CHIESE E AMBIENTE
I leader religiosi per la Conferenza Onu sul clima
Dal Papa al Patriarca Bartolomeo I all’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams. Tutti i principali leader cristiani sono scesi in campo per la 17a Conferenza internazionale indetta dall’Organizzazione delle Nazioni Unite sul clima. La Conferenza si è aperta lunedì 28 novembre a Durban, in Sudafrica, davanti a 17mila delegati appartenenti a 195 Paesi, di organizzazioni ambientaliste ed associazioni. Sul tavolo dei negoziatori si ripropongono vecchie e note difficoltà per raggiungere un accordo sul post Trattato di Kyoto, che per ora resta l’unico punto di riferimento per la riduzione delle emissioni di gas serra. Il cuore del problema sono le resistenze di Stati Uniti, Cina e India, ossia i principali Paesi inquinatori. Per Durban sono scesi in campo i principali leader cristiani chiedendo ai partecipanti che dalla Conferenza escano accordi chiari e concreti, nella consapevolezza che il problema ambientale ha raggiunto oggi livelli di guardia preoccupanti.Le esigenze dei più poveri. Dopo la recita domenicale dell’Angelus, Benedetto XVI ha ricordato l’apertura a Durban della Conferenza Onu sul clima. "Auspico ha detto – che tutti i membri della comunità internazionale concordino una risposta responsabile, credibile e solidale a questo preoccupante e complesso fenomeno, tenendo conto delle esigenze delle popolazioni più povere e delle generazioni future". Le parole del Santo Padre hanno fatto da eco alle richieste e alle dichiarazioni dell’arcivescovo sudafricano mons. Desmond Tutu, premio Nobel per la pace nel 1984, che nello stesso giorno in cui si inaugurava la Conferenza Onu, nel Park Stadium di Durban, ha indetto una manifestazione dal titolo "We Have Faith Act Now for Climate Justice" nel corso della quale è stata lanciata una petizione (www.wehavefaithactnow.org) in cui si chiede ai leader di "trattare la terra con rispetto". "L’apartheid ha spiegato l’arcivescovo – sembrava una sfida enorme che non poteva essere sconfitta, ma ci siamo mobilitati e l’abbiamo sconfitta. Abbiamo bisogno della stessa passione e determinazione per sconfiggere il cambiamento climatico”. “Il cambiamento climatico ha proseguito mons. Tutu – è una minaccia ancora più grande per noi di quanto non lo fosse l’apartheid, perché con l’innalzarsi delle temperature, milioni di africani sono privati di acqua e colture. Ciò causerà sofferenze enormi. È una prospettiva che non possiamo permettere. Di fronte a tale minaccia, molti di noi si sentono di alzare le mani, credendo di poter fare la differenza". Una leadership morale. Anche l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, capo spirituale degli anglicani sparsi nel mondo, ha lanciato un appello alla comunità internazionale in vista della Conferenza delle Nazioni Unite. "La crisi morale ha detto – è più reale che mai. Gli effetti della pressione ambientale e del cambiamento sono sentiti ogni giorno di più, soprattutto dalle persone più vulnerabili sulla faccia del pianeta. Abbiamo bisogno più che mai di una reale leadership morale dei nostri governi, della comunità internazionale". Dopo aver esortato i Paesi ricchi a definire nei dettagli l’impegno sottoscritto nel 2010 a fornire 100 miliardi di dollari all’anno, a partire dal 2020, per aiutare i Paesi in via di sviluppo ad adattarsi ai cambiamenti climatici e mitigarne i danni, l’arcivescovo Williams ha concluso: "Abbiamo bisogno di vedere una certa sicurezza, alcune garanzie, sulla riduzione delle emissioni. Abbiamo bisogno di chiarezza su una reale risposta integrata alle domande riguardanti l’energia pulita, la sicurezza alimentare, l’acqua pulita e la biodiversità. Sarebbe una tragedia se l’attuale generazione di leader non riuscisse ad essere all’altezza delle aspettative del prossimo". Un peccato contro l’umanità. "Siamo tutti responsabili del futuro del nostro pianeta e della vita umana. Il cambiamento climatico colpisce tutti i popoli e tutte le nazioni. Nessuno di noi può rimanere un semplice spettatore". Lo scrive il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, ricordando come le Conferenze Onu di Copenhagen e Cancun "non sono riuscite a produrre un accordo giuridicamente vincolante tra nazioni ricche e povere" e che "il prossimo anno segna la scadenza del Protocollo di Kyoto" senza che le Nazioni "più ricche e importanti" lo abbiano ancora ratificato. "È illusorio pensare ha aggiunto il Patriarca – che le misure per affrontare il cambiamento climatico non devono o non possono incidere sulla crescita economica. Senza sacrificio, sia personale che nazionale, non possiamo raggiungere l’unità necessaria per un accordo duraturo". Occorre pertanto assicurare su queste problematiche "una leadership morale" perché "il cambiamento climatico globale costituisce una minaccia senza precedenti per l’integrità e la diversità della vita sulla terra. Il Patriarcato ecumenico ha già denunciato gli abusi ecologici come peccato contro Dio. Dobbiamo riconoscere che essi sono anche un crimine contro l’umanità".