MISSIONARI
Uccisi nell’ospedale della missione bresciana in Burundi
Un’aggressione che "ci ha sorpreso, poiché nulla lasciava presagire uno scoppio di violenza di questo tipo. L’ipotesi più plausibile, che pare emergere dai fatti, è quella di una rapina". La testimonianza è di don Carlo Tartari, vicedirettore dell’Ufficio missionario della diocesi di Brescia, raggiunto dal SIR all’indomani dell’agguato nella missione bresciana delle Ancelle della Carità di Kiremba (Burundi), costato la vita alla suora croata Lucrezia Manic e al volontario dell’Ascom (Associazione per la Cooperazione Missionaria) di Legnago Francesco Bazzani e il ferimento di suor Carla Brianza.
Venendo alla dinamica di quanto è accaduto, don Tartari racconta che "c’è stata un’irruzione nella casa delle suore da parte di uomini con camici da medico". Non si sa, al momento, se erano solo i due poi arrestati dalla polizia, o se all’agguato hanno partecipato altri. "Suor Lucrezia prosegue il vicedirettore dell’ufficio missionario è stata uccisa subito, poi si sono fatti consegnare i soldi. Francesco abitava in una casa vicina; a seguito del blackout provocato dai malviventi è andato dalle suore ed è stato coinvolto nella rapina. Gli aggressori hanno quindi rubato un’auto dell’ospedale e costretto Francesco a mettersi alla guida, prendendo anche suor Carla come ostaggio. Poi, sentitisi braccati dalla polizia, per non lasciare testimoni hanno sparato al volontario, mentre la religiosa ha opposto resistenza ed è stata colpita alla mano da un machete: la ferita è grave, ma non è in pericolo di vita". Ora suor Carla Brianza si trova ricoverata nell’ospedale di Kiremba, mentre don Michele Tognazzi, sacerdote fidei donum della diocesi di Brescia, sta accompagnando le due salme a Bujumbura, da dove partiranno per fare ritorno in Italia. Sembra che i due assassini in fuga siano stati fermati oggi dalla polizia locale.
Il conforto della Santa Sede. Don Tartari è tornato in Italia giovedì scorso, dopo una visita alle missioni bresciane in Burundi. "Kiremba spiega il sacerdote è il primo centro dell’espressione missionaria bresciana nel mondo: lì la presenza italiana, e bresciana in particolare, è di lungo corso e piuttosto consistente, tra suore della Congregazione delle Ancelle della carità, sacerdoti fidei donum, volontari laici e medici che lavorano nell’ospedale donato dalla diocesi di Brescia. È una realtà viva e vivace". Il conforto della Santa Sede alla missione bresciana di Kiremba è stato portato oggi dal nunzio apostolico in Burundi, mons. Franco Coppola che, spiega in una nota diffusa oggi padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, questa mattina si è recato a Kiremba per "raccogliere informazioni più precise sulla dinamica dei fatti e per portare un po’ di conforto alla comunità religiosa e ospedaliera, scosse dal tragico evento".
Una "sorella generosissima" e un professionista. "Su richiesta del vescovo di Brescia, dal 2002 siamo al servizio dell’ospedale di Kiremba, che è un ospedale nato nel ’65 in seguito al gemellaggio della diocesi di Brescia con la diocesi di Ngage". Lo ha detto a Radio vaticana suor Carmela Zaninoni, vicaria delle "Ancelle della carità", La suora uccisa, ha spiegato, era una "sorella generosissima, è andata come missionaria in Ecuador nell’83. Vi è rimasta fino al 2001 e poi è andata come missionaria a Kiremba, in Burundi, con altre due sorelle italiane, per aprire questo nuovo servizio della nostra congregazione. Il volontario era un professionista che si alternava con altri "per dare un supporto alla gestione dell’ospedale".