EUROPA E VANGELO

Una conversione pastorale

Quali scelte per una efficace iniziazione cristiana?

Il catecumenato al centro dell’iniziazione cristiana (Ic) in Europa e come “modello e ispirazione di base della catechesi”. A proporne la “riscoperta” tra le scelte pastorali “vincenti” di fronte alla grave crisi dell’Ic nel nostro continente è Emilio Alberich, ordinario emerito di catechetica alla Pontificia università salesiana, intervenuto il 23 novembre alla giornata di studio “Iniziazione cristiana: la comunità educa alla fede. Uno sguardo alla situazione europea” promossa a Padova dalla Facoltà Teologica del Triveneto. Conversione pastorale e catecumenato. Oggi, spiega Alberich, “per un’efficace impostazione del complesso e urgente problema dell’iniziazione cristiana in Europa” si avverte in particolare l’esigenza di “una vera ‘conversione pastorale'”; di “puntare con coraggio alla configurazione di un nuovo paradigma dell’esperienza cristiana” passando “dalla catechesi di trasmissione a una vera catechesi d’iniziazione, dall’eredità alla proposta”; di “evangelizzare nel pluralismo e nel dialogo interculturale e interreligioso”. Secondo il teologo l’esperienza europea dimostra che “è necessario restaurare e porre al centro dell’Ic, come funzione essenziale della Chiesa, il catecumenato nelle sue diverse modalità (battesimale di adulti, giovanile, di reiniziazione). E ugualmente chiara è la proclamazione del catecumenato come modello e ispirazione di base della catechesi”. “Due” Europe. Il relatore ripercorre i testi pubblicati negli ultimi anni dalle Chiese europee – a partire dalla “Lettre aux catholiques de France” del 1996 – sulla nuova evangelizzazione e le relative scelte pastorali imposte dalla situazione attuale. Tra questi il documento francese “Aller au coeur de la foi” (2003), il testo dei vescovi tedeschi “Katechese in veränderter Zeit” (2004), il belga “Devenir adulte dans la foi” del 2006, e, sempre del 2006, il “Texte national pour l’orientation de la catéchèse en France et principes d’organisation”. Un magistero catechetico che “rimanda all’origine, al Direttorio generale per la Catechesi del 1997 (Dgc)”, di cui i diversi testi intendono applicare le indicazioni a livello nazionale. Soffermandosi sulle differenze tra Europa occidentale e orientale, per la prima Alberich parla di “sfaldamento dell’antica situazione di ‘cristianità'” e di presupposto di “fede condivisa e accettata da tutti”; di “crisi di credibilità della Chiesa” per cui la religione istituzionalizzata “viene percepita come un prodotto mal reclamizzato e mal gestito”; e di “trasformazioni e ambiguità del fatto religioso”. La parte orientale del continente “in parte sembra ripetere le difficoltà dell’Occidente”, ma “registra in alcune regioni (specialmente nella Germania ex-comunista e nella Repubblica ceca) la presenza generalizzata di una ‘areligiosità’ vissuta in forma tranquilla, quasi come una nuova ‘confessione'”. Tre linee principali. In questo orizzonte e di fronte alle sfide che ne derivano, “l’atteggiamento dominante” delle Chiese, osserva Alberich, “è aprirsi alla speranza e affrontare, senza nostalgie del passato e senza desideri di riconquista, la realtà di questo mondo” anche alla luce del monito di Denis Villepelet (maître de conférences all’Institut catholique de Paris, ndr) secondo il quale ogni crisi “ha in sé un aspetto positivo e, concretamente, la crisi del nostro tempo non è ‘catastrofica’”; anzi contiene in sé “une chance pour la foi”. Tre le linee principali lungo cui si muovono i “tentativi di rinnovamento” delle Chiese europee: “la restaurazione e pratica del catecumenato, la revisione del processo tradizionale di Ic e le esperienze di ‘reiniziazione’ per coloro che ‘ritornano’ o ‘ricominciano'”. Riscoperta della spiritualità, personalizzazione della fede, centralità degli adulti e necessità di raggiungere le persone là dove si trovano: questi i tratti più significativi e le “lezioni” del catecumenato. Cruciale il “ruolo insostituibile” della famiglia. Di qui l’importanza della “catechesi familiare”.Tra Chiesa e mondo. “Nell’iniziazione cristiana viene sempre allo scoperto il modo con cui di fatto si vive il rapporto tra Chiesa e mondo, tra fede e mentalità corrente”. Ne è convinto Giuseppe Laiti, docente di patrologia (Studio teologico San Zeno di Verona). Soffermandosi sugli Orientamenti pastorali della Cei per il prossimo decennio osserva: “Sembra acquisita la persuasione che chiesa e mondo” non coincidono; “sono in buona misura autonomi e anche estranei l’uno all’altro”, e qui tra Italia e resto d’Europa non c’è differenza. Ma non è così :”Di sua natura il Vangelo non si presenta come messaggio oppositivo, è ‘grazia’ che sollecita la Chiesa ad annunciarlo in un dialogo cordiale e critico” e “la ‘differenza cristiana’” è “contributo originale e gratuito (che non chiede privilegi in contropartita) al compito comune di onorare la dignità della persona” e “umanizzare il nostro mondo”. Ma richiede “cristiani adulti” che facciano la propria parte “per l’edificazione della città degli uomini, con particolare attenzione a chi rischia di portare i pesi più gravi dell’ingiustizia e delle nostre fragilità”.