EMILIA ROMAGNA

Le ragioni delle donne

Un protocollo d’intesa con le parti sociali su famiglia e lavoro

“Per la promozione di azioni positive rivolte alla conciliazione tra vita familiare e lavoro” è il titolo del protocollo d’intesa siglato lo scorso 9 novembre da Regione Emilia Romagna e parti sociali per favorire le azioni positive e diffondere le buone prassi. L’accordo permette alle aziende interessate di candidarsi per usufruire dei contributi previsti dalla legge 53 del 2000.Un aiuto in più alle donne lavoratrici. “Il documento riconosce il valore rappresentato dall’attuazione di politiche conciliative, atte a permettere alle donne, lavorando, di dare il loro apporto allo sviluppo del Paese senza penalizzare il loro ruolo familiare. Oltre al riconoscimento sociale e di equità che tali politiche rivestono, c’è un ulteriore valore di cui le organizzazioni sindacali e gli stessi datori di lavoro sono consapevoli, e cioè il miglioramento del clima lavorativo e conseguentemente le migliori condizioni per lavorare e produrre”, commenta Laura Gamberini del Coordinamento donne Cisl Emilia Romagna. “Riconoscendo questo, tutte le parti in causa sono impegnate a promuovere accordi nelle singole aziende o territori regionali, attraverso la contrattazione. Questo – aggiunge Gamberini – potrà permettere la nascita di specifici progetti locali-aziendali volti ad agevolare le donne e gli uomini che hanno responsabilità familiari: fasce orarie o turni appositi, allargamento dell’utilizzo del part-time, asili aziendali, formazione mirata al rientro dalla maternità per le donne che sono rimaste fuori dall’ambiente lavorativo per diversi mesi, studi sui percorsi e gli sviluppi delle carriere, buone prassi atte a non organizzare abitualmente riunioni o momenti formativi o riprofessionalizzanti dopo le 16 del pomeriggio”. Si è cercato, poi, di coinvolgere tutte le principali parti datoriali, affinché le aziende loro aderenti tenessero conto del valore morale e sociale di un impegno sul tema, ma anche delle convenienze che tali politiche mirate possono portare pure in termini di produttività, clima lavorativo, coinvolgimento psicologico.Qualità ed efficienza. “Attraverso le azioni e le politiche antidiscriminatorie la Cisl persegue da sempre l’obiettivo di stimolare e promuovere l’inclusione e la permanenza delle donne nel mercato del lavoro, ecco perché ha ritenuto questo protocollo importante e vi ha subito aderito”, spiega la sindacalista. “È fondamentale che le donne possano accedere e rimanere nel mondo del lavoro senza dover fare rinunce nella vita familiare e personale. Riteniamo, inoltre, che la realizzazione di un ambiente lavorativo consono e adeguato possa, da un lato, favorire la realizzazione professionale di coloro che prestano la propria opera, dall’altro, creare qualità ed efficienza”, sostiene Gamberini.Un passo importante. Fra le parti sociali aderenti c’è anche Cna. “La scelta di Cna di aderire al protocollo d’intesa siglato tra parti sociali e Regione sulla conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro era inevitabile. Questo protocollo è un supporto interaziendale al welfare, uno dei temi al centro per la nostra associazione”, afferma Lalla Golfarelli, responsabile Divisione politiche sociali, servizi locali e terziario di Cna. “Quasi in tutte le Province dell’Emilia Romagna – aggiunge Golfarelli – prima c’erano accordi di questo tipo, per cui si è valutata l’idea di siglare un protocollo comune regionale, che fosse uguale per tutti, e questo, grazie alla consigliera regionale di Parità, è stato un lavoro condiviso. Oggi si lavora molto su questi temi ed è un segnale importante”. “È certamente un passo importante perché riunisce per la prima volta diversi soggetti attorno a un impegno formalizzato e denota una consapevolezza ormai diffusa della necessità di dare risposte concrete a un’esigenza che diventa sempre più rilevante”, nota Marco Pasi di Confesercenti. “I maggiori settori di riferimento dell’associazione (turismo e commercio) sono tradizionalmente caratterizzati da una forte presenza femminile, sia per quanto riguarda la titolarità d’impresa sia tra i lavoratori dipendenti; da qui – chiarisce Pasi – deriva una richiesta di servizi caratterizzati di cui Confesercenti ha sempre tenuto conto, al punto da sviluppare un progetto, chiamato ‘Alter ego’, per la sostituzione delle donne imprenditrici, per brevi o lunghi periodi, nella gestione a seguito di esigenze specifiche e personali; un progetto sviluppato col nostro centro di formazione, il Nuovo Cescot Emilia Romagna, che ha poi dato vita a un vero e proprio servizio. Da anni, inoltre, assistiamo le nostre imprese nella redazione delle domande di contributo sulla legge 53/2000 e abbiamo anche sviluppato accordi di conciliazione all’interno di alcune nostre realtà territoriali”. Su questa strada la Confesercenti, conclude Pasi, “pensa d’investire ancora nel prossimo futuro”.a cura di Lucia Truzzi(23 novembre 2011)