CARITAS ITALIANA

Vivere la gratuità

Benedetto XVI e il card. Bagnasco nel 40° anniversario

"A nome dei vescovi italiani e mio personale, desidero ringraziare di cuore la Caritas italiana nella felice circostanza del suo 40° anniversario, perché – come ebbe a dire il papa Paolo VI di venerata memoria – ‘il suo aspetto spirituale non si misura con cifre e bilanci, ma con la capacità che essa ha di sensibilizzare le Chiese locali e i singoli fedeli al senso e al dovere della carità’": lo ha affermato oggi nella basilica di San Pietro il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nell’omelia della messa che ha preceduto l’udienza delle Caritas diocesane con il Papa.

Riferimento significativo. La "funzione pedagogica" della Caritas, "individuata sin dall’inizio come il suo specifico e irrinunciabile compito", per il cardinale, "trova oggi un singolare riscontro in quella ‘educazione del cuore’ a cui invitano gli Orientamenti pastorali per il decennio in corso". "Nel nostro Paese, laddove ci si trova di fronte e fenomeni naturali imperiosi, come terremoti o alluvioni, o si debbano fronteggiare fenomeni sociali improvvisi, si pensi all’immigrazione, la Caritas – ha ricordato il porporato – è sempre pronta a rigenerare fiducia e ancor prima a offrire una prossimità mai scontata, in grado di restituire dignità e fiducia". Il card. Bagnasco ha anche sottolineato la "capacità di lettura, che diventa un atteggiamento culturale sempre vigile, unita alla tempestività nell’intervento, che fanno della Caritas un riferimento significativo non solo nelle emergenze, ma anche nel quotidiano".

Compito educativo. A coloro che operano nella Caritas "è affidato un importante compito educativo": "La responsabilità dell’educare alla vita buona del Vangelo, che è tale solo se comprende in maniera organica la testimonianza della carità", ha detto Benedetto XVI, ricevendo le Caritas in udienza. "Ciascuno di voi – ha proseguito – è chiamato a dare il suo contributo affinché l’amore con cui siamo da sempre e per sempre amati da Dio divenga operosità della vita, forza di servizio, consapevolezza della responsabilità. È questa prospettiva che dovete rendere sempre più presente nelle Chiese particolari in cui vivete". Per il Papa, "le Caritas devono essere come ‘sentinelle’, capaci di accorgersi e di far accorgere, di anticipare e di prevenire, di sostenere e di proporre vie di soluzione nel solco sicuro del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa". Ma, ha avvertito il Pontefice, "l’umile e concreto servizio che la Chiesa offre non vuole sostituire né, tantomeno, assopire la coscienza collettiva e civile. Le si affianca con spirito di sincera collaborazione, nella dovuta autonomia e nella piena coscienza della sussidiarietà".

Attenzione al territorio. Sin dall’inizio come "impegno prioritario" della Caritas c’è stato "lo sforzo di realizzare una presenza capillare sul territorio, soprattutto attraverso le Caritas diocesane e parrocchiali". E questo, per il Santo Padre, "è obiettivo da perseguire anche nel presente". "L’attenzione al territorio e alla sua animazione – ha spiegato Benedetto XVI – suscita la capacità di leggere l’evolversi della vita delle persone che lo abitano, le difficoltà e le preoccupazioni, ma anche le opportunità e le prospettive". La carità richiede "apertura della mente, sguardo ampio, intuizione e previsione, un ‘cuore che vede’. Rispondere ai bisogni significa non solo dare il pane all’affamato, ma anche lasciarsi interpellare dalle cause per cui è affamato, con lo sguardo di Gesù che sapeva vedere la realtà profonda delle persone che gli si accostavano". È in questa prospettiva, ha precisato il Papa, che "l’oggi interpella il vostro modo di essere animatori e operatori di carità". Il pensiero non può non andare "anche al vasto mondo della migrazione. Spesso calamità naturali e guerre creano situazioni di emergenza".

Condividere la fatica. "La crisi economica globale – ha rilevato il Pontefice – è un ulteriore segno dei tempi che chiede il coraggio della fraternità. Il divario tra Nord e Sud del mondo e la lesione della dignità umana di tante persone richiamano ad una carità che sappia allargarsi a cerchi concentrici dai piccoli ai grandi sistemi economici". Per il Santo Padre, "il crescente disagio, l’indebolimento delle famiglie, l’incertezza della condizione giovanile indicano il rischio di un calo di speranza. L’umanità non necessita solo di benefattori, ma anche di persone umili e concrete che, come Gesù, sappiano mettersi al fianco dei fratelli condividendo un po’ della loro fatica". In una parola, "l’umanità cerca segni di speranza. La nostra fonte di speranza è nel Signore. Ed è per questo motivo che c’è bisogno della Caritas; non per delegarle il servizio di carità, ma perché sia un segno della carità di Cristo, un segno che porti speranza". "Aiutate la Chiesa tutta a rendere visibile l’amore di Dio. Vivete la gratuità e aiutate a viverla. Richiamate tutti all’essenzialità dell’amore che si fa servizio. Accompagnate i fratelli più deboli. Animate le comunità cristiane. Dite al mondo la parola dell’amore che viene da Dio. Ricercate la carità come sintesi di tutti i carismi dello Spirito", è stata l’esortazione conclusiva di Benedetto XVI.