CHIESE E CRISI ECONOMICA
I leader cristiani chiedono la riforma del welfare
I leader delle quattro maggiori Chiese irlandesi si sono incontrati il 12 dicembre a Londra per esprimere la loro “profonda preoccupazione” per l’impatto delle riforme del welfare sui più poveri in Irlanda del Nord. I leader delle Chiese (cattolica, anglicana, presbiteriana metodista) hanno avuto un incontro privato con il ministro per la riforma del welfare, lord David Freud. Poi al Palazzo di Westminster hanno incontrato gli altri membri del Parlamento e della Camera dei Lord coinvolti nel dibattito della legge di riforma che passa attraverso la sua finale tappe della Houses of Parliament. L’arcivescovo di Armagh Alan Harper, della Chiesa d’Irlanda, ha detto: “Tutti e quattro i leader delle principali Chiese in Irlanda hanno messo da parte i loro impegni prima di Natale per andare a Londra e incontrare Lord Freud e i suoi colleghi, è un segno di quanto siamo preoccupati. Le analisi hanno dimostrato che l’Irlanda del Nord soffrirà più di ogni altra regione del Regno Unito a causa delle riforme sul welfare sociale in discussione a Westminster. Come leader cristiani sentiamo di avere la responsabilità di parlare per i più poveri nella nostra società e soprattutto per i bambini e le loro famiglie che saranno spinti ancor più nella povertà da alcune di queste riforme”. La riforma del welfare in arrivo è stata già presentata come lo scossone più radicale al sistema britannico di sicurezza sociale da oltre 40 anni. Il disegno di legge introduce misure che vanno dalle limitazioni al diritto del “Housing Benefit” alle modifiche che saranno fatte per il mantenimento dei figli e gli assegni familiari. Un recente rapporto dell’Institute of Fiscal Studies ha rilevato che, dopo Londra (zona d’affitto alto), l’Irlanda del Nord sarà la regione più colpita dai tagli annunciati. “L’Irlanda del Nord – osserva il reverendo Ivan Patterson, moderatore della Chiesa presbiteriana in Irlanda – è già in ritardo rispetto ad altre parti del Regno Unito in termini di crescita economica. Abbiamo tra i più alti livelli di disoccupazione e povertà nel Regno Unito e queste riforme ci faranno regredire ancora di più”. La domanda che i leader cristiani fanno al ministro Freud è se sia “opportuno” introdurre queste riforme in Irlanda del Nord e quali sforzi si stanno compiendo per proteggere i più poveri?”. Il presidente della Chiesa metodista d’Irlanda, reverendo Ian Henderson, esprime la sua preoccupazione soprattutto per i bambini e le famiglie che vivono in povertà. Il Paese ha “i più alti livelli di povertà infantile in Europa e due volte quella di qualsiasi altra parte del Regno Unito”. Sono 40.000 i bambini in Irlanda del Nord che vivono in condizioni gravi di povertà infantile e “molti di questi bambini potrebbero essere ulteriormente svantaggiati da queste riforme. Questo è semplicemente inaccettabile”. Il card. Seán Brady, primate della Chiesa cattolica in Irlanda, ha affermato: “Oggi ci siamo uniti come leader delle Chiese cristiane per chiedere un futuro condiviso che sia anche un futuro migliore, non uno che spinge ancora più indietro l’Irlanda del Nord come la regione più povera del Regno Unito! Siamo in una fase critica per l’Irlanda del Nord. Abbiamo bisogno di investimenti per la pace, per la stabilità e la crescita economica, non misure che lasciano decine di migliaia di nostri giovani senza speranza in un futuro migliore”. Kek: monito ai capi di Stato Ue su crisi economicaAi leader europei riuniti a Bruxelles le Chiese cristiane d’Europa hanno chiesto di adottare “misure efficaci che siano all’altezza del problema e che mettano i bisogni della gente al centro della soluzione”. Con un comunicato, la Conferenza delle Chiese europee (Kek) che riunisce 125 Chiese delle tradizioni ortodosse, anglicana e protestante, si è rivolta ai capi di Stato e di governo europei, manifestando una preoccupazione: “L’Unione europea si trova oggi ad affrontare la crisi più significativa ed esistenziale da quando è nata. Se la crisi finanziaria ed economica non può essere efficacemente risolta con un’azione concertata degli Stati membri dell’Unione europea, la stessa Unione è in gioco”. “È quanto mai chiaro – si legge nel testo – che gli Stati non possono continuare a vivere a scapito degli altri e delle future generazioni producendo debito ed è altresì evidente che la riduzione del debito attuale non può essere raggiunta soltanto con misure di austerità che colpiscono le persone già vulnerabili nelle nostre società – le comunità di migranti, i giovani e gli anziani, i sottostipendiati e i disoccupati. La voce del popolo che protesta per le strade in tanti Paesi europei ha bisogno di essere ascoltata. Il modello sociale europeo, apprezzato in molte occasioni prima, deve dimostrare la sua vitalità soprattutto in momenti di crisi. Nella ricerca di soluzioni alla crisi attuale, i leader politici europei dovranno tenere in equilibrio valori come responsabilità e solidarietà, su cui è fondata l’integrazione europea. E se i Paesi indebitati dovranno essere responsabili, in una situazione di crisi la solidarietà deve prevalere. Nel medio termine, nessuna soluzione sostenibile può essere trovata senza una governance economica più coerente, una più stretta vigilanza politica sui mercati finanziari e senza andare verso una vera e propria Unione fiscale”.