SLOVACCHIA
Intervista con Marian Gavenda sulla figura del card. Korec
Il cardinale slovacco Jan Chryzostom Korec ha celebrato quest’anno il 60° anniversario della sua consacrazione episcopale. Fatto straordinario per un sacerdote: nel caso però del cardinale, è spiegabile perché quando fu segretamente ordinato vescovo aveva soltanto 27 anni. Divenne così non solo il più giovane vescovo al mondo ma anche simbolo della fede infrangibile e dello spirito capace di sfidare il regime comunista. Autore di oltre 80 pubblicazioni sulla fede e sulla Chiesa, la sua biografia arriva in librerie soltanto adesso. A scriverla è stato mons. Marian Gavenda che per il volume ha scelto questo titolo: “Orizzonti infiniti del cardinale Korec”. La corrispondente dell’ufficio SIR Europa a Bratislava, Danka Jaceckova, lo ha intervistato.Cosa lo ha spinto a scrivere una biografia di cardinale Korec?“Sembra incredibile: se da una parte sono numerose le pubblicazioni su tanti personaggi ed avvenimenti della recente storia Slovacca e del Centro-Ovest europeo, la figura del cardinale Korec non appare né è conosciuta nel contesto europeo. Proprio questo vuoto, direi questo ‘debito’ morale, mi hanno spinto a scrivere. Un motivo perché il cardinale è stato messo in ombra, mi sembra sia da ricercare anche nelle sue posizioni alcune volte non comprese. Non soltanto durante la persecuzione comunista, ma anche oggi il cardinale ha il coraggio di dire cose, non preoccupandosi se verranno indicate come ‘politicamente non corrette’. Oggi per tali idee uno non viene messo dietro le porte ferrate delle prigioni (come succedeva durante il regime), ma spesso si chiudono le porte dei mass media. In tutta la sua vita il cardinale è stato scomodo”. Quali sono i momenti decisivi della sua vita?“Il cardinale Korec – ad agosto di quest’anno – ha celebrato il sessantennio dell’episcopato, che è un evento veramente raro. Ha vissuto una storia del tutto eccezionale. Nel 1939 entra nel noviziato dei gesuiti e nel 1941 professa i voti religiosi. Terminando gli studi di filosofia, scrive nel 1946 la tesi di licenza sul tema ‘Fondamenta filosofici del materialismo dialettico’, e nel 1948 scrive un’apologia contro-materialista dal titolo “Sull’origine dell’uomo”. Nella notte tra il 13 e il 14 aprile 1950, la celebre ‘Notte dei barbari’ (è questo anche il titolo del suo libro più famoso) è stato internato con almeno altri cento religiosi nel monastero di Podolinec, divenuto un campo di concentramento, dove continua clandestinamente gli studi di teologia. Il 1° ottobre 1950 è stato clandestinamente ordinato sacerdote e il 24 ottobre 1951 all’età di appena 27 anni, fu ordinato vescovo. Era in corso il periodo più buio dello stalinismo, quando per qualsiasi delle attività che il giovane vescovo svolgeva, soprattutto le ordinazioni sacerdotali clandestine, rischiava una pena di 15 anni di prigione, con la possibilità della pena di morte. Dal 1951 ha lavorato come operaio in condizioni molto dure. Nel 1960 è stato incarcerato e condannato a 12 anni di detenzione. Dopo la soppressione della ‘Primavera di Praga’ nel 1968, coordinava le attività clandestine della Chiesa perseguitata e fino al 1984 ha lavorato in diversi posti, ultimamente nella riparazione degli ascensori nei quartieri di Bratislava. Allo stesso tempo si mise a scrivere la ‘biblioteca della fede’, reagendo alla mancanza della letteratura religiosa e al bisogno di chiarire le verità della fede in un linguaggio moderno. In questo periodo ha scritto circa 60 dei suoi oltre 80 libri. Era la voce della Chiesa del silenzio e autore di numerose lettere aperte alle più alte autorità del regime, chiamando per nome tutte le trasgressioni della giustizia e gli abusi contro la libertà. Nel 1990 è stato nominato vescovo della più antica sede episcopale dell’Europa centrale, quella di Nitra, e nel 1991 nominato cardinale”.Come possono i libri e il messaggio del cardinale ispirare l’uomo d’oggi?“È la vita di un cardinale, curiosissima, nobile, sofferta, profetica, che vale di essere conosciuta. Doveva venire Giovanni Paolo II a Nitra nel 1995 per dircelo: ‘Cardinale Korec, questo nome ha molto da dire, e non soltanto in Slovacchia, anche in Repubblica Ceca e in tutta l’Europa’. Allo stesso tempo il cardinale è una icona di tanti altri che hanno sofferto nelle simili circostanze. E poi meritano di essere conosciute le sue idee. Attraverso di lui le giovani generazioni possono conoscere la vera faccia del comunismo e riflettere sul significato profetico di queste esperienze, perché come dice il cardinale, l’esperienza di un vescovo-operaio è un laboratorio della Chiesa del futuro per la quale la via della persecuzione e del martirio è una via normale e principale. Ho cercato di scrivere la sua biografia con uno stile giornalistico, lasciandolo spesso esprimere. Nel libro si possono trovare aspetti inediti della sua vita, dalle esperienze vissute nei diversi posti di lavoro, agli interrogatori della polizia, alla vita in prigione (per un periodo ha condiviso la cella con 11 assassini). Il libro presenta una testimonianza che contiene riflessioni e valutazioni su questo periodo della vita della Chiesa, in un’ottica aperta alla speranza”.