COMECE

Tre grandi questioni

“Europe Infos”: il numero di dicembre

È on line il numero di dicembre di “Europe Infos”, che si apre con una riflessione a firma del gesuita Frank Turner (“Ocipe”) sul recente summit del G20 a Cannes. Oltre agli articoli qui sintetizzati, il numero parla dell’introduzione della Tassa sulle transazioni finanziarie proposta dalla Commissione a fine settembre; della difficoltà in cui versa il programma, in azione dal 1987, di distribuzione di cibo alle persone nel bisogno; del bilancio non troppo ottimistico che la Commissione ha fatto sui processi di allargamento in corso; della situazione egiziana. Bioetica e ricerca. È “una pietra miliare nella protezione legale dell’embrione umano come anche un segno di speranza per tutti i pazienti europei”, secondo José Ramos-Ascensão (consigliere giuridico Comece), il pronunciamento della Corte europea di giustizia del 18 ottobre scorso sul caso Brüstle. “L’interpretazione che le invenzioni relative alle cellule staminali embrionali umane non sono patentabili sfida, in ogni caso, potenti interessi economici”. La Corte ha dato la definizione più ampia possibile di embrione umano e quella che meglio si adatta ai dati scientifici attuali. Nessuno stadio dello sviluppo dell’essere umano è messo da parte, fin dal suo inizio: “Ogni ovulo umano dopo essere fertilizzato è già un embrione umano come anche i prodotti della clonazione liberando, perciò, il campo da ogni possibile “discriminazione nei confronti di esseri umani non nati ai quali è rifiutato il riconoscimento della dignità umana e quindi della protezione legale”. La sentenza, precisa Ascensão, non limita la ricerca, ma solo il suo sfruttamento economico. Questo implica che le risorse economiche fin qui utilizzate per la ricerca sulle embrionali, potranno ora essere usate per la ricerca legata a staminali di altra origine (adulte, ombelicali, pluripotenti) evitando problemi etici, ma offrendo uguali positivi risultati clinici.Schengen: un successo da coltivare. “La zona Schengen è uno dei simboli più significativi del progetto comune dell’Ue, con oltre un miliardo di viaggi l’anno all’interno dell’Unione europea”, scrive José Luis Bazán (consigliere giuridico Comece). Se l’assenza di controllo alle frontiere è il dato più tangibile, Schengen in realtà significa anche politica comune in materia di visti, cooperazione poliziaria e giuridica, regole comuni sul rimpatrio dei migranti irregolari e una banca dati comune. L’art. 23 del Codice frontaliero di Schengen dà agli Stati una certa autonomia nel quadro della legge, ma questo ha dato origine a tensioni come è avvenuto ad esempio tra Francia e Italia, quando la primavera scorsa l’Italia ha concesso permessi di viaggio a migliaia di tunisini e libici diretti in Francia. Tuttavia, spiega Bazán, “le proposte della Commissione avanzate lo scorso 16 settembre non contribuiscono a risolvere le tensioni” perché di fatto tolgono agli Stati membri un ampio margine di autonoma nelle decisioni in materia, dirottandola sulla Commissione stessa, in modo non conforme a quanto previsto dalla legislazione europea che invece “affida alla competenza degli Stati membri il mantenimento dell’ordine pubblico e della sicurezza nazionale”. Per altro verso, gli Stati membri non dovrebbero utilizzare Schengen come uno strumento per risolvere problemi interni o tensioni bilaterali”.Il dramma dei rifugiati in Giordania, Libano, Siria. Oltre un milione di iracheni e giordani sono ospitati in Siria, insieme ai tre milioni di palestinesi che vivono in campi nella regione ormai da decenni, a cui si aggiungono 8 mila rifugiati di altre nazionalità (somali, afghani…). E poiché Siria, Giordania e Libano non hanno aderito alla convenzione del 1951 sullo statuto dei rifugiati, questi profughi vivono senza alcun diritto, in condizioni di estrema vulnerabilità. È quanto spiega Anne Ziegler, coordinatrice del progetto del “Jesuit Refugee Service” presso il Centro St Vartan di Aleppo in Siria. Solo una piccola percentuale si registra presso l’Alto Commissario per i rifugiati (Hcr) e solo quando versano in condizioni disperate. “Al Centro St. Vartan del ‘Jesuit Refugee Service’ – racconta Ziegler – ci stiamo rendendo conto che i rifugiati sono sempre più disperati e che le loro condizioni si stanno progressivamente deteriorando. Erano insegnanti, ingegneri informatici, piloti e commercianti e vengono da noi a cercare indumenti o un modo per scaldarsi. A volte non possono più mandare figli a scuola perché non hanno i soldi per pagare il bus; la prostituzione e la violenza domestica sono in crescita”. Dopo i recenti avvenimenti accaduti in Siria, gli iracheni vivono di nuovo nella paura di dover fuggire ancora. “Ma dove potranno andare?”, conclude.Proteggere le vittime del crimine. Alessandro Calcagno (segretariato Comece) offre una disamina della proposta legislativa dell’Ue a protezione dei diritti delle vittime del crimine, che si calcolano possano arrivare ogni anno al 15% della popolazione dell’Unione: “Un segnale forte e positivo di riconoscimento della necessità di proteggere la dignità umana senza esitazione”, in un contesto sociale e giudiziario che “spesso sembra mostrare un eccessivo grado di protezione verso la posizione di coloro che offendono la legge, trascurando coloro che divengono vittime delle loro azioni”.