CHIESA ED EUROPA (18)
Interviste con i vescovi Comece: mons. Mario Grech (Malta)
Con l’intervista a mons. Mario Grech, vescovo di Gozo (Malta), prosegue lo speciale di SIR Europa dedicato alle riflessioni dei vescovi europei sul processo d’integrazione europea e sul pensiero della Chiesa sulla casa comune europea (cfr SIR Europa 62-63-64-65-66-67-69-71-75-76-77-78-79-82-83).Quale opinione e quali aspettative hanno i cattolici del suo Paese nei confronti dell’Ue?“L’opinione corrente tra i cattolici praticanti è sfumata. Mentre l’opinione generale è che l’adesione all’Ue sia una buona cosa, molti credono che l’anima dell’Europa sia sotto attacco da parte di una serie di lobby laiciste europee, che avrebbero intenzione, se potessero, di emarginare la dimensione cristiana dell’anima europea. Ciò solleva alcuni timori. Un’opinione che sta guadagnando terreno è che, se ben calibrati, questi timori possono essere visti come sfide. Noi cattolici maltesi sentiamo che dobbiamo difendere quei valori che le direttive e la legislazione dell’Unione europea, a volte, sembrano minacciare. Le aspettative dei cattolici di Malta sono sostanzialmente le stesse di quelle della società maltese in generale. Da parte dell’Unione europea ci si attende che venga sostenuto lo sforzo di Malta per migliorare il tenore di vita e di lavoro in modo tale che nessuno sia lasciato fuori; ci aspettiamo un maggiore rispetto per quei diritti personali e sociali che abbiamo acquisito nel corso degli ultimi due secoli e dei quali ora godiamo; ci aspettiamo di avere la libertà di tenerci stretto il nostro patrimonio religioso e di trasmetterlo alle generazioni future, e allo stesso tempo migliorare l’interazione crescente e positiva con le espressioni della diversità religiosa e civile, e così via. D’altra parte, vogliamo anche essere in grado di offrire il nostro peculiare – anche se piccolo – contributo per l’Europa”.L’opinione pubblica si basa su informazioni corrette: pensa che, nella vostra realtà, ci siano informazioni adeguate sulle istituzioni dell’Ue e sulle Chiese europee?“Credo che le informazioni sull’Unione europea siano ampiamente disponibili al pubblico maltese. L’Ue è costantemente presente sotto forma di servizi di giornalisti ed editorialisti nella maggior parte dei media locali, e le questioni legate alla fede cattolica godono di un congruo e consistente sostegno. La Commissione istituita dalla Conferenza episcopale maltese nel 1993, in vista dell’eventuale adesione di Malta all’Unione europea, svolge attualmente un ruolo di consulenza al quale io e i miei colleghi possiamo appoggiarci per quanto riguarda alcune questioni che di volta in volta possono influire sulla vita della Chiesa cattolica in Europa, e naturalmente anche Malta. Alcuni dibattiti recenti ci hanno visto affrontare questioni relative alla discriminazione sul posto di lavoro, alla conservazione della domenica come giorno di riposo nel mercato del lavoro europeo e nelle agende culturali, nonché questioni relative alle condizioni di lavoro soprattutto per quanto riguarda le donne, il diritto alla vita e l’importanza dell’etica nelle biotecnologie, i diritti della famiglia e numerose altre questioni. C’è naturalmente sempre un margine di miglioramento nel fornire al pubblico maggiori e migliori informazioni sul lavoro delle Chiese in Europa”.Quale contributo può dare all’Europa la Chiesa del suo Paese? “La Chiesa a Malta può e deve dare il proprio contributo all’Unione europea. Posso però dire, con soddisfazione, che i membri cattolici sia del Parlamento europeo che del Consiglio d’Europa, appartenenti a entrambi i principali partiti politici di Malta, così come altri attivisti laici, offrono il loro contributo. Un altro modo di contribuire all’Ue consiste nella promozione della cultura cristiana. C’è ancora molto che può essere fatto attraverso questa modalità di rafforzare l’anima cristiana dell’Europa, e Malta ha molto da dare. La Chiesa cattolica nel mio Paese è anche in prima linea nella crisi dell’immigrazione, che ha ripetutamente colpito i fianchi meridionali dell’Europa nell’ultimo decennio. Le sue agenzie, in collaborazione con il governo di Malta e diversi ordini religiosi, soprattutto i gesuiti, stanno contribuendo alla difesa della dignità e dei diritti degli immigrati. La Chiesa nel mio Paese è stata in prima linea fra le Chiese europee per questo aspetto”.Cosa pensa del lavoro svolto finora dalle Chiese europee nell’Ue?“Quando si parla di ‘Chiese europee’ vengono incluse le diverse confessioni della Riforma, predominanti in molti Paesi del nord Europa, così come le Chiese dell’Ortodossia orientale che, direi per fortuna, stanno ora acquisendo una maggiore visibilità ed efficacia negli affari dell’Unione. Le Chiese europee, e la Chiesa cattolica in particolare, hanno fatto molto per contrastare i ripetuti tentativi di una secolarizzazione indiscriminata delle leggi e dei costumi europei. Se non fosse per il lavoro che è stato compiuto dalle Chiese europee l’Ue oggi sarebbe meno libera, meno tollerante delle diversità nella pubblica piazza, meno rispettosa del diritto alla libertà di coscienza, meno aperta al dialogo con l’Islam e con le altre religioni non cristiane, meno attenta ai rifugiati e agli immigrati disperati, meno attenta alle dimensioni umane”.