RASSEGNA DELLE IDEE

Ritrovare lo slancio

Una riflessione di Jacques Delors sul “sogno” europeo

Un’esortazione a ritrovare lo “slancio spirituale” del progetto europeo e a respingere l’attuale “declino morale e politico”. A rivolgerla è Jacques Delors, ottavo presidente della Commissione europea (1985-1995), che lo scorso 24 novembre ha ricevuto il dottorato honoris causa dall’Institut Catholique de Paris. Nel suo discorso tenuto per l’occasione, Delors si è chiesto se “di fronte a tutte le difficoltà in cui versa l’avventura europea” il suo progetto “non venga sopraffatto dai cambiamenti radicali che stiamo vivendo”. Educare alla solidarietà. L’Occidente, ha osservato, “è sempre meno il centro del mondo, e questo provoca paure e ripiegamenti che alimentano il populismo e una forma – purtroppo diffusa – di dilagante nazionalismo”. A ciò si aggiunge l’individualismo esasperato, “favorito dal declino delle religioni, dalla società del consumo delle immagini, dal culto dell’istantaneo”. Un individualismo che “coincide con l’epoca del mercato sovrano e giudice di ogni cosa”. Per Delors, “lo spirito di competizione – certamente necessario – pervade l’intera vita economica e sociale, inquina il sistema educativo e relega nell’oblio del passato ogni progetto collettivo e portatore di senso”, a anzitutto “portatore di solidarietà”. Facendo sue parole del card. André Vingt-Trois”, lo statista afferma che “è anzitutto l’educazione alla solidarietà a costruire la pace. La costrizione può essere un mezzo necessario per accompagnare i progressi di integrazione nella società, ma non può in alcun modo sostituirla”. Essere al meglio se stessa. “Vi è una stretta relazione tra riforma sociale e rilancio del progetto europeo”, prosegue Delors. Nel nostro continente “si è sempre cercato l’equilibrio tra società e individuo, solidarietà collettiva e responsabilità individuale. Che si traduce, nella grande maggioranza dei nostri Paesi, in dialettica positiva tra le autorità pubbliche e i mercati, tra le regole comuni e l’esercizio delle libertà individuali”. Un modello “interrotto dagli eccessi del liberalismo”, ma le cui “fondamenta rimangono solide, ispirate dal giudeo-cristianesimo, dal pensiero greco e dal suo contributo alla democrazia, dal diritto romano. E successivamente dalla riforma, dall’illuminismo e dalla rivoluzione”. Per Delors occorre evitare “l’eccessivo ripiegamento dell’individuo su se stesso e il ritorno al nazionalismo dei ‘mostri freddi”. Di qui il pensiero a quell’Europa “fedele al meglio di se stessa” proposta da Vaclav Havel (ultimo presidente della Cecoslovacchia e primo presidente, fino al 2003, della Repubblica ceca, scomparso lo scorso 18 dicembre, ndr), che affermava: “La missione dell’Europa non è più e non sarà mai più governare il mondo, né diffondervi con la forza la sua rappresentazione di felicità e di bene, né inculcarvi la sua cultura… L’unica missione che le compete è essere al meglio se stessa, ossia risorgere e proiettare nella sua vita le sue migliori tradizioni spirituali contribuendo così a creare una nuova forma di convivenza a livello mondiale”.Capaci di slancio. “Vi sono stati periodi – prosegue lo statista francese – in cui si poteva parlare, secondo la linea di Vaclav Havel, del sogno europeo. Abbiamo forse bisogno di ricordare il tempo felice in cui Paesi usciti dalla dittatura aderivano alla Comunità europea e facevano esperienza di una nuova democrazia: Grecia, Spagna e Portogallo? È necessario ripetere che è stata una fortuna accogliere popoli che uscivano dalla dittatura comunista e bolscevica?”. Di qui la sottolineatura dell’influenza “esercitata dalla parola di Giovanni Paolo II su questo sviluppo” e l’invito ad essere di nuovo “capaci di slancio”. Secondo Delors occorre continuare a “unire i popoli, avvicinare le nazioni, sviluppare il loro senso di appartenenza”. Altrimenti la costruzione europea “non riuscirà, gli egoismi nazionali riprenderanno il sopravvento perché la nostra comunità non avrà conquistato quel supplemento di anima e quel radicamento popolare senza i quali ogni avventura umana è condannata al fallimento”.La bambina Speranza. “Noi europei – avverte – non siamo che a metà strada. Abbiamo lasciato la sponda della vecchia Europa minata da guerre civili e a rischio di perdere influenza per tentare di accostarci all’altra riva, quella di un’Europa potente e generosa, esemplare nelle sue modalità di organizzazione interna e di relazione. E il mondo da parte sua, si è allontanato dalla riva del dopoguerra per dirigersi in modo caotico, verso la sponda del villaggio globale. La nostra ambizione deve essere quella di dire un no definitivo al declino morale e politico, e di ritrovare la giusta bussola, ossia il vero significato dell’attività umana. Senza questo slancio spirituale non si potrà conseguire nulla di grande o di duraturo”. Per Delors “la bambina Speranza è ancora lì, con il suo tesoro di pace, comprensione reciproca e solidarietà verso tutta l’umanità”. Di qui la domanda conclusiva: “Saremo domani abbastanza numerosi e determinati per raccogliere e fare fruttificare questa Speranza?”.