UNIONE EUROPEA

Un bicchiere mezzo vuoto

Amarezza per la scelta inglese ma non si ferma lo sforzo per rispondere alla crisi

"Abbiamo lanciato un forte messaggio politico", ai cittadini, ai mercati, ai partner mondiali: Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, trae un primo bilancio dal summit dei 27 svoltosi a Bruxelles l’8 e 9 dicembre.

Salvaguardare l’euro. Il politico belga mostra sempre, anche nei frangenti più delicati dell’accidentato processo di integrazione, quel certo ottimismo della ragione che, senza escludere i problemi, cerca gli strumenti e la volontà per superarli. "Abbiamo operato per salvaguardare l’euro nel breve e nel medio periodo", spiega, per poi ammettere: "Avremmo preferito un cambiamento a 27 e abbiamo cercato di perseguire questa strada, ma siccome ciò non è stato possibile ne abbiamo dovuto prendere un’altra". E nota, stavolta con un pizzico di amarezza: "È un peccato". Dal vertice esce di fatto un accordo per una "unione di bilancio" della quale faranno parte i 17 paesi che utilizzano la moneta unica; altri 9 Stati membri si sono già dichiarati interessati ad aderirvi. Solo il Regno Unito di David Cameron non ha accettato questa ipotesi, in quanto contraria – ritiene il premier – agli interessi nazionali inglesi. Per sancire questo nuovo patto, che prevede anche un maggior coordinamento delle politiche economiche, verrà firmato entro marzo 2012 uno specifico trattato intergovernativo tra i paesi aderenti, che si affiancherà ai trattati esistenti (anche se non va trascurata l’incognita delle ratifiche nazionali). "Sono ottime decisioni", fa eco José Manuel Barroso, presidente della Commissione. "Ora si tratta di metterle in pratica". Il premier polacco Donald Tusk, presidente di turno dell’Ue in questa seconda parte dell’anno, che ha svolto un ruolo importante di tessitore dietro le quinte, puntualizza: "Abbiamo operato in una situazione davvero difficile, ma infine siamo giunti a un buon risultato".

Le due velocità e l’unità. Nasce dunque – attorno al salvataggio dell’euro e al tentativo di rilanciare l’economia europea – una Ue "a due velocità"? In realtà questa esiste già. L’euro in sé è uno degli elementi di un’Europa che marcia con due differenti velocità di integrazione, comprendendo solo una parte degli Stati aderenti all’Unione. Così pure il trattato di Schengen per la libera circolazione dei lavoratori traccia una mappa differente rispetto a quella della Ue. Persino i trattati che regolano il funzionamento complessivo della "casa comune" prevedono delle clausole "opt-out" con le quali alcuni paesi – fra cui il Regno Unito – si chiamano fuori dalla ricezione di talune regole comuni. Semmai la prospettiva delle due velocità diventa ancora più evidente in un momento in cui – pressata dall’esterno – l’Europa dovrebbe dimostrarsi unita e coesa. Questo è il "bicchiere mezzo vuoto" che Van Rompuy lascia intravvedere e che altri, con maggior enfasi, denunciano a piene parole.

I contenuti dell’accordo. "La stabilità e l’integrità dell’unione economica e monetaria dell’Ue nel suo complesso richiedono sia la rapida e vigorosa attuazione delle misure già convenute sia ulteriori interventi di qualità verso un’autentica ‘unione di stabilità fiscale’ nella zona euro". Nel documento conclusivo del Consiglio Ue vengono messe nero su bianco le principali decisioni assunte dai 27 leader. "A fianco della moneta unica, è indispensabile un robusto pilastro economico – vi si legge -, che si basi su una governance rafforzata volta a promuovere la disciplina di bilancio e una più profonda integrazione nel mercato interno nonché una maggiore crescita, una competitività rafforzata e la coesione sociale". Per raggiungere tale obiettivo, "ci baseremo sui risultati conseguiti negli ultimi 18 mesi, potenziandoli: il patto di stabilità e crescita rafforzato, l’attuazione del Semestre europeo che comincia questo mese, la nuova procedura per gli squilibri macroeconomici e il Patto euro plus". Il documento entra negli aspetti "tecnici" per delineare l’obiettivo del "pareggio sostanziale" di bilancio (è previsto uno sforamento strutturale massimo dello 0,5% del Pil), che viene sottoscritto da tutti i 17 Stati che adottano l’euro e al quale si sono detti interessati altri 9 Stati, che evidentemente ambiscono a diventare prossimi membri di Eurolandia. Appare poi l’impegno "ad adoperarci a favore di una politica economica comune"; si sancisce quindi il potenziamento del fondo salva-Stati e del Fmi.

Commenti e scintille. All’indomani del Consiglio Ue si può forse notare come quasi tutti i protagonisti abbiano "gettato il cuore oltre l’ostacolo". Soddisfatta la tedesca Angela Merkel, apparsa scettica fino all’ultimo minuto. Provato il francese Nikolas Sarkozy, visibilmente infastidito dalle resistenze britanniche: a suo avviso Cameron ha dettato "condisioni inaccettabili" e "ha chiesto un protocollo allegato al trattato per esonerare la Gran Bretagna dall’applicazione delle regole sui servizi finanziari". Una condizione non ricevibile – ha puntualizzato con la solita verve il presidente francese – "poiché proprio da questo settore sono nati molti dei problemi dell’attuale crisi". Ma David Cameron subito ribadisce: "Ciò che è uscito dal summit non era nell’interesse della Gran Bretagna, quindi non l’ho accettato". La city e le banche inglesi avrebbero evidentemente preferito altre soluzioni.

a cura di Gianni Borsa – SIR Europa (Bruxelles)