ABRUZZO

Dopo il carcere

Due provvedimenti per il reinserimento lavorativo dei detenuti

Sostenere l’inserimento lavorativo dei detenuti e degli ex detenuti e rafforzare le misure d’inclusione sociale per le categorie a rischio emarginazione. Questo l’obiettivo della Regione Abruzzo, nell’ambito del Progetto speciale multiasse del Fondo sociale europeo, il cui avviso è stato pubblicato sul Bollettino regionale n. 76 del 2 dicembre. L’intento del progetto, per il quale l’Unione europea ha stanziato circa 2 milioni e mezzo di euro, consiste nel potenziare i fattori soggettivi nella persona del detenuto (o ex detenuto o comunque sottoposto a provvedimento dell’autorità giudiziaria), che sono funzionali per agevolarne l’inclusione sociale e lavorativa, attraverso l’offerta degli strumenti conoscitivi, sperimentali e professionali necessari per contrastare le condizioni di discriminazione nel mercato del lavoro e assicurarne capacità competitiva, in condizioni di parità, nel sistema delle relazioni nella famiglia e nella società.Liberi di lavorare. L’intervento prevede percorsi, della durata di 400 ore e destinati a 10 allievi per corso, finalizzati a sostenere i processi di rieducazione e di reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti e degli internati rientranti nel circuito penale, quale parte integrante del programma di trattamento. In particolare l’indennità oraria di frequenza è pari a 5 euro, corrisposti dal soggetto attuatore all’allievo sulla base delle ore effettivamente frequentate. Parimenti coloro che concluderanno positivamente il corso avranno un premio di rendimento di 400 euro cadauno. Coloro che conseguiranno i migliori risultati alle prove previste per il superamento dell’esame finale di qualifica professionale riceveranno poi tre borse di studio, del valore di 2 mila euro cadauna. Due sono le tipologie d’intervento: percorsi integrati finalizzati all’acquisizione di qualifiche professionali rivolti ai detenuti negli istituti di pena in Abruzzo e all’inserimento lavorativo per i detenuti in regime di esecuzione penale esterna e per coloro che sono in fase di conclusione dei periodo di reclusione, attraverso l’erogazione di servizi di orientamento al lavoro e inserimento in contesti lavorativi in forma di work experience; percorsi integrati finalizzati al (re)inserimento socio-lavorativo per minori e giovani-adulti, di età compresa tra i 17 e i 21 anni, sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria penale. “Per la prima volta – ha dichiarato il direttore della Caritas di Pescara, don Marco Pagniello – è stato presentato un bando attento al territorio e ai suoi reali bisogni. Ciò che infatti conta è garantire ai detenuti un valido accompagnamento anche psicologico non solo dietro le sbarre”. Secondo don Marco, in passato cappellano del carcere di Pescara, è importante fare qualcosa di più per coloro che dopo anni di galera devono reinserirsi nella società. “Il progetto regionale – ha continuato – mi sembra abbia l’intuizione giusta, ma la mia speranza è che le risorse messe a disposizione vengano utilizzate per raggiungere l’obiettivo e non si perdano in questa grande rete di bisogni”. Dello stesso parere è p. Bruno Rivellino, cappellano della casa circondariale di Lanciano (Chieti), che ha sottolineato “la necessità di un valido sostegno da parte delle istituzioni per evitare che molti dopo il carcere tornino a delinquere”.Pane e solidarietà. Rientra nei piani di utilizzo dei fondi dell’Unione europea per le aree sottosviluppate destinate al sociale e ad associazioni senza scopo di lucro anche il progetto “Pane & solidarietà”. L’iniziativa, promossa dall’agenzia Cescot Abruzzo e dal Ministero della giustizia, è partita alla fine di novembre nel penitenziario di Sulmona e vede coinvolti 21 reclusi, selezionati sulla base dei loro requisiti e delle esperienze lavorative precedenti. Si tratta di persone che si trovano alla fine della loro detenzione, per cui hanno maggiori possibilità, una volta scontata la pena, di reinserirsi attivamente nel mondo del lavoro con un attestato valido, che verrà rilasciato alla fine del corso di cento ore complessive, di cui 30 teoriche e 70 pratiche. La pratica è effettuata presso i laboratori dell’Officina dei sapori di Sulmona sotto la guida dei maestri del gusto e di esperti qualificati. La panetteria “Pane & solidarietà” ha sede all’interno degli stessi locali del carcere, in cui l’attività di panificazione e vendita potrebbe continuare anche a progetto terminato, con la nascita di una cooperativa sociale che garantirà un impiego concreto e permanente ai detenuti. “La scelta di permettere a persone che ne sarebbero escluse di partecipare a un processo produttivo così basilare e universale è importante e innovativa – spiega Sergio Romice, direttore dell’Istituto penitenziario – e fa in modo che i detenuti possano apportare il loro contributo anche mentre scontano una pena che li renderebbe inattivi socialmente”.a cura di Alessandra Circi(21 dicembre 2011)