POLITICHE SOCIALI

Quale welfare

Un Rapporto del Forum terzo settore con dati, analisi e richieste

In Italia solo il fondo nazionale per le politiche sociali è sceso dai 697,6 milioni di euro del 2008 ai 218 milioni nel 2011. La riduzione della spesa tra il 2012 e il 2013 oscillerà tra il 12,7% e il 13,5%. E dal prossimo anno la situazione peggiorerà per mancanza di risorse. Per dire "no" ad ulteriori tagli all’assistenza e al disegno di legge, del precedente governo, di delega sulla riforma fiscale e assistenziale si è riunito ieri pomeriggio a Roma il Forum del Terzo settore, che ha presentato al neo-sottosegretario Maria Cecilia Guerra, del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, un accurato Rapporto con dati e analisi su "Il welfare di domani? La delega assistenziale e il futuro delle politiche sociali in Italia".

Le richieste del Terzo settore. "Sono anni che assistiamo ad un approccio generico sulle grandi questioni sociali del Paese – ha affermato Andrea Olivero, portavoce del Forum del Terzo settore -. Non possiamo accettare che si continui a fare cassa in un settore già fortemente sotto finanziato. Sappiamo che ora la priorità del nuovo governo è la tenuta dei conti pubblici, ma allo stesso tempo non dobbiamo dimenticare la pari rilevanza della tenuta della coesione sociale". Olivero ha chiesto di "avviare una stagione di riforme con un vera concertazione sociale basata su nuove regole, non su trattative con le lobby come in passato, perché i tagli in questo settore si ripercuotono sulla povera gente". In una fase di "grande trasformazione del Paese e di grave emergenza economica e sociale", ha chiesto al nuovo governo, in particolare, di "prendere una posizione sulla delega e su alcuni temi ineludibili che essa pone ma sui quali non fornisce gli strumenti necessari per affrontarli quali i criteri di accesso, la lotta alla povertà, la crisi dei servizi, il ruolo delle prestazioni monetarie e altri ancora". Come Forum del Terzo settore si dicono pronti a partecipare ad un tavolo di confronto con le parti sociali e le istituzioni "per dare il nostro contributo affinché si trovino soluzioni alternative sostenibili sia sotto il profilo economico che su quello sociale".

La ricerca. La ricerca nel dettaglio, frutto di un lavoro di gruppo, è stata illustrata da Cristiano Gori, docente di politica sociale all’Università Cattolica di Milano. Gori ha paragonato le politiche sociali italiane con quelle di altri Paesi europei, soprattutto in materia di persone anziane non autosufficienti e disabili, povertà assolute e servizi all’infanzia. "Solo l’Italia e la Grecia – ha fatto notare – negli ultimi 15 anni non hanno fatto le riforme strutturali necessarie". La spesa pubblica italiana per il welfare, ad esempio, "in percentuale del Pil, nel 2008 era più alta del 38% della media Ue a 15 nel settore delle pensioni; sostanzialmente uguale sul totale del welfare; un po’ più bassa nel capitolo sanità (-10%), e nettamente più carente nei settori della non autosufficienza (-31% rispetto a Ue), della famiglia e maternità (-61%) e della povertà (-75%)".

La risposta delle istituzioni. Numerosi membri del Forum hanno esposto le loro richieste al sottosegretario Maria Cecilia Guerra, che li ha ascoltati con attenzione fino al termine dell’incontro. Pur precisando di non poter ancora prendere impegni a nome del nuovo governo, "perché ancora in fase organizzativa interna", ha replicato: "È assolutamente impensabile ritenere che ci sia spazio per una riduzione del finanziamento complessivo alle politiche sociali. Per la parte sociale la delega presenta un elemento di indeterminatezza che va chiarito e superato. Ci sono problemi che condivido, allora è necessario capire dove prendere nuove risorse e utilizzare meglio quelle a disposizione". Il sottosegretario, alla sua prima uscita pubblica, si è detta d’accordo per la riforma di un istituto come l’Isee, lo strumento di misurazione del reddito al momento della richiesta dell’indennità di accompagnamento per le persone non autosufficienti: "Si tratta di un intervento importante, anche per chiarire che si tratta di uno strumento di misura ma non dello strumento di politica sociale". Ha poi criticato l’abuso "semantico, culturale e lessicale su alcuni termini, come ‘falsi invalidi’", perché "danno l’idea di un settore in cui ci sono solo abusi e sprechi". "Preferisco parlare di politiche sociali e di persone come cittadini – ha precisato -. Il coinvolgimento degli attori di Terzo settore è importante per riprendere il discorso con Regioni e Comuni perché bisogna ripensare al Welfare dei servizi". Anche Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati dove si è svolto l’incontro (a Palazzo S.Macuto), ha inviato un messaggio al Forum: "Sono certo che dalla vostra presentazione potranno emergere importanti spunti di riflessione sulle modalità attraverso le quali procedere a una riforma delle politiche sociali che abbia l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita di tutti i cittadini".