EMILIA ROMAGNA
Una visione unitaria per far fronte alla crisi
Lavoro, imprese, credito, relazioni industriali, legalità, ma soprattutto occupazione delle nuove generazioni. È questo il cuore del “Patto regionale per la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva” siglato recentemente tra la Regione Emilia Romagna, l’Upi (Unione delle province italiane), l’Anci (Associazione nazionale comuni italiani), l’Uncem (Unione nazionale comuni comunità enti montani) e la Lega autonomie, l’Unioncamere, le associazioni imprenditoriali, le organizzazioni sindacali regionali e i rappresentanti del Terzo settore.Una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. “La scelta di queste parole – spiega Gianni Pedrazzini, segretario della Cisl Emilia Romagna con delega alla sicurezza sul lavoro – s’ispira alle indicazioni del programma per la crescita di tutti gli Stati membri ‘Europa 2020’, che propone tre priorità, che si rafforzano a vicenda, per il miglioramento della qualità della vita delle persone: una crescita intelligente, ovvero sviluppare un’economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione; una crescita sostenibile, cioè promuovere un’economia più efficiente sotto il profilo ambientale, delle risorse, più verde e pertanto più competitiva; una crescita inclusiva, ossia promuovere un’economia con un alto tasso di occupazione che favorisca la coesione sociale e territoriale”. L’intento, continua Pedrazzini, è quello di “gettare le basi di un nuovo patto sociale fatto di credibilità, trasparenza ed efficienza delle istituzioni e della pubblica amministrazione, riconoscimento del valore del lavoro e dell’impresa, responsabilità sociale dell’impresa e dei servizi pubblici locali, partecipazione dei lavoratori, riduzione delle disuguaglianze, promozione dei diritti universali e mobilità sociale fondata sul merito e sulle pari opportunità, legalità e sicurezza, tutte condizioni fondamentali per lo sviluppo economico e la coesione sociale”. “La dimensione politica del Patto mira al bene comune ed è questo che ha convinto il nostro sindacato a siglare l’accordo”, evidenzia il sindacalista.Visione unitaria. “Il nuovo accordo, nei fatti, oltrepassa il precedente ‘Patto per attraversare la crisi’, coniugando per la prima volta interventi legati all’economia di mercato con il tema del welfare, inteso come fattore produttivo di benessere”, sottolinea il portavoce regionale del Forum Terzo settore, Giovanni Melli. “L’elemento d’innovazione sta nella visione ampia e integrata delle politiche, che intreccia l’economia tradizionale, di mercato con l’economia sociale, valorizzando il capitale sociale della nostra Regione”. “Il documento recepisce, infatti – prosegue Melli -, le istanze proposte dal Forum valorizzando il ruolo dell’economia sociale quale fattore fondamentale per lo sviluppo del capitale sociale e riferimento essenziale per la coesione della comunità. La qualità e la diffusione dei saperi, la coesione sociale, il capitale sociale e relazionale sono fattori di competitività e attrattività del territorio emiliano romagnolo. Per mantenerli e farli progredire occorre coltivarli sostenendo l’economia sociale, la sua capacità di produrre, accanto al valore economico, meccanismi generativi d’innovazione, beni relazionali, valori culturali e comportamenti partecipativi”. Tra le priorità dell’accordo anche la promozione della legalità e di un’economia sana, con la lotta all’evasione e alle infiltrazioni; il sostegno a nuove e proficue relazioni industriali; investimenti nel sapere e nelle competenze, soprattutto dei giovani, con incentivi sul versante occupazionale; azioni mirate ad aumentare l’occupazione femminile e a favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. “Una visione unitaria, dunque, fondamentale per far fronte alla crisi economica e sociale che ancora stiamo attraversando”, sostiene Melli.Condividere il senso di responsabilità. Due sono gli aspetti che sottolinea il presidente di Unioncamere Emilia Romagna, Carlo Alberto Roncarati. In primo luogo “l’adesione alle premesse, ispirate dall’idea che senza un rilancio del processo d’integrazione europea non si potrà superare la sfiducia dei mercati verso l’euro”. In secondo luogo, “ci ha spinto a sottoscrivere il Patto la consapevolezza che la leale collaborazione fra le istituzioni è la condizione per elevare l’efficienza e l’efficacia degli interventi pubblici e per coagulare un’ampia coalizione finalizzata a valorizzare le potenzialità del territorio regionale”. Alla domanda se si potesse migliorare qualcosa il presidente Roncarati risponde: “Il Patto va considerato un punto di partenza. La sua valenza strategica risiede soprattutto sul metodo adottato e sull’impegno a monitorare, attraverso tavoli tecnici, il grado di conseguimento dei risultati. Le istituzioni e le forze sociali dell’Emilia Romagna mandano al Paese, in questi giorni così difficili, un messaggio di unità per perseguire obiettivi comuni. Sarebbe stato auspicabile concordare su alcuni aspetti formulazioni maggiormente impegnative, ma tutti hanno dovuto sacrificare qualcosa in nome delle ragioni dell’unità”.a cura di Lucia Truzzi(14 dicembre 2011)