PIEMONTE
Riassetto della sanità all’insegna del risparmio
Il riassetto della sanità piemontese sarà all’insegna del risparmio. Il testo del nuovo Piano socio sanitario regionale (Pssr), valido per il periodo 2011-2015, è stato approvato dalla Giunta il 25 ottobre scorso. Nelle scorse settimane si sono tenute le consultazioni in ogni provincia del Piemonte. E in questi giorni il documento è approdato in Consiglio regionale, dove dovrebbe essere ratificato entro fine anno.Il riordino. Il nuovo Pssr prevede la riduzione delle Aziende sanitarie locali da 13 a 11 e la separazione degli ospedali dal territorio. In sostanza, i presidi ospedalieri territoriali saranno scorporati dalle Asl e passeranno sotto il controllo delle Aziende ospedaliere, ridotte a loro volta da 8 a 6. Alle Asl spetterà il compito di prestare i servizi ai cittadini, gestire l’assistenza e acquistare le prestazioni sanitarie dalle 6 reti ospedaliere regionali che raggrupperanno tutte le 54 strutture sanitarie piemontesi, ad alta complessità, “cardine” e territoriali. La razionalizzazione tocca anche gli aspetti logistici, come la soppressione degli attuali 104 magazzini che confluiranno tutti in un’unica sede. Dalla riorganizzazione, stimano gli estensori del Piano, si conta di risparmiare dai 200 ai 300 milioni di euro l’anno. Il nodo delle risorse. Le difficoltà finanziarie della Regione Piemonte non consentono più di far fronte al costante aumento dei costi del sistema sanitario regionale, che ogni anno crescono del 5,6%. Finora la Regione aggiungeva di tasca propria circa 400 milioni di euro agli stanziamenti statali, pari a 8 miliardi di euro l’anno. D’ora in poi non sarà più possibile. L’obiettivo finale dell’amministrazione regionale è di riequilibrare le spese con le risorse disponibili. I risparmi ottenuti serviranno anche per costituire un nuovo fondo regionale per la non autosufficienza, dopo il venir meno degli stanziamenti nazionali su questo fronte.La persona al centro. La discussione sul nuovo Piano socio sanitario regionale è stata al centro del seminario di approfondimento promosso dalla Consulta regionale per la pastorale della salute della Conferenza episcopale piemontese (Cep), lunedì 12 dicembre. “Mi auguro – ha detto mons. Cesare Nosiglia, presidente della Cep e arcivescovo di Torino – che il problema venga affrontato non solo sul piano dei servizi, ma prima ancora su quello di una cultura che metta sempre la persona al centro, quale tesoro prezioso e soggetto di diritti inalienabili e universali”. L’arcivescovo ha quindi fatto appello affinché “i programmi delle politiche sociali degli enti locali” tengano conto delle “esigenze di tutte le componenti di questo delicato settore”, a cominciare dai malati e dalle loro famiglie, che devono essere oggetto della “massima cura e del più ampio coinvolgimento”.Priorità alla cura. La Consulta regionale per la pastorale della salute ha presentato un documento di riflessione sul nuovo Pssr, che indica alcune priorità: la centralità della persona umana; l’umanizzazione della cura, che deve passare “dall’approccio ‘guarigione della malattia’ al ‘prendersi cura di tutta la persona’”; un’organizzazione della sanità e dell’assistenza “che sappia coniugare efficienza e qualità, giustizia e solidarietà, impedendo che l’ammalato sia lasciato a se stesso o alla cura dei soli familiari”; il ruolo delle strutture “accreditate non profit”. “Sono questi i principi che devono ispirare un Piano sanitario – spiega don Marco Brunetti, incaricato regionale per la pastorale della salute -. L’obiettivo del servizio sanitario resta la tutela della salute delle persone, mentre il problema delle risorse economiche, pure importante, passa in secondo piano. Le politiche socio-sanitarie regionali devono essere centrate non solo a partire dal pareggio di bilancio, ma proprio dalla salvaguardia e dalla cura della salute integrale delle persone”. Certo, aggiunge don Brunetti, “gli sprechi vanno colpiti, ma l’utilizzo di personale e risorse dev’essere fatto in un’ottica di razionalizzazione e non di razionamento”. Oltre agli aspetti organizzativi, secondo la Consulta regionale, è quindi importante concentrare maggiore attenzione al volontariato, al ruolo della famiglia, alla tutela della vita e dei più deboli.Più sociale. In quest’ottica, “il volontariato ha molta importanza perché è vicino al malato e alle famiglie e quindi sa meglio descrivere le situazioni di difficoltà – chiarisce Annalia Giliberti, presidente del Forum regionale del volontariato -. Per queste ragioni è importante che le associazioni di volontariato siano coinvolte attivamente nella programmazione sanitaria”. Secondo Maria Grazia Breda, del Coordinamento sanità e assistenza di Torino, “è fondamentale che gli aspetti socio-sanitari siano coniugati con gli interventi socio-assistenziali, cercando modalità meno costose rispetto all’ospedalizzazione, come le cure domiciliari, che ancora aspettano di essere regolate da una legge regionale”.a cura di Gabriele Guccione – Torino(14 dicembre 2011)