PAPA A REBIBBIA
Una visita che segue quelle di Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II
La visita natalizia del Papa presso i luoghi di sofferenza, è stata motivata quest’anno dalla gravità della situazione delle persone detenute nelle carceri. Sono 206 gli istituti di pena diffusi sul territorio nazionale. La popolazione carceraria conta 68.047 detenuti, di cui 24.600 stranieri, a fronte di una capienza regolamentare di 45.636 (dati del Ministero di giustizia, al 30 novembre 2011). Dall’inizio dell’anno sono stati almeno 61 i detenuti che si sono tolti la vita in cella. "La visita del Papa è un segno importante che viene dal mondo ecclesiale. La scelta di incontrare la realtà difficile e dolente del carcere si pone come invito a tutti i credenti e a tutti gli uomini di buona volontà a non dimenticare quelle persone che, se anche temporaneamente allontanate dalla società libera, sono in attesa di rientrare pienamente e definitivamente in essa". Lo ha detto oggi al SIR Luisa Prodi, presidente del Coordinamento enti e associazioni di volontariato penitenziario (Seac), alla vigilia dell’incontro di domani di Benedetto XVI con i detenuti del carcere romano di Rebibbia.
Decreto "svuota carceri". Commentando il decreto "svuota carceri", un pacchetto di misure contro il sovraffollamento negli istituti di pena del Paese, il presidente del Seac ha ammesso che "qualcosa si sta muovendo anche nel mondo della politica. Ma non basta. Perché se da una parte va bene far uscire i detenuti che vivono in condizioni inammissibili di sovraffollamento, dall’altra è necessario accompagnarli anche fuori dal penitenziario per un corretto reinserimento nella società". "Se ciò non avviene ha messo in guardia Prodi – si rischia di fare un danno a queste persone che possono cadere nella recidività. È necessario, quindi, un reinserimento che inizi già da dentro il carcere, attraverso cooperative che si occupano di formazione lavorativa". Per la volontaria occorre infine che "da parte delle istituzioni, ma anche dalla collettività ci sia una maggiore attenzione a coloro che escono dal carcere". In questo senso, ha concluso, l’azione educativa richiamata più volte dalla Chiesa può "fare molto". In una lettera inviata al Pontefice a nome di tutti i volontari del Seac, Luisa Prodi afferma infatti di essere convinta che la visita del Papa porterà la questione carceraria al "centro dell’attenzione pubblica e sarà certamente di sprone ai governanti e alla classe politica affinché siano presi in tempi rapidi provvedimenti che rendano più umane le condizioni di vita nei penitenziari. La grazia e la salvezza diventeranno visibili e credibili solo se accompagnate da gesti concreti: dalla capacità di ascolto e attenzione dei detenuti e dei loro familiari, dalla creazione di opportunità effettive di reinserimento sociale, da scelte politiche che mettano fine alla situazione di disprezzo dei diritti e di offesa per la dignità umana che troppo spesso affligge il nostro sistema penitenziario".
SCHEDA
La visita di domani di Benedetto XVI continua la consuetudine inaugurata da Giovanni XXIII, il quale per primo si recò nel carcere romano di Regina Coeli il 26 dicembre 1958. Dopo di lui anche Paolo VI visitò il carcere romano, il 9 aprile 1964. Di quella visita rimane la preghiera che egli recitò con i detenuti, il cui testo sarà riproposto domani nel cartoncino preparato dalla prefettura della Casa pontificia. Giovanni Paolo II si è recato più volte in visita nelle carceri; tra tutte, quella del 27 dicembre 1983 quando Wojtyla si recò proprio a Rebibbia dov’era già stato il 6 gennaio 1980 – per incontrare Alì Agca. A Regina Coeli invece, il papa polacco celebrò la messa giubilare del 9 luglio 2000. Lunga la lista degli istituti di pena visitati da Wojtyla in Italia e nel mondo, come Viterbo e Reggio Calabria nel 1984, Cagliari e Venezia nel 1985, Volterra nel 1989, Caltanissetta nel 1993, ma anche Cile nel 1987 e Polonia (Plock), dove il papa si recò il 7 giugno del 1991.