CRISI ECONOMICA
Incontro con Michel Camdessus alle Settimane sociali di Francia
(Dal nostro inviato a Parigi) – "I cambi al governo in Grecia e in Italia rappresentano motivi di speranza per uscire fuori dalla crisi attuale ma soprattutto la ricomposizione del gruppo dei tre, Germania-Francia-Italia che auspicano una riforma costituzionale da fare insieme e che permetterebbe di rafforzare la credibilità europea". I motivi per sperare in una soluzione positiva della crisi economico-finanziaria che attanaglia l’Europa, secondo Michel Camdessus, economista di livello mondiale, ce ne sarebbero diversi ma c’è un’urgenza indifferibile, improcrastinabile, che risponde al nome di fiducia. Parlando con SIR Europa, a margine delle Settimane Sociali di Francia, in corso a Parigi, l’ex governatore della Banca di Francia ed ex direttore generale del Fondo monetario internazionale (Fmi), mandato che ha ricoperto per due volte, questa parola torna più volte, declinata con termini quali giustizia ed equità.
Una doppia crisi. "Non potranno esserci sacrifici o misure strutturali efficaci dice – se questi non saranno equi e se non terranno conto delle diverse condizioni sociali". "Giustizia, sostenibilità e solidarietà", pertanto, sono ingredienti fondamentali per ricostruire quella "fiducia necessaria ad uscire dalla crisi". "Siamo davanti alla crisi più grave che l’Europa abbia mai vissuto dalla Seconda guerra mondiale afferma senza mezzi termini l’economista avvolta com’è da una spirale di mancanza di speranza che la rende incapace di uscirne. Si tratta di una crisi congiunturale, che nasce dal passato e che poggia sul ritardo con cui abbiamo messo in atto delle misure di riallineamento e che ora sono più pesanti da prendere in un contesto mondiale attuale in cui sono molti i paesi chiamati ad applicare misure di aggiustamento per riparare al debito". Alla crisi congiunturale si sovrappone quella dei valori che deriva dall’indebolimento di due pilastri europei, ovvero "la democrazia sociale del mercato e la democrazia partecipativa".
Due pilastri. "La democrazia sociale del mercato è il luogo dove applicare una democrazia fondata su valori come la solidarietà, il sostegno, la giustizia e l’efficacia economica a favore dei più deboli. L’altro pilastro è la democrazia partecipativa: l’Europa è stata fondata sul base di un modello di partecipazione del cittadino. Ora venuto meno questo elemento ci accorgiamo che le Istituzioni europee non hanno la forza per prendere misure dure e fare le riforme necessarie". "Non è un lavoro di pochi mesi ma di anni" avverte l’economista che ripete: "il peso di questa crisi deve essere ripartito avendo a cuore la giustizia. La spirale dell’indebitamento non avvolge solo la società attuale ma anche le generazioni future. A rischio non è solo il mercato ma anche i nostri figli". Da qui l’urgenza di "favorire, a livello di spesa pubblica, gli esclusi, i giovani, i disoccupati, le famiglie, la formazione creando un’economia di innovazione". A cui aggiungere, tra le varie proposte, "una riforma del regime fiscale, la ritenuta alla fonte, a fianco della regolazione della remunerazione". Per Camdessus, alcune remunerazioni sono, in Francia, "totalmente scandalose ancor più in questo tempo di crisi". Sacrifici giusti rapportati alle remunerazioni per "ristabilire la fiducia e far comprendere ai cittadini che la speranza non è perduta, come detto dal Primo Ministro italiano, Mario Monti".
Tecnici e politica. Sulla nuova situazione italiana Camdessus afferma convinto che "un governo di tecnici non significa allontanamento della politica". "La distinzione tra Governo tecnico e governo politico spiega l”ex direttore del Fmi è artificioso dal momento che il Governo è composto da persone che ben conoscono le questioni e pertanto possono proporre politiche adatte. Sono persuaso che il Governo Monti sia composto da persone preparate e di grande statura morale. Sono uomini che per questo motivo possono ridare fiducia al loro Paese".
Partecipazione attiva dei cittadini. "Questa crisi non è solamente frutto del debito o della valutazione dell’euro sul mercato dei cambi" ribadisce Camdessus che non crede che un eventuale uscita dall’Euro di qualche Paese possa aiutare la soluzione della crisi. La stessa proposta degli Eurobond, "tecnicamente possibile, deve essere inserita in uno sforzo credibile e realmente agganciato all’azione dei Governi in materia di riallineamento del budget" senza il quale l’emissione diventa difficile e porterebbe ad un ulteriore ritardo nella sistemazione del budget stringendo la spirale del debito". "Questa crisi conclude – è legata anche al problema del ruolo del cittadino nell’Ue. Una pista per uscirne è, dunque, quella di ritrovare i fondamenti democratici di un’Europa chiamata a riprendere il suo ruolo nel mondo. Ruolo che non potrà mai ricoprire senza la partecipazione attiva dei suoi cittadini".
a cura di Daniele Rocchi, inviato SIR Europa alle Settimane sociali di Francia (Parigi)