BENEDETTO XVI
È testimonianza viva della presenza di Dio nel mondo
"Con la sua preghiera, Gesù vuole condurre alla fede, alla fiducia totale in Dio e nella sua volontà", e vuole mostrare che Dio "è il Dio della Vita, il Dio che porta speranza ed è capace di rovesciare le situazioni umanamente impossibili". Lo ha detto il Papa, nella catechesi dell’udienza generale di oggi, dedicata alla "preghiera di Gesù legata alla sua prodigiosa azione guaritrice" (clicca qui). "La preghiera fiduciosa di un credente ha proseguito Benedetto XVI è una testimonianza viva di questa presenza di Dio nel mondo, del suo interessarsi all’uomo, del suo agire per realizzare il suo piano di salvezza". In questa prospettiva, per il Santo Padre, "ciascuno di noi è chiamato a comprendere che nella preghiera di domanda al Signore non dobbiamo attenderci un compimento immediato di ciò che chiediamo, della nostra volontà, ma affidarci piuttosto alla volontà del Padre, leggendo ogni evento nella prospettiva della sua gloria, del suo disegno di amore, spesso misterioso ai nostri occhi". Per questo, ha ammonito il Papa, "nella nostra preghiera, domanda, lode e ringraziamento dovrebbero fondersi assieme, anche quando ci sembra che Dio non risponda alle nostre concrete attese", poiché "l’abbandonarsi all’amore di Dio, che ci precede e ci accompagna sempre, è uno degli atteggiamenti di fondo del nostro dialogo con Lui".
Due preghiere. Le due preghiere di Gesù, che accompagnano la guarigione del sordomuto e la risurrezione di Lazzaro ha spiegato il Papa rivelano che "il profondo legame tra l’amore a Dio e l’amore al prossimo deve entrare anche nella nostra preghiera". "In Gesù, vero Dio e vero uomo", infatti, "l’attenzione verso l’altro, specialmente se bisognoso e sofferente, il commuoversi davanti al dolore di una famiglia amica, lo portano a rivolgersi al Padre, in quella relazione fondamentale che guida tutta la sua vita. Ma anche viceversa: la comunione con il Padre, il dialogo costante con Lui, spinge Gesù ad essere attento in modo unico alle situazioni concrete dell’uomo per portarvi la consolazione e l’amore di Dio". Nell’episodio del sordomuto, Gesù, "al momento della guarigione, cerca direttamente il suo rapporto con il Padre", e in lui "si rende presente l’agire benefico e sanante di Dio". Nel racconto della risurrezione di Lazzaro, "s’intrecciano, da una parte, il legame di Gesù con un amico e con la sua sofferenza e, dall’altra, la relazione filiale che ha con il Padre". Inoltre, "è ripetutamente ricordata l’amicizia con lui, come pure con le sorelle Marta e Maria", che "si manifesta nella commozione profonda di Gesù alla vista del dolore di Marta e Maria e di tutti gli amici di Lazzaro e sfocia nello scoppio di pianto così profondamente umano nell’avvicinarsi alla tomba".
Gesti singolari. Nell’episodio evangelico della guarigione del sordomuto, "Gesù vuole che la guarigione avvenga in disparte, lontano dalla folla", ha fatto notare il Papa, sottolineando che "ciò non sembra dovuto soltanto al fatto che il miracolo deve essere tenuto nascosto alla gente per evitare che si formino interpretazioni limitative o distorte della persona di Gesù. La scelta di portare il malato in disparte fa sì che, al momento della guarigione, Gesù e il sordomuto si trovino da soli, avvicinati in una singolare relazione. Con un gesto, il Signore tocca le orecchie e la lingua del malato, ossia le sedi specifiche della sua infermità. L’intensità dell’attenzione di Gesù si manifesta anche nei tratti insoliti della guarigione: Egli impiega le proprie dita e, persino, la propria saliva". In sintesi, "nell’azione guaritrice di Gesù entra in modo chiaro la preghiera, con il suo sguardo verso il cielo. La forza che ha sanato il sordomuto è certamente provocata dalla compassione per lui, ma proviene dal ricorso al Padre".
Amicizia e paternità. Nel racconto giovanneo della risurrezione di Lazzaro, secondo Benedetto XVI, "questa stessa dinamica è testimoniata con un’evidenza ancora maggiore", poiché il "legame di amicizia, la partecipazione e la commozione di Gesù davanti al dolore dei parenti e conoscenti di Lazzaro, si collega, in tutto il racconto, con un continuo e intenso rapporto con il Padre". Fin dall’inizio, inoltre, "l’avvenimento è letto da Gesù in relazione con la propria identità e missione e con la glorificazione che Lo attende. Il momento della preghiera esplicita di Gesù al Padre davanti alla tomba, è lo sbocco naturale di tutta la vicenda, tesa su questo doppio registro dell’amicizia con Lazzaro e del rapporto filiale con Dio". "Gesù non ha lasciato neanche per un istante la preghiera di domanda per la vita di Lazzaro", ha sottolineato il Papa: "Questa preghiera continua, anzi, ha rafforzato il legame con l’amico e, contemporaneamente, ha confermato la decisione di Gesù di rimanere in comunione con la volontà del Padre, con il suo piano di amore, nel quale la malattia e la morte di Lazzaro vanno considerate come luogo in cui si manifesta la gloria di Dio".
Allargare il cuore. Il "Catechismo della Chiesa Cattolica" commenta così la preghiera di Gesù nel racconto della risurrezione di Lazzaro: "Il Donatore è più prezioso del dono". Ciò significa, ha spiegato il Papa, che "anche per noi, al di là di ciò che Dio ci dona quando lo invochiamo, il dono più grande che può darci è la sua amicizia, la sua presenza, il suo amore. Lui è il tesoro prezioso da chiedere e custodire sempre". "La nostra preghiera apre la porta a Dio le parole finali del Pontefice che c’insegna ad uscire costantemente da noi stessi per essere capaci di farci vicini agli altri, specialmente nei momenti di prova, per portare loro consolazione, speranza e luce". Di qui l’auspicio che "il Signore ci conceda di essere capaci di una preghiera sempre più intensa, per rafforzare il nostro rapporto personale con Dio Padre, allargare il nostro cuore alle necessità di chi ci sta accanto e sentire la bellezza di essere ‘figli nel Figlio’ insieme con tanti fratelli".