EUROPA E DEMOCRAZIA
Dalla 86ª Settimana Sociale di Francia
Si è tenuta a Parigi, dal 25 al 27 novembre, l’86ª Settimana sociale di Francia (Ssf) che aveva per tema “La democrazia, un’idea nuova”. Tre giorni di lavori e dibattiti nel corso dei quali, a parlare agli oltre 3500 partecipanti giunti da tutta la Francia e da diversi Paesi europei, sono stati economisti, filosofi, politici, giornalisti e sociologi. A tirare le conclusioni, come tradizione, è stato il presidente della Ssf, Jérôme Vignon, che a SIR Europa le ha riepilogate in una serie di messaggi:Alla politica. “La politica è malata ma in questa crisi in atto potrebbe rigenerarsi. Le Settimane sociali invitano i leader e i responsabili politici a prendere le redini dei loro Paesi in difficoltà ma soprattutto a non sottovalutare la disponibilità dei cittadini a impegnarsi nel lungo termine, per una visione. Chiediamo loro di non essere capaci di parlare solo del rigore ma di mostrarci un orizzonte, un cammino. I cittadini, forse proprio a causa della crisi, sono pronti all’impegno”.All’Europa. “È l’ora per l’Europa di recuperare le proprie origini spirituali. Le promesse che gli europei si sono fatte nel 1950, che non ci sarebbero state più guerre tra loro, in qualche maniera sono state rispettate, vista l’assenza di conflitti. Ma c’è altro da conoscere oggi ed è il fatto che i popoli entrano in Europa attraverso la cooperazione e la mutua collaborazione e sostegno. È il tempo della solidarietà della quale va ritrovato il senso più profondo come le situazioni della Francia, della Grecia, dell’Italia e di altri Paesi richiedono. Uno stato degli spiriti basato sulla riconciliazione e sull’impegno dei cittadini e sul coraggio e determinazione dei responsabili politici dei vari Paesi”.Alla Chiesa. “Alla Chiesa chiediamo di testimoniare la sua vocazione spirituale e civica, incoraggiare le virtù dei cittadini senza le quali non può esserci democrazia. Testimoniare la sua capacità di dono, di costruire, di incontro con l’altro, ma anche il desiderio di libertà, giustizia e di uguaglianza. Abbiamo bisogno di questa speranza spirituale senza la quale nulla di buono può essere fatto e che può germogliare nei cittadini di domani. Cambiare i cuori è il compito, se vogliamo dire civico, della Chiesa. Il Vaticano II ha dato ai laici una missione particolare di essere lievito nella pasta, stimolando e sostenendo la missione sociale di tutto il popolo attraverso la speranza cristiana”.Agli educatori e alle famiglie. “Il ruolo degli educatori, dei formatori, a partire dalla famiglia, oggi è diventato ancora più complesso dal momento che si configura una rivalità con i social network, i media e nuove tecnologie attraverso le quali le nuove generazioni si rendono sempre più autonome e protagoniste. E questa l’occasione giusta per dire agli educatori che il futuro della loro vita di uomini e donne non può limitarsi solo alle capacità professionali ma che la vera grandezza sta nella capacità di ascoltare, incontrare, dialogare, creare legami, volere che gli altri vivano così. L’ascolto e la presenza paterna sono valori inestimabili necessari al lungo cammino dell’educazione”.Ai giovani. “L’impegno non può essere limitato al campo umanitario, sociale ed ambientale, che pure sono necessari, ma la chiave di volta affinché il mondo sia democratico e libero, è l’impegno politico che non va sottovalutato da parte dei giovani. Non va taciuta la grandezza dell’impegno in politica che è una delle forme più alte di carità”.Ai comunicatori. “Quello dei giornalisti è un ruolo difficile che non può essere rimpiazzato: comunicazione e mediazione Dalle Settimane sociali giunge l’invito alla preoccupazione per la verità, piuttosto che per lo scoop. La prima cosa che un giornalista o un responsabile della comunicazione potrebbe fare è di gettare un fascio di luce sui fatti che sono forse più ricchi e belli di come certa stampa li racconta. La verità a volte è più bella di quanto viene raccontata sulle colonne di giornali che indugiano solo sugli aspetti negativi. Raccontare, per esempio, ciò che accade in Egitto, in Tunisia, è raccontare anche i desideri dei cuori che sono molto di più dei titoli che leggiamo. Questi accadimenti ci interpellano e ci invitano a riscoprire quella eredità europea che è appunto la democrazia alla quale siamo chiamati a restare fedeli”.