EGITTO

Natale in trepidazione

Un anno fa la strage di cristiani ad Alessandria d’Egitto

"La nostra preghiera prende spunto dalle ultime parole della Sacra Scrittura, ‘Vieni Signore Gesù’. Abbiamo bisogno della presenza del Bambino tra noi, perché davanti ad un bambino tutti abbassano le armi e nessuno ha paura, tutti sorridono e si chinano. Non ci inginocchiamo davanti a un imperatore o a un dittatore ma a un bambino che porta la pace. E l’Egitto ha bisogno di pace". Nelle parole del vescovo ausiliare del patriarcato di Alessandria dei copti, mons. Boutros Fahim Awad Hanna, c’è tutto lo spirito con cui i fedeli cristiani del Paese, "copto-cattolici e copto-ortodossi", vivranno il prossimo Natale. Le immagini degli scontri tra manifestanti ed Esercito, che hanno lasciato sul terreno molte vittime, raccontano di un Paese che stenta a progredire nel cammino verso la democrazia. La maratona elettorale che finirà soltanto nel 2012 inoltrato vede, al momento, la netta affermazione del blocco islamista formato da Salafiti e Fratelli Musulmani, con oltre il 70% dei suffragi. Un esito che non tranquillizza la minoranza cristiana e nemmeno gli strati più moderati e laici del Paese. Su tutto domina il ricordo del Capodanno di un anno fa, quando un attentato dinamitardo alla Chiesa dei Santi di Alessandria, provocò la morte di 21 persone e il ferimento di altre 97.

Eccellenza, che Natale sarà per i cristiani dell’Egitto?
"I cristiani, e i cattolici egiziani, vivranno il Natale in un clima particolare a causa della difficile situazione interna, sia dal punto di vista politico-sociale sia economico. A questo si aggiunga, poi, un’ambiguità totale fomentata dalle violenze e, in altro modo, dalle elezioni che, almeno in questa fase, hanno decretato la vittoria del blocco islamista. Manca ancora un turno di voto ma questo esito preoccupa la comunità cristiana che comincia a porsi domande sul suo futuro. L’ambiguità è presente nelle dichiarazioni di chi, tra gli islamisti, afferma che i cristiani saranno trattati alla stregua di tutti gli altri cittadini salvo poi ascoltare altri leader che, invece, vogliono che la minoranza cristiana sia sottomessa e segua la Sharia. Voci contrastanti che alimentano paura e incertezza. La conseguenza è che sono sempre di più coloro, cristiani e musulmani moderati, che si rivolgono ai consolati di diversi Paesi occidentali per chiedere informazioni sul rilascio di un visto di espatrio".

Di fronte a tanta paura e incertezza cosa fa la Chiesa?
"Come Chiesa cerchiamo l’occasione, e il Natale è una privilegiata, per ricordare ai nostri fedeli che la storia della Chiesa è stata sempre ricca di queste situazioni. I cristiani hanno sempre vissuto nelle sofferenze, Cristo stesso ce lo ricorda: ‘Chi vuole venire dietro me prenda la sua Croce’. Seguire Gesù, però, non deve essere un peso ma una grazia. La sfida è quella di vagliare la fede e la speranza nel fuoco delle difficoltà attuali. E i fedeli non si tirano indietro".

In che modo rispondono a questa sfida?
"In questo Natale stiamo registrando un aumento dei fedeli nella frequenza ai riti, alla vita comunitaria; notiamo che la nostra gente si appoggia alla fede più che in passato e questo credo sia dovuto anche al momento che stiamo vivendo. Tante parrocchie stanno promuovendo catechesi e momenti di preghiera, accompagnati da tempi di digiuno. Nella fede si cerca quella certezza e stabilità che la vita non offre e così anche la pratica religiosa ne esce rafforzata".

Un anno fa la strage di cristiani nella chiesa dei Santi ad Alessandria. Per i prossimi riti natalizi avete adottato particolari misure di sicurezza?
"La situazione non è stabile. La messa di Mezzanotte è stata anticipata di qualche ora per prudenza. A favorire la sicurezza potrebbe essere il fatto che si voterà di nuovo il 3 e 4 gennaio, quindi ci sono molti controlli in atto. Ad influire positivamente potrebbe anche essere la volontà di lasciare tranquilli i cristiani per non perdere il loro voto potenzialmente utile ai fini della vittoria. Un attentato contro la minoranza cristiana potrebbe rivelarsi controproducente a livello politico. Il popolo egiziano è sempre pronto a reagire specie nei momenti difficili. In caso di pericolo – lo abbiamo visto durante i mesi trascorsi – si formano gruppi per vigilare sulle strade, sulle cose e per proteggere la gente".

La speranza è che non ci siano nuove stragi come quella di Alessandria che ha lasciato ferite profonde nella comunità cristiana…
"Elaborare fatti del genere non è facile. Come Chiesa abbiamo cercato di fornire ai nostri fedeli anche un sostegno psicologico che li aiuti a vivere da cristiani davanti a simili tragedie. La strage di Alessandria, non dimentichiamolo, fu seguita da altri attacchi. Lungo tutto il 2011 abbiamo contato almeno altri nove gravi attentati contro la minoranza cristiana. Pensiamo alla strage dei copti che protestavano davanti alla sede della tv di Stato, lo scorso 9 ottobre, per mano dell’esercito. I cristiani sono presi di mira ma continuiamo a sperare, anche perché ci sono persone a noi vicine che ci accompagnano in questo cammino e ci esortano a rivendicare i nostri diritti di cittadini egiziani. Davanti alla prova Dio ci dona la forza di andare avanti. C’è chi va via, è vero, ma ci sono tanti egiziani, la maggioranza, che decidono di restare e costruire un Paese migliore. Un Paese pacificato, aperto e rispettoso dei diritti di tutti è quello che ci auguriamo per questo Natale".