EDITORIALE
In Europa forse si dorme: in altri Paesi si muore
Proponiamo, in una nostra traduzione, ampi stralci dell’omelia che il vescovo di Créteil, mons. Michel Santier, ha tenuto alla messa celebrata al Parc Floral di Parigi nell’ultimo giorno della 86ª edizione delle Settimane sociali di Francia dedicate al tema: “Democrazia, una idea nuova” (25-27 novembre).Oggi uomini e donne giovani muoiono per la democrazia in Siria, in Egitto in Tunisia e in altri luoghi nel mondo.Si sacrificano non per qualcosa di insignificante ma per ciò che dà senso alla vita dell’uomo e dell’umanità. Al contrario in Europa rischiamo di relativizzare la democrazia, sembriamo a volte addormentati.È il tempo di svegliarci.All’inizio dell’Avvento questo è l’invito della Chiesa che manifesta anche una grande attenzione ai dibattiti sulla nostra società post moderna.Il suo interesse per la cosa pubblica si ritrova in particolare nel Concilio Vaticano II là dove si afferma che la Chiesa condivide “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di questo tempo soprattutto dei poveri e di quelli che soffrono. Le gioie e le speranze dei dimenticati le loro tristezze e le loro angosce sono le stesse dei discepoli di Cristo e non c’è niente di veramente umano che non trovi eco nel loro cuore”.Celebreremo nel 2012 il 50° dell’apertura di questo grande evento in cui la Chiesa ha preso ancor più coscienza della sua responsabilità nella costruzione di un mondo in profonda trasformazione.Noi condividiamo dunque la speranza di numerosi popoli nella democrazia mentre viviamo in un’Europa scossa dalla crisi economica.In questa difficile situazione non possiamo però dimenticare che la democrazia ha consentito all’Europa di vivere in pace per oltre 60 anni.Con questi pensieri dobbiamo ora guardare alle nuove generazioni perché in alcuni Paesi ci sono giovani che si sono mobilitati con coraggio per aspirare alla libertà, per far sentire la loro voce.Sono membri attivi della Chiesa e della nostra società che diventa sempre più atomizzata e individualistica.Questi giovani sono consapevoli della necessità di operare insieme per fra crescere la democrazia e i valori morali da adottare in una società pluralista.Noi adulti restiamo invece spesso sordi alle loro aspirazioni, non diamo loro abbastanza fiducia, li lasciamo ai margini di una società che ha un avvenire economico e sociale incerto.Inoltre la rimessa in discussione dei riferimenti morali e spirituali che erano la forza della nostra cultura occidentale sembra condurre questa società verso il vuoto.Dobbiamo riconoscerlo, il dibattito in corso sull’avvenire dell’umanità provoca inquietudine.Non bisogna scoraggiarsi ma, con i giovani, custodire lo sguardo di speranza e di fiducia in Gesù Cristo: non dobbiamo aver paura di mettere i talenti e i carismi al servizio della Chiesa e del mondo.Il tempo di Avvento ci ricorda che noi viviamo nell’attesa.Attesa di pace per i popoli in guerra; attesa del ritorno a casa per gli esiliati; attesa di giustizia sociale per le vittime di tutte le oppressioni; attesa di sollievo per coloro che sono colpiti dal dolore; attesa di serenità per gli angosciati e gli stressati; attesa di luce per quelli che sono nel buio; attesa di un impiego, di un alloggio, di carte di identità per gli esclusi dal lavoro e dalla vita sociale; attesa d’amore e di amicizia per chi è solo; attesa di libertà per quelli che sono stati imprigionati o si sono imprigionati da se stessi; attesa di perdono per coloro che sono stati offesi affinché continuino a sopportare il quotidiano.Questa mi sembra la novità della democrazia e ciò significa fare scelte sagge per il bene comune e per una società più giusta. Questa visione democratica si richiama al messaggio evangelico e attira la nostra attenzione sui poveri.Occorre vegliare.La vigilanza non consiste in un’attesa passiva e ossessionata che paralizza, ma in una testimonianza coraggiosa di una vita conformata al grande comandamento dell’amore di Dio e del prossimo così come nell’impegno per la promozione dello sviluppo di ogni uomo e di tutto l’uomo.È in nome di questo impegno che Benedetto XVI ha incoraggiato i giovani a Madrid a rimanere saldi e radicati nella fede.Radicarsi in Cristo e nella fraternità evangelica non significa fuggire dai problemi del mondo e segnatamente d’Europa, ma irrobustirsi per affrontarli insieme e con tutti coloro che intendono impegnarsi per una democrazia attiva e partecipativa.