UE E RIFORME SOCIALI

Più unità e meno tagli

Coesione e sviluppo demografico per uscire dalla crisi

Unire le forze e impedire i tagli al Fondo sociale europeo. Questo l’appello lanciato nel corso del Joint Parlamentary Meeting, sul tema “Coesione sociale e sviluppo demografico in un’Europa sostenibile”, che si è tenuto lo scorso 5 e 6 dicembre al Parlamento europeo di Bruxelles. Durante la riunione congiunta dei membri dei parlamenti nazionali degli Stati membri Ue e degli eurodeputati, co-presieduta dal presidente dell’Europarlamento Jerzy Buzek e dai presidenti dei Sejm e del Senato polacco, Ewa Kopacz e Bogdan Borusewicz, molte le tematiche sociali trattate. Ewa Kopacz ha sottolineato il dovere, da parte dell’Ue e degli Stati, di assumere decisioni responsabili e solidali per quanto riguarda la coesione sociale e lo sviluppo demografico. “Se l’Europa vuole raggiungere gli obiettivi prefissati – ha messo in risalto la relatrice – e riprendere il cammino dello sviluppo sostenibile, è necessario dare uno sguardo più da vicino all’evoluzione della società europea”. È per questo motivo che, secondo Jerzy Buzek, “la crisi potrebbe essere proprio il momento giusto per portare a termine le riforme in ambito sociale”. Sistema pensionistico. Le nuove generazioni vivono più a lungo e per questo motivo occorre pensare a un coinvolgimento maggiore degli anziani nelle politiche di coesione. Dal dibattito è emerso come sia necessario prolungare l’età pensionabile in tutti i Paesi membri e inoltre porre le condizioni per permettere a chi lo vorrà di continuare a lavorare nel rispetto della legge. Il problema, che però interessa tanto gli anziani quanto i giovani, è la mancanza di posti di lavoro. E se entrambi si trovano a concorrere per le stesse posizioni, il rischio è quello di innescare una guerra generazionale. Andrzej Czerwinski, vice presidente della Commissione economica del Sejm polacco, ha ribadito più volte che questa eventualità potrà essere sventata solo se si realizzerà un rapporto di solidarietà tra le generazioni e se si supereranno certi stereotipi: gli anziani che lavorano più a lungo non mettono a repentaglio il futuro dei giovani, anzi, in questo modo ricevono meno contributi e quindi hanno un peso economico minore sulla società. Inoltre “l’attivazione degli anziani” rappresenta una risorsa importante per il mondo del lavoro anche dal punto di vista della formazione. Sulla base di alcune ricerche svolte in Europa, coloro che hanno maturato gli anni per la pensione, hanno una formazione elevata e godono di buone condizioni di salute, quindi possono ricoprire sia un ruolo di guida per i giovani che entrano nel mondo del lavoro, che di consulenti per le aziende.Istruzione. Occorre investire maggiormente nella formazione dei giovani, ma anche degli anziani, attraverso progetti mirati e borse di studio, favorendo la mobilità tra i Paesi membri. L’eurodeputata dei Popolari Danuta Jazlowiecka ha infatti sottolineato che “il 17% dei cittadini è favorevole alla mobilità professionale, ma solo il 2% di loro è poi in realtà effettivamente disposto a lasciare il proprio Paese”. Per mutare questa tendenza occorre, come ha ribadito Jean Louis Lorrain, del Senato francese, “garantire quanto prima l’equipollenza dei titoli di studio”. L’europarlamentare del gruppo Socialisti e democratici Pervenche Berès, ha lanciato un monito chiaro. “Nell’attuale situazione di emergenza, per affrontare le problematiche finanziarie connesse al debito sovrano, molti dei fondi sociali europei a sostegno della formazione e istruzione sono seriamente a rischio”. Di fronte a tale minaccia Mieczyslaw Augustyn, del Senato polacco, ha ribadito che è importante fare fronte comune per contenere la spesa pubblica, ma è importante anche mantenere i finanziamenti alle politiche sociali, attraverso un monitoraggio constante e puntuale, prediligendo un’ottica di priorità e di efficienza.Pari opportunità. Assistiamo a una diminuzione constante del tasso di natalità, questo perché mancano politiche di sostegno alle donne che decidono di avere un figlio senza dovere, però, rinunciare alla carriera. L’eurodeputata liberaldemocratica, Gesine Meissner, ha evidenziato che attualmente nel Parlamento europeo “si sta lavorando per garantire a tutte le donne venti settimane di maternità a pieno salario” (o con una leggera diminuzione). Questo presuppone però un “cambiamento di mentalità” da parte dei datori di lavoro, ma anche degli uomini ai quali vanno garantiti ugualmente congedi di paternità per assistere la donna nella crescita dei figli. Essenziale, inoltre, porre la donna nella condizione di rientrare nel mondo del lavoro allo scadere delle settimane di congedo ed è per questo che vanno potenziate le infrastrutture, come gli asili nido. Nella due giorni di dibattiti e di confronti tutte le forze politiche hanno evidenziato l’esigenza di rimanere unite nella difesa del Fondo sociale europeo. Tutti devono sentirsi coinvolti poiché “le decisioni che verranno prese oggi avranno un effetto sulla competitività e coesione europea di domani” ha evidenziato Augustyn che, citando un famoso giornalista polacco, ha ribadito: “L’Europa non sta vivendo una crisi, ma un risultato, dato dalle notevoli negligenze del passato. Ora occorre guardare al futuro ed essere lungimiranti”.