione continua…“Sì. È possibile che chi fa i corsi abbia bisogno del sostegno di altri e quello che stiamo cercando di fare è proprio di trovare per la prima volta una strategia nazionale, preparando un contenuto comune per i corsi e organizzando appuntamenti annuali, come questo convegno, che diventino punti di riferimento. Vedremo anche se è possibile avere, a livello locale, qualcuno che vada ad osservare come i corsi sono organizzati per dare consigli. Penso che i corsi debbano avere un contenuto comune. Potremmo pensare anche a una risorsa online attraverso la quale tutti gli organizzatori possano comunicare e sostenersi”.Il 53% di chi è coinvolto in questo servizio prepara coppie da oltre 7 anni, il 28% è coinvolto da 3-5 anni, il 13% da 1-3 anni. Sembrerebbe che siano le stesse persone ad occuparsi dei corsi negli anni. Come è possibile avere un ricambio, considerando che, secondo lo studio, un terzo delle coppie che si preparano al matrimonio sono interessate a essere coinvolte, a loro volta, nella preparazione?“La mia impressione, maturata in anni di lavoro, è che chi organizza i corsi è di solito più vecchio delle coppie. Al convegno la maggioranza dei partecipanti aveva tra i cinquanta e i sessanta anni. Adesso che sappiamo che tante coppie sono disponibili ad aiutarci, dobbiamo trovare modi per coinvolgerle senza caricarle troppo di lavoro considerato che si tratta di volontariato. Magari chiedere loro soltanto qualche ora. L’ideale sarebbe avere un mix di coppie più esperte e altre più giovani che sono all’inizio”.Al convegno è stato detto che nelle parrocchie sembra che molta enfasi viene posta ai matrimoni spezzati mentre si sostengono poco quelli che cigolano. È così?“Non esiste un rapporto perfetto e il matrimonio è una lotta e un continuo entrare e uscire da stagioni facili e meno facili. Per molte coppie c’è bisogno di un sostegno continuo anche dopo il matrimonio. Magari stentano come un motore arrugginito, ma stanno comunque insieme ed è importante che questo venga riconosciuto e sostenuto dalla Chiesa. Bisogna fare attenzione anche ai matrimoni che continuano a durare ma senza dimenticare quelli che si sono già spezzati”.Questi corsi servono solo a preparare le coppie al matrimonio?“Quello che è emerso con chiarezza dal convegno è che questi corsi prematrimoniali sono una forma di evangelizzazione e di costruzione di comunità parrocchiali. È importante che tutta la Chiesa diventi consapevole dell’importanza di questo lavoro. Queste coppie sono il nostro futuro”.